Economia 5 Febbraio Feb 2015 0953 05 febbraio 2015

Popolari, una bad bank per assorbire 181 mld

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La sede della Banca Popolare di Milano La fine delle banche popolari – con il voto capitario che tanto spaventa l’Europa – in cambio del via libera a una bad bank per ammortizzare i 181 miliardi di sofferenze del sistema creditizio italiano. Avrebbe proposto, in queste ore a Bruxelles, il ministro della Finanze, Pier Carlo Padoan, incontrando il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, la commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager, quello ai Servizi finanziari Jonathan Hill. UN 'ARMA CONTRO LE LANDESBANK TEDESCHE Semplice l’assunto del titolare di via XX settembre: non far rientrare tra gli aiuti di Stato la garanzia che il governo vuole mettere sulle cartolarizzazioni di bad loans da piazzare sul mercato dei collaterali, “premiando” il Belpaese per avere liberalizzato il settore delle banche popolari, creando un precedente in Europa, che la Commissione potrebbe usare per colpire in Germania il non meno opaco sistema delle Sparkasse e delle Landesbank.

Ettore Caselli LA DOPPIA STRATEGIA DI ASSOPOPOLARI Anche per questo, e per la minaccia del governo di porre la fiducia sulla riforma, i banchieri riuniti in Assopopolari sotto la guida di Ettore Caselli, hanno rimodulato la loro strategia per bloccare la parte dell’investment compact, che prevede la fine del voto capitario e la trasformazione entro diciotto mesi in Spa delle realtà con attivi superiori ai 7 miliardi. Ufficialmente il comparto si dice pronto a trattare con l’esecutivo, in pratica si lavorerà per favorire un Vietnam parlamentare per affossare la misura. In quest’ottica le popolari possono già vantare sull’attivismo del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, molto attivo su questo fronte come tutta la politica di matrice cattolica.

Gianni Zonin BANCHIERI DIVISI TRA FALCHI E COLOMBE Dopo un direttivo che qualcuno ha definito molto teso, i vertici di Assopopolari hanno diffuso una nota per spiegare che «si conferma disponibile ad un confronto con il governo nella speranza di contribuire all'individuazione di una soluzione condivisa». Gianni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza e uno dei banchieri costretto a cambiare status al suo istituto, ha fatto sapere: «Se c'è una riforma, questa deve essere per tutti. L'importante è che sia una buona riforma». L’imprenditore vinicolo ha provato anche smentire spaccature tra le popolari: «Non penso proprio, siamo sempre d'accordo». Eppure ci sono alcuni istituti che guardano alla via dei ricorsi giudiziari contro il decreto del governo e altri che sperano in una forte opposizione parlamentare per spingere Matteo Renzi ad accettare un’autoregolamentazione del settore, ricalcando quanto già promesso alle Fondazioni.

Maurizio Lupi, ministro delle infrastrutture MAURIZIO LUPI ALLA GUIDA DELLA FRONDA Non manca, intanto di far sentire la sua voce, Maurizio Lupi. Il ministro delle Infrastrutture ebbe un duro scontro con il premier e Padoan in Consiglio dei ministri, quando fu presentato il decreto. E se nei giorni scorsi ha dichiarato che va rilanciata la strada dell’autoriforma, e ha mandato a dire agli alleati: «Io credo che dobbiamo smettere, in politica, di discutere prima e non vedere come si migliorano i provvedimenti. La fiducia è uno strumento sempre usato per i provvedimenti strategici e il presidente del Consiglio è legittimato ad usarla; il problema è il testo». LE PROPOSTE DEI GIURISTI Per ora quindi resta nel congelatore la proposta di autoriforma scritta da famosi giuristi ed economisti come Angelo Tantazzi, Piergaetano Marchetti e Alberto Quadrio Curzio. Varie le ipotesi studiate. La principale prevede la trasformazione in Spa soltanto con limiti al possesso azionario, con il voto multiplo per i soci storici o con un strumenti per aumentare la rappresentatività di tutti gli stakeholder.

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