Economia 9 Febbraio Feb 2015 1144 09 febbraio 2015

Allarme Ocse sul reddito pro capite italiano

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L'Ocse lancia l'allarme sulla condizione economica dell'Italia. Secondo l'organizzazione parigina, «la mancata ripresa dalla recessione» sta portando il nostro Paese ad avere un reddito per capite «più in calo rispetto alle principali economie dell'Ocse». Per l'Ocse, infatti, nel 2013 il dato era inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi dell'organizzazione (nel 2007 il gap era del 22,7%. SERVONO LE RIFORME. Tuttavia, l'organizzazione nel suo rapporto Going for growth ha segnalato che andando avanti con le riforme strutturali intraprese dopo la crisi, e concentrandosi sulle «migliori pratiche esistenti» i Paesi Ocse potrebbero «ottenere un aumento fino al 10% del livello di Pil pro capite a lungo termine». E l'aumento «corrisponde a un incremento medio di circa 3 mila dollari pro capite». PENSARE AL BREVE TERMINE. Nel suo rapporto, la capo economista dell'organizzazione Catherine Mann ha ribadito che è «importante che l'agenda delle riforme strutturali metta più attenzione su quelle che oltre ad accrescere la produttività e la creazione di posti di lavoro nel medio termine sappiano sostenere la domanda nel breve termine». PERICOLO CIRCOLO VIZIOSO. Se il passo delle riforme dovesse rallentare troppo «c'è il rischio che si sviluppi un circolo vizioso, in cui la domanda debole mina alla base la crescita potenziale, prospettiva che deprime ancora di più la domanda, dato che sia gli investitori sia i consumatori diventano ostili al rischio e preferiscono risparmiare». ITALIA, MALE SULLA SCUOLA. Per quanto riguarda l'Italia, quindi, l'Ocse ha spiegato che Roma deve «migliorare equità ed efficienza» del suo sistema educativo cui destina poche risorse e che «ha un basso rapporto tra qualità e costo e dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati'». Inoltre l'organizzazione ha bacchettato il nostro Paese anche per i numerosi cambi - «Tre in quattro anni» - al vertice dell'Indire, l'organismo per la valutazione della qualità della didattica. AVANTI CON LE PRIVATIZZAZIONI. Ma non è solo sulla scuola che l'Ocse ha bocciato l'Italia. Dobbiamo, infatti, ancora fare passi avanti sulle privatizzazioni, che «non hanno raggiunto gli obiettivi fissati» negli anni scorsi, e implementare con più efficacia le riforme per la riduzione delle «barriere alla concorrenza». L'organizzazione parigina, in particolare, ha sottolineato che occorre «eliminare i legami di proprietà tra i governi locali e i fornitori di servizi, migliorare gli incentivi all'efficienza della giustizia civile, e snellire ulteriormente le procedure di bancarotta per ridurre durata e costo». E che «un numero significativo di decreti attuativi' per le riforme di 'deregulation abbastanza estesa» approvate tra il 2011 e il 2012 «devono ancora essere emanati». MIGLIORARE IL FISCO. L'Italia, poi, deve «migliorare l'efficienza della struttura fiscale», perché «il peso delle tasse per i lavoratori a basso salario è alto, il codice fiscale è troppo complicato e l'evasione è alta». Al nostro Paese viene raccomandato, in particolare, di ridurre «le distorsioni e gli incentivi a evadere, riducendo i tassi di imposizione nominali elevati e abolendo molte spese fiscali», e «l'instabilità della legislazione, anche evitando misure temporanee». Necessario, secondo l'Ocse, anche «continuare a ridurre la tassazione del lavoro, quando la situazione di bilancio lo permette, puntando a incoraggiare domande e offerta di lavoro».

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