Draghi Merkel 140831200203
CRISI DEL DEBITO 10 Febbraio Feb 2015 1000 10 febbraio 2015

Germania, perché conviene la Grexit più della crescita

Atene fuori dall'euro? Per Berlino perdite inferiori agli aiuti: 75,8 miliardi a 77,1. Merkel si disimpegna. E con una dracma svalutata del 50% via allo shopping.

  • ...

Mario Draghi e Angela Merkel.

Grexit, macché spettro.
Il peggio dell’uscita della Grecia dall’euro è per i greci, non per i suoi creditori.
L’unica salvezza per Atene sarebbe un new deal europeo, disinteressato, degli Stati del Nord più solidi che investono per la crescita del Sud.
Un’utopia. Ormai l’Unione europea ha preso un’altra piega: chi prospera vuol far profitto da chi può solo chiedere. Anzi, prospera su chi è in ginocchio. Accade con le riforme dell’austerity, figuriamoci con un Sud Europa declassato a Sud del mondo.
SCENARI AVVILENTI. L’inflazione alle stelle farebbe precipitare il valore delle monete nazionali, attirando cordate di vacanzieri e investitori, a costi logistici ancora più vantaggiosi del Nord Africa o dell’Asia.
Sole e mare quasi gratis, d’estate, nel cortile di casa. E, per i lavoratori, stipendi a 600, anche 400 euro al mese, come nell’Europa dell’Est post perestrojka.
Lo scenario non fa onore ai leader della cosiddetta Europa unita. Ma, con buona pace dei padri fondatori, la direzione è quella. L’unica preoccupazione è imporre il dominio economico gradualmente, con le cosiddette «riforme del lavoro», senza smacchi vistosi per il simulacro dell’Ue.
ALTRE EXIT A CATENA. L’uscita repentina della Grecia dall’euro manderebbe in tilt le Borse: un crash down temporaneo ma traumatico, e si innescherebbero altre probabili uscite dall’euro.
Effetti collaterali che i potentati dell’Ue vogliono evitare. Solo per questo l’euro regge ancora. Ma l’alternativa è tra una colonizzazione soft o la cannibalizzazione vorace di un Sud ridotto a depandance del Nord.

Grecia laboratorio di sfruttamento economico

Con l’austerity, gli stipendi greci sono crollati da 1.200 a 600 euro al mese.
E anche in Italia i connazionali di Angela Merkel sono pronti a investire «con le regole di mercato più flessibili», ha detto la cancelliera tedesca.
La mano della Germania è tesa interessatamente. Se i chiodi non vengono saldati, per i più autorevoli think tank tedeschi Berlino scaricherà i pesi morti: è più costoso non riavere indietro parte dei crediti - la solidarietà, il taglio del debito, in prospettiva i cosiddetti eurobond -, che cacciare la Grecia dall’Eurozona.
La Germania ha avuto tempo per organizzarsi, in modo da ammortizzare lo choc di strappi nell’Eurozona.
RAPIDO DISIMPEGNO. Dal 2009, i privati hanno rapidamente disimpegnato l’esposizione su Atene. E il governo ha commissionato studi accurati, su come gestire una Grexit.
Da anni l’Ifo di Monaco di Baviera, il più importante centro per la ricerca economica tedesco, chiede l’espulsione dall’Eurozona della Grecia, ormai laboratorio di sfruttamento economico.
LACRIME E SANGUE. Il Memorandum che Atene vuole stracciare ha imposto al governo ellenico privatizzazioni draconiane, stipendi da fame, licenziamenti di massa, strutture e infrastrutture (porti, aeroporti, anche gioielli del patrimonio greco) rilevate dagli stranieri.
Nel 2011, per dire, la Finlandia, altro Stato-mastino del Nord, arrivò a chiedere il Partenone come garanzia per nuovi prestiti.
CONVIENE LA GREXIT. Per l’Ifo, le perdite tedesche da Grexit sarebbero inferiori - di poco e comunque basse - delle spese per permettere alla Grecia di rimettersi in piedi: 75,8 miliardi, contro un costo di circa 77,1 miliardi di euro.
Uno sconto molto minore del taglio del debito concesso da Atene a Berlino con gli accordi del 1953 e del 1960, dopo i crimini e le depredazioni naziste della Seconda guerra mondiale.
Ma alla Germania aiutare la Grecia non conviene, punto.

L'Europa è già a due velocità

La sede della Banca di Grecia ad Atene.

Studi non tedeschi dicono che è un disastro l’uscita dall’euro della Grecia. Ma è davvero difficile che l’Ifo sbagli i suoi conti.
In generale il Nord Europa guadagna in forza (anche politica) dallo strozzare il Sud. L’Europa che Angela Merkel vuole, con la «Grecia nell’euro», è già a due velocità, subdolamente mascherata da una pseudo economia comune a trazione tedesca.
L’Ue dell’austerity non è, e non diventerà, l’Europa di tutti.
CURE MASSICCE PRONTE. Nel 2012 der Spiegel, magazine tedesco che regolarmente pubblica indiscrezioni sui piani per le uscite dall’euro, raccontava di un presunto piano in sei punti di Berlino, a base di massicce «riforme strutturali» da somministrare ai governi più indebitati dell’Ue.
Oltre alla svendita delle imprese statali, si citavano l’istituzione di agenzie di privatizzazione sul modello della tedesca Treuhand, la promozione di settori a bassi salari, la rimozione dei vincoli per le imprese e delle tutele per l’occupazione, anche la creazione di zone economiche speciali nell’Eurozona.
SOLO ACCORDI CONVENIENTI. Investimenti per la crescita erano possibili, se vantaggiosi per la Germania.
In Spagna, per esempio, il governo amico di Rajoy ha plasmato l’apprendistato sul modello tedesco. In cambio, Berlino ha concesso a Madrid un prestito bilaterale di 1 miliardo di euro, in crediti agevolati alle piccole e medie imprese, naturalmente a tassi d’interesse tedeschi.
L’Italia non è alle strette come la Grecia, ma anche il Jobs Act del governo Renzi va incontro alle richieste di Merkel sull’apprendistato. E, mentre l’export tedesco vola (+3,7% nel 2014) con un nuovo record di surplus commerciale, in visita a Firenze Merkel ha ventilato «investimenti».
DEPENDENCE TEDESCA. Atene li ha provati in modo drastico. Dal 2008, Deutsche Telekom ha rilevato fino al 40% dell’ex società di telefonia statale greca Ote, nell’ambito del piano di salvataggio della Troika.
E, nel novembre 2014, la società tedesca dell’aeroporto di Francoforte (Fraport) ha ottenuto, in esclusiva, l’acquisizione e la gestione di 14 scali regionali greci.
In ballo, con il Memorandum c’è molto più dei debiti non saldati. Con un new deal europeo, gli affari dei gruppi industriali andrebbero in fumo, con la Grexit no.
La dracma ne uscirebbe svalutata del 50%. Come, a catena, tutte le altre valute fuori dall’euro. Fare shopping, a quel punto, sarebbe facilissimo, altro che Troika.

Correlati

Potresti esserti perso