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POLITICA 5 Febbraio Feb 2015 1623 05 febbraio 2015

Grecia: cosa c'è dietro alla decisione Bce

Evitare la battaglia politica. E passare il cerino all'Ue. Le mosse della Bce sulla Grecia.

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Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.

Davanti alla selva di microfoni e telecamere, parcheggiate per l'occasione sotto la torre di vetro della Bce, Yanis Varoufakis aveva spiegato che con Mario Draghi il colloquio era stato «fruttuoso».
I frutti, però, non sono stati così dolci come forse le parole del ministro delle Finanze greco potevano suggerire. La Bce, infatti, ha deciso di non accettare più i bond greci come garanzia per i finanziamenti alle banche di Atene. E le Borse sono precipitate.
Chiariamo: nulla di totalmente inatteso. E nulla che il governo greco, dopo aver proposto di uscire dal piano di assistenza della Troika, non avesse previsto.
UNA DECISIONE OBBLIGATA. La Bce non può prendere a garanzia titoli di Stato che sul mercato sono considerati spazzatura. Per la Grecia era stata fatta una deroga proprio in virtù del salvataggio del 2010 e del piano sottoscritto con i creditori Bce, Ue, Fmi. E ad Atene sapevano che ribaltare il tavolo sui debiti avrebbe necessariamente comportato la chiusura dei rubinetti.
Quello che Tsipras e il suo governo forse non si aspettavano era però una decisione così improvvisa.
Difficile avere notizie su quello che è successo nella torre di Francoforte, dopo la partenza di Varoufakis. Quali siano state le discussioni che hanno portato a vergare quel comunicato che ha sconquassato i mercati finanziari. E però la faccenda, a dispetto delle apparenze, è più politica che economica. L'effetto concreto oltre al crollo della Borsa di Atene è che tutta la responsabilità ora ricade sulle spalle dell'Eurogruppo.
DRAGHI HA PASSATO IL CERINO. Draghi cioè ha passato il cerino ai governi dell'Eurozona. La decisione della Bce, infatti, diventerà effettiva l'11 febbraio, cioè 24 ore prima del summit di Bruxelles. Anche se Alexis Tsipras ha detto che il suo governo non cederà a ricatti, dopo la fine della sponda della Banca centrale europea la pressione sull'esecutivo di Atene è altissima.
Ma anche le decisioni degli altri Paesi, Germania in primis, sono sotto i riflettori dell'opinione pubblica.
È questo che voleva ottenere Draghi? Nessuna risposta certa. Ma diverse ipotesi sul piatto.

Il dilemma di Supermario: salvare Tsipras, Merkel o se stesso?

Angela Merkel e Mario Draghi.

A neanche 24 ore dalla decisione della Banca centrale, Varoufakis, a Berlino con il ministro delle finanze tedesco Schaeuble, ha già fatto un mezzo passo indietro, parlando di un nuovo accordo con la Troika. E anche l'Fmi ha ribadito che per ora non ci sono discussioni su un cambio di programma.
Mentre il primo ministro Alexis Tsipras da Atene continua a ripetere che la Troika è finita. Tutto dunque farebbe pensare a un pressing concertato sul governo greco.
MESSAGGIO ALLA CANCELLIERA? Sul New York Times Paul Krugman però è più ottimista. Il canale del finanziamento chiuso dalla Bce non è più utilizzato molto dalla banche greche. E il governo di Atene lo sa benissimo. Quindi, ha scritto il premio Nobel per l'Economia, «questo non è un evento che vuole provocare una crisi sui mercati». Vuole, piuttosto, lanciare un segnale. «Ma a chi?», si chiede l'economista.
Per tutti il messaggio è fare pressioni su Tsipras & Co. Per Krugman potrebbe essere il contrario: «Da una parte, se la Bce fa la voce grossa, tiene per un po' indietro la Germania. Dall'altra si tratta di un campanello d'allarme: “Cara cancelliera, siamo vicino al crollo del sistema bancario greco e dell'uscita dall'euro, e siamo davvero sicuri di voler proseguire su questa strada?».
Francesco Giavazzi ha invece ricordato sul Corriere della Sera che secondo i trattati Ue, i governi possono condonare il debito, la Bce no.
ESENTARE LA BCE DALLA BATTAGLIA. Se Draghi avesse mostrato aperture alla nuova ristrutturazione proposta da Atene, quindi, qualcuno nei corridoi di Francoforte e in altri palazzi dell'Unione europea si sarebbe sfregato le mani. Qualcuno che non aspetta altro che incolpare il presidente Bce di un passo falso, di aver superato i limiti dei suoi poteri.
Draghi quindi potrebbe aver scelto la via più chiara per sottrarre l'Eurotower dalla battaglia che si prepara nelle capitali europee. E lasciare che i leader Ue si assumano le loro responsabilità politiche. Che, per come è attualmente la struttura dell'Unione, si potrebbero tradurre nella legge del più forte.
Tuttavia la mossa del 'governatore' comporta rischi. E molti.

Una mossa che rischia di isolare la Grecia sui mercati

Il crollo della Borsa di Atene.

Secondo l'edizione inglese del quotidiano ellenico Kathimerini, «le cifre della Banca di Grecia mostrano che le istituzioni finanziarie greche hanno attualmente circa 21 miliardi di euro di esposizione verso il debito sovrano». Non molto, dunque. Se i mercati fossero razionali, dovrebbero interpretare la mossa della Bce per quella che è: una stangata al governo. E non per quello che non è: cioè un cartellino rosso alle sue banche.
Tuttavia all'orizzonte c'è davvero un possibile collasso del sistema del credito ellenico.
IL 18 FEBBRAIO BCE DI NUOVO IN CAMPO. Il piano di Varoufakis & Co prevede che le banche greche continuino a finanziarsi tramite il meccanismo della liquidità di emergenza della Banca centrale greca. Ma il sistema è controllato dalla Bce, che è chiamata a decidere il 18 febbraio, sei giorni dopo il summit dell'Eurogruppo. Mancano ancora 13 giorni.
Nell'attesa le Borse potrebbero continuare a bruciare miliardi, i capitali lasciare il Paese. E le piazze greche ribollire di rabbia.
Che la tattica di Draghi serva per mettere al muro Tsipras o per accelerare una decisione (difficile) dei Paesi Ue o ancora per salvare la banca centrale dal pasticcio politico europeo, il risultato potrebbe essere drammaticamente lo stesso.

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