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ALLARME 9 Febbraio Feb 2015 1015 09 febbraio 2015

Ocse: «Reddito pro capite dell'Italia più in calo rispetto agli altri Paesi»

L'associazione: «Riforme in ritardo». Istat: Pil pro capite al Sud la metà del Centro Nord.

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Per l'Ocse il reddito pro capite italiano è sceso di più rispetto alle altre economie.

Allarme dell'Ocse sul reddito pro capite dell'Italia.
Secondo l'organizzazione parigina, «la mancata ripresa dalla recessione» sta portando il nostro Paese ad avere un reddito pro capite «più in calo rispetto alle principali economie dell'Ocse».
Nel rapporto Going for growth dell'Ocse, infatti, è stato segnalato che nel 2013 il dato era inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi dell'organizzazione (nel 2007 il gap era del 22,7%).
SEGNALI DI MIGLIORAMENTO. Ma l'associazione ha messo in luce anche qualche punto positivo.
Secondo il superindice del mese di dicembre 2014 La crescita nell'Eurozona da' «segni di un cambiamento positivo dello slancio» soprattutto per Spagna e Germania, e anche per l'Italia si registrano miglioramenti con «una fase di slancio stabile, dopo i segni di indebolimento del mese precedente».
CRISI NEL MEZZOGIORNO. Anche l'Istat ha evidenziato come a soffrire di più è il Mezzogiorno con un Pil pro capite di 17,2 mila euro: si tratta di 'un differenziale negativo molto ampio' rispetto al resto del Paese (il suo livello è inferiore del 45,8%, quindi quasi dimezzato, rispetto a quello del Centro Nord).
MILANO LA PIÙ RICCA. La provincia più ricca è Milano, mentre tra le zone più povere d'Italia c'è il Medio Campidano (Sanluri e Villacidro).
Nel dettaglio, «nel 2012 Milano è la provincia con i più elevati livelli di valore aggiunto per abitante, pari a 46,6 mila euro; segue Bolzano». Le province che hanno «i più bassi livelli sono Medio Campidano e Agrigento, con circa 12 mila euro, e Barletta-Andria-Trani e Vibo Valentia con meno di 13 mila euro».
SERVONO LE RIFORME. Secondo l'Ocse, la soluzione sono le riforme strutturali: concentrandosi sulle «migliori pratiche esistenti» i Paesi potrebbero «ottenere un aumento fino al 10% del livello di Pil pro capite a lungo termine». E l'aumento «corrisponde a un incremento medio di circa 3 mila dollari pro capite».
PENSARE AL BREVE TERMINE. Nel suo rapporto, la capo economista dell'organizzazione Catherine Mann ha ribadito che è «importante che l'agenda delle riforme strutturali metta più attenzione su quelle che oltre ad accrescere la produttività e la creazione di posti di lavoro nel medio termine sappiano sostenere la domanda nel breve termine».
PERICOLO CIRCOLO VIZIOSO. Se il passo delle riforme dovesse rallentare troppo «c'è il rischio che si sviluppi un circolo vizioso, in cui la domanda debole mina alla base la crescita potenziale, prospettiva che deprime ancora di più la domanda, dato che sia gli investitori sia i consumatori diventano ostili al rischio e preferiscono risparmiare».

Italia bacchettata dall'Ocse sugli investimenti della scuola

La capo economista dell'Ocse, Catherine Mann.

Per quanto riguarda l'Italia, quindi, l'Ocse ha spiegato che Roma deve «migliorare equità ed efficienza» del suo sistema educativo cui destina poche risorse e che «ha un basso rapporto tra qualità e costo e dovrebbe fare di più per migliorare le opportunità per i meno qualificati».
Inoltre l'organizzazione ha bacchettato il nostro Paese anche per i numerosi cambi - «Tre in quattro anni» - al vertice dell'Indire, l'organismo per la valutazione della qualità della didattica.
AVANTI CON LE PRIVATIZZAZIONI. Ma non è solo sulla scuola che l'Ocse ha bocciato l'Italia. Dobbiamo, infatti, ancora fare passi avanti sulle privatizzazioni, che «non hanno raggiunto gli obiettivi fissati» negli anni scorsi, e implementare con più efficacia le riforme per la riduzione delle «barriere alla concorrenza».
L'organizzazione parigina, in particolare, ha sottolineato che occorre «eliminare i legami di proprietà tra i governi locali e i fornitori di servizi, migliorare gli incentivi all'efficienza della giustizia civile, e snellire ulteriormente le procedure di bancarotta per ridurre durata e costo». E che «un numero significativo di decreti attuativi per le riforme di deregulation abbastanza estesa» approvate tra il 2011 e il 2012 «devono ancora essere emanati».
MIGLIORARE IL FISCO. L'Italia, poi, deve «migliorare l'efficienza della struttura fiscale», perché «il peso delle tasse per i lavoratori a basso salario è alto, il codice fiscale è troppo complicato e l'evasione è alta». Al nostro Paese viene raccomandato, in particolare, di ridurre «le distorsioni e gli incentivi a evadere, riducendo i tassi di imposizione nominali elevati e abolendo molte spese fiscali», e «l'instabilità della legislazione, anche evitando misure temporanee».
Necessario, secondo l'Ocse, anche «continuare a ridurre la tassazione del lavoro, quando la situazione di bilancio lo permette, puntando a incoraggiare domande e offerta di lavoro».
RETE DI SICUREZZA SOCIALE. Il consiglio dell'organizzazione è impegnarsi a «spostare la protezione dai posti di lavoro al reddito dei lavoratori», ovvero «continuare a ridurre il dualismo del mercato del lavoro con assunzioni e licenziamenti più flessibili e procedure legali più prevedibili e meno costose, con il supporto di una rete di sicurezza sociale più onnicomprensiva e uno sviluppo delle politiche attive sul lavoro».
Più in generale, l'Ocse ha evidenziato come i governi «dovrebbero dare la priorità misure a favore della crescita che aiutino a promuovere uguaglianza e inclusione», in particolare «rimuovendo gli ostacoli a una maggiore occupazione e partecipazione nel mercato del lavoro dei gruppi sottorappresentati, quali le donne, i giovani, i lavoratori scarsamente qualificati e quelli anziani».

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