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ANALISI 8 Febbraio Feb 2015 1150 08 febbraio 2015

Legge di stabilità, Italia verso il giudizio finale

Dalla lotta all'evasione ai tagli alle Regioni: l'Ue attende chiarimenti da Roma. Intanto valuta se aprire una procedura. Il giorno della verità? Il 27 febbraio.

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da Bruxelles

Il premier Matteo Renzi.

L'Italia torna a crescere. Così dicono le previsioni economiche d'inverno della Commissione europea: nel 2015 il Pil è in aumento dello 0,6%, e il deficit è sceso al 2,6% grazie al calo della spesa per interessi.
Ma questo non basta per mettere il Paese al riparo dai richiami delle Commissione europea.
APPUNTAMENTO AL 27 FEBBRAIO. Nonostante si sia raggiunto un accordo sulla correzione del deficit strutturale di bilancio pari allo 0,25% del Pil nel 2015, per l'Italia l'appuntamento clou sarà il 27 febbraio, con il giudizio finale dell'esecutivo Ue sulla Legge di Stabilità.
Come ha sottolineato il 5 febbraio lo stesso commissario agli Affari economici Pierre Moscovici «per l'Italia non è tutto risolto: la sfida principale resta il livello molto elevato del debito pubblico combinato con il basso livello di crescita economica».
Una situazione che «va trattata con una buona combinazione di politiche di bilancio e riforme ambiziose». Quelle che sinora hanno giustificato un diverso sforzo strutturale.
I DUBBI SULLA LOTTA ALL'EVASIONE. Le misure riconsiderate dalla Commissione riguardano la lotta all'evasione fiscale, misure che però non sono state tutte inserite nelle previsioni invernali «perchè abbiamo ancora dubbi», spiegano fonti della Commissione, «l'implementazione di alcune infatti non è ancora partita».
Lo spesometro, in particolare, rappresenta la possibilità per l'amministrazione fiscale di inviare delle lettere ai contribuenti per consentire loro di correggere le proprie dichiarazioni. E porterebbe nelle casse circa 900 milioni di euro. La revisione però si basa sulla capacità dell'amministrazione di inviare effettivamente queste lettere «e il governo italiano è ancora nella fase fattibilità». Quindi le lettere non sono state inviate.

«Deficit-Pil al 2,6%? Siamo già al limite»

La sede della Commissione europea.

La seconda misura è quella che riguarda i giochi, in particolare l'emersione dei centri di scommessa non inclusi nell'albo.
Una modifica alla nuova legge di stabilità ha introdotto una data precisa per iniziare questo processo di regolarizzazione, e la Commissione si è «rassicurata» vedendo che il governo ha considerato delle cifre ben precise su questi centri di scommesse che avevano presentato domanda per emergere.
SCONTO SULLA CORREZIONE. Erano 3 mila previsti, ma a palazzo Berlaymont è bastato contare quelli che hanno presentato effettiva domanda: 1.000. La norma prevede che le risorse aggiuntive al di sopra di un introito di 350 milioni di euro vengano destinate a un fondo per gli interventi di politica economica. «Calcolando le 1.000 eversioni previste siamo nell'ordine di 200 milioni circa, che entrano effettivamente».
Per questo l'Italia è riuscita a ottenere uno sconto sulla correzione con lo 0,25%. Ma, avvisano dalla Commissione, essendo il deficit al 2,6%, il margine di sicurezza per non sforare il limite del 3% nel rapporto col Pil è minimo. «Aspettiamo il programma di stabilità ad aprile e vediamo che cosa il governo vuole fare per gli anni futuri».
IL MARGINE È MINIMO. Ma di quant'è questo margine di sicurezza? Il 2,6% di rapporto deficit-Pil è il massimo, perché «tecnicamente», spiegano, «il margine vuol dire che uno deve essere sicuro anche nelle condizioni più avverse». Quindi per esempio: «Se gli interessi aumentano o se la crescita è più bassa di quello che noi prevediamo», dicono alla Commissione, «il margine viene automaticamente ridotto».
«In ogni previsione», precisano, «si rifanno i calcoli, e il margine, che è il vincolo più stringente tra il rispetto del 3% nominale e il minimum benchmark sul deficit strutturale, viene rivisto, ridefinito». Per questo sono fondamentali le riforme che ogni Paese dice di voler fare. E per questo Moscovici ha ribadito che l'Italia «deve chiarire meglio l'agenda delle riforme».
IL NODO DEI TAGLI ALLE REGIONI. Ci sono infatti ancora misure non chiare, «che devono essere pienamente attuate». E poi, ricordano a Bruxelles, c'è anche il tema dei risparmi delle Regioni che tende a procrastinarsi e che preoccupa la Commissione. In Italia c'è una conferenza Stato-Regioni che è stata rinviata dal 31 gennaio al 2 febbraio e ora a data da definirsi, «che è fondamentale», spiegano, «perchè dovrà decidere come i tagli di circa 4 miliardi alle Regioni previsti dal governo centrale dovranno essere allocati, in particolare alla sanità, e quale sarà la ripartizione tra le Regioni».
«C'è il rischio», dicono a Bruxelles, «che questi tagli di parte corrente non si traducano in risparmio corrente ma, come abbiamo scritto nella nostra opinione, in tagli di parte capitale o incremento di tassazione a livello locale, quindi anche questo deve essere accuratamente monitorato».

Il rapporto della Commissione è un atto dovuto

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Infine, cosa si fa sul debito? Il 27 febbraio si attende il giudizio definitivo. Se alla luce delle nuove linee guida sulla flessibilità è possibile che la legge di stabilità ottenga il via libera, Bruxelles sta valutando se aprire nei confronti dell'Italia una procedura per squilibri macroeconomici eccessivi. Come più volte sottolineato dall'esecutivo europeo, «il debito per l'Italia resta il primo problema».
Un problema grande 2.160 miliardi di euro che comporta esborsi annui per interessi dell’ordine dei 70-80 miliardi.
Dal punto di vista formale, sottolineano alcune fonti, «che la Commissione faccia un rapporto sul debito all'Italia è dovuto, e non è considerato come l'apertura di una procedura per debito eccessivo».
La procesura, questo sì, «potrebbe essere attivata, ma intanto ci sarà un rapporto e poi vedremo».
PRIMA IL RAPPORTO, POI LA PROCEDURA. A Bruxelles le bocche sono cucite: «Su questo argomento ci si muove per ora solo su un piano di pura speculazione», dicono, perché oltre alle considerazioni tecniche che gli esperti della Commissione possono fare, «c'è un piano politico molto più importante, che porterà alla decisione finale».
Per ora il processo funziona così: la Commissione invia una lettera agli Stati membri in debito eccessivo, che hanno un mese di tempo per mettere sul tavolo quelli che ritengono essere i fattori rilevanti alla base di quell'eccesso.
L'Ue tiene in conto questi fattori rilevanti e altri che considera importanti per il rispetto della regola del debito. Solo dopo decide se aprire o no la procedura.
LE RICHIESTE DI CHIARIMENTI. Quindi, visto che entro il 27 febbraio questa procedura deve essere conclusa, è chiaro che lo scambio di lettere tra l'Italia e la Commissione è in corso. L'esecutivo europeo, in pratica, ha già chiesto via posta all'Italia di chiarire quali sono i fattori rilevanti, «non per evitare che si applichi la regola del debito, ma per valutare perché c'è stato un excessive deficit», spiegano gli esperti.
Se si viene a creare una situazione di excessive deficit, infatti, «quel Paese deve dire perché, se ci sono fattori rilevanti che non hanno consentito di rispettare i limiti del 3% del deficit». La lettera con questo tipo di richiesta «è prevista dal Patto di Stabilità», ricordano a palazzo Berlaymont, «non è quindi una cosa eccezionale». A tutti i Paesi che hanno superato i limiti del deficit eccessivo si chiedono spiegazioni. «Ci aspettiamo quindi risposte soddisfacenti e immediate».
ARGOMENTI NOTI DA TEMPO. Ma a Berlaymont nessuno è preoccupato, «vista l'annosa e ricca corrispondenza tra l'Italia e Bruxelles», i motivi che il governo italiano porterà sul tavolo dell'esecutivo europeo sono già noti e stranoti: «Li conoscono tutti, si parlerà di riforme strutturali e di condizioni economiche non buone che hanno impedito di rispettare la regola del debito».
«Chiaro è che l'impegno delle autorità italiane a un programma di riforme ambizioso potrebbe aiutare a non aprire la procedura», suggeriscono ormai da tempo.
E, ça va sans dire, «se si vuole deviare dall'aggiustamento negli anni futuri serve un piano preciso» di interventi.

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