Economia 10 Febbraio Feb 2015 1238 10 febbraio 2015

Corte dei Conti: allarme corruzione

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Raffaele Squitieri Parole di denuncia quelle del presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri all'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra». L'illegalità, ha spiegato Squitieri, ha «effetti devastanti sull'attività di impresa e quindi sulla crescita». Il presidente ha lanciato l'allarme: «Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi», ha detto Squitieri: «Non possiamo permettere che questo accada», ha detto rivolgendosi al Capo dello Stato Sergio Mattarella. «RIORGANIZZARE LE STRUTTURE DELLO STATO». «Le crescenti difficoltà gestionali connesse al perdurare della crisi ed il ripetersi di fenomeni di mala gestio e di corruzione, che pensavamo di aver lasciato alle spalle, rischiano di incrinare oggi non solo il rapporto tra cittadini e classe dirigente del Paese, ma la stessa speranza di poter trarre dall'azione pubblica un nuovo impulso per il ritorno su livelli di crescita soddisfacenti», ha evidenziato Squitieri. Che ha quindi invitato ad agire: «Non possiamo lasciare che prenda forza l'idea di una società incapace di compiere scelte collettive, di perseguire a livello di Amministrazione pubblica obiettivi concreti e di garantire un sistema di servizi efficiente e sostenibile». Secondo Squitieri è quindi «prioritario riorganizzare le strutture dello Stato, puntando a che queste rispondano con rapidità e trasparenza ai bisogni dei cittadini». «ECONOMIA FRAGILE, MA ELEMENTI POSITIVI». L'economia italiana, per il presidente della Corte dei Conti, è caratterizzata da un «quadro di estrema fragilità e di perdurante sfiducia degli operatori». Tuttavia «si sono venuti ad innestare negli ultimi tempi elementi di novità di grande rilievo», come il Qe, il ribasso del petrolio e la flessibilità Ue. Squitieri ha citato recenti previsioni secondo cui nel 2016 il livello del Pil italiano resterebbe di ben sette punti al di sotto di quello del 2007, anno precedente allo scoppio della crisi. PETROLIO, EURO, FLESSIBILITÀ, QE. Tuttavia ci sono oggi «almeno quattro fattori che operano in direzione di una consistente modifica dello scenario di riferimento»: la caduta del prezzo del petrolio, il deprezzamento dell'euro, la maggiore flessibilità europea, il quantitative easing della Bce. L'impatto sull'economia dovrebbe essere positivo, anche se, ha precisato il presidente della Corte dei Conti, «il quadro che si prospetta è assai composito e difficile da decifrare o da leggere in modo unidirezionale». Ad esempio, per quanto riguarda il ribasso del petrolio, «anche se è più probabile che prevalgano effetti propulsivi sul Pil, non si può escludere che l'ulteriore spinta alla discesa dei prezzi possa invece accentuare il deterioramento delle aspettative e portare a nuovi rinvii delle decisioni di spesa e di investimento».

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