Economia 5 Febbraio Feb 2015 1021 05 febbraio 2015

Satispay, la startup italiana per i pagamenti

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Alberto Dalmasso Pagare con un’app, senza appoggiarsi alle carte di credito, ma utilizzando solo il proprio conto corrente. È l’idea di Satispay, startup italiana creata da tre ragazzi trentenni, Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta: lanciata ufficialmente all’inizio del 2015,  l’applicazione per iPhone su App Store e per smartphone Android su Google Play ha già registrato quasi duemila download. Il punto di forza del servizio è sicuramente la sua semplicità: basta un conto corrente presso una qualsiasi banca italiana. E Satispay è anche economica: zero costi di commissione per i privati, mentre ai titolari di attività commerciali è richiesta una commissione fissa di 20 centesimi di euro, ma solo se l’importo incassato è superiore a 10 euro, senza  obbligo di pagare alcun canone mensile o costo di attivazione. Le premesse per il successo ci sono tutte: è per questo che la società ha appena chiuso un importante aumento di capitale di 5,1 milioni di euro, tra investitori privati e istituzionali, tra cui Iccrea Banca (Istituto Centrale del Credito Cooperativo), che segue segue quello da 400mila euro che i fondatori perfezionarono a giugno 2013 con l’aiuto di parenti e amici. «Le difficoltà sono enormi, ma è un’avventura fantastica», ha detto a Economiaweb.it Albero Dalmasso, appena rientrato da Bruxelles dove ha partecipato su invito del Parlamento Europeo al workshop “Digital single market”. «Entro la fine del 2015 puntiamo a entrare nei principali paesi Ue e poi, subito dopo, in Inghilterra».

D: Cosa differenzia Satispay dalle tante altre iniziative simili che si stanno diffondendo? R: Innanzitutto il fatto di non basarsi su altri circuiti di pagamento. Questo rende il nostro network più economico e utilizzabile da chiunque abbia un conto corrente. È “universale”, mentre altri sistemi funzionano solo per una banca o gruppi di banca. D: Che riscontro avete avuto finora? R: Abbiamo fatto sei mesi di test finiti a fine 2014. È da poco più di un mese che siamo online e l’accoglienza è positiva: ancora non è partita la campagna di marketing, ma abbiamo già quasi 2mila download, mentre le iscrizioni completate sono quasi mille. D: Le banche come hanno reagito? R: Noi non abbiamo bisogno di integrarci con loro. Ciò nonostante, per ora abbiamo avuto solo reazioni positive. Molte ci hanno contattato e ci hanno voluto incontrare per vedere se è possibile attuare delle sinergie. D: E gli esercenti? R: Con i grandi gruppi è più facile, hanno ben presente i costi del contante, e i ragionamenti di efficienza. Con i piccoli esercenti il processo è più complesso, vanno a contattarti uno a uno, e le reazioni sono di tutti i tipi: da quello entusiasta a quello che resta scettico per definizione, e che capisci non è ancora giunto il momento di coinvolgere. D: Come vi è venuta l’idea? R: Abbiamo visto che in quello che c’era o stava nascendo non c’era nulla di simile. Satispay è nata per caso nel 2012, avevo fatto una chiacchierata con degli amici sul mobile payment, poi ho chiamato Dario - che conoscevo già, e sapevo che si era interessato dei pagamenti - e abbiamo iniziato a lavorare all’idea di creare un circuito di pagamento che non usasse le carte di credite.  Studiavamo la sera, nel weekend. Per fortuna l’Europa si stava muovendo in direzione giusta con la direttiva sul mercato unico dei pagamenti che creava degli standard definiti. Otto mesi dopo abbiamo dato le dimissioni e da gennaio 2013 siamo full time sul progetto. D: È stato difficile avviare una simile iniziativa in Italia? R: Le difficoltà sono enormi, se ce l’avessero detto all’inizio non lo avremmo fatto. Ma noi abbiamo trovato subito investitori e persone che hanno creduto nella nostra idea, ed è un’avventura fantastica. Ovviamente in Italia ci sono più complessità rispetto a fare azienda in altri paesi europei. Il nostro mercato è super burocratizzato, ma questo alla fine ci ha portato anche dei vantaggi: abbiamo imparato molto sulla gestione del rischio da altre banche nazionali, dall’osservare la realtà in un mercato così complesso. D: Progetti per il futuro? R: Stiamo guardando ad altri paesi, restare italiani potrebbe essere un rischio, rimarremmo locali. D: Quali paesi? R: puntiamo ai principali paesi europei nella seconda metà di quest’anno: Germania, Francia, Spagna Belgio, con un forte focus verso l’Inghilterra che verrà subito dopo perché è il mercato più pronto - anche se una complessità maggiore legata alla valuta - oltre che il contesto più competitivo.

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