Economia 10 Febbraio Feb 2015 1309 10 febbraio 2015

Il Sole, Banzai e i non conflitti degli altri

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La sede di Banca Profilo a Milano Il conflitto di interessi è un vizio esecrabile del costume italiano, e la sua presenza agisce su più livelli, dalla politica alla finanza. Ma ancora più esecrabile il vizio in base al quale non tutti i conflitti di interesse, ammesso che siano tali, si notano e pesano allo stesso modo. IL CASO DI BANZAI. Prendi il caso di Banzai, che in questi giorni è impegnata nella prima fase di ipo rivolta agli investitori istituzionali. La società di e-commerce ed editoria online fondata da Paolo Ainio ha un range di valorizzazione tra 220 e 277 milioni di euro. Mercoledì 11 febbraio scadrà il periodo di offerta agli investitori istituzionali per lo sbarco in Borsa, ad un prezzo tra 6,75 e 8,50 euro per azione.  Fin qui la rubrica “Matricole sotto la lente” del Sole 24Ore, che il 10 febbraio si occupa appunto dell'Ipo di Banzai, non ha nulla da obiettare. Ma poi aggiunge due argomentazioni velenose. L'ACCUSA DI NON FARE UTILI. La prima è che da quando è nata, ovvero nel 2002, Banzai non ha mai fatto utili. Dimenticando che nemmeno Amazon, che con quasi 30 miliardi fatturato leader mondiale del settore, è un campione di redditività, visto che solo nei primi nove mesi del 2014 ha perso 427 milioni di dollari, contro 41 nello stesso periodo del 2013. Ma che per questo tipo di aziende gli investitori guardano prioritariamente alla crescita e ai potenziali di sviluppo. IL SOSPETTO DI CONFLITTO DI INTERESSE. La seconda quando sottolinea: «il rischio di conflitto di interesse là dove il global coordinator - oltre a Jefferies - è Banca Profilo, società controllata da Arepo - Sator che è tra gli azionisti - venditori con 3,36 milioni di titoli rispetto agli 8 milioni messi in vendita dai soci.  Arepo è entrata nel capitale a metà del 2013 sottoscrivendo un aumento a un prezzo di equivalente a 2,4 euro per azione con l'impegno a retrocedere agli altri soci una parte del rendimento realizzato che di fatto alza il biglietto d'ingresso a 3,54 euro, comunque la metà dei prezzi a cui viene proposta l'ipo, tra 6,75 e 8,5 euro per azione. Tra l'altro», continua il giornale di confindustria «ai global coordinator spetta anche una commissione (non superiore al 3,65%) sul controvalore dei titoli collocati anche quelli venduti dai soci». LA GARANZIA DEL CHINESE WALL. Dove sta il problema? Il mondo della finanza internazionale è pieno di operazioni in cui l'advisor spesso è anche azionista. Esistono infatti quelli che gli americani chiamano “Chinese walls”, ovvero il muro che in una banca d'affari separa mestieri differenti che potrebbero però entrare in conflitto di interessi tra di loro (per esempio advisor, azionista e collocatore). Su rispetto del “chinese wall”  le autorità che vigilano sui mercati sono intransigenti. IL CASO DI BANCA GENERALI E RCS. Il quotidiano di Confindustria però sembra usare a proposito di Banzai due pesi e due misure. In una analisi della stessa rubrica in occasione della quotazione di Banca Generali nel 2005 non si è fatto alcun cenno al potenziale conflitto di interessi nei confronti di Mediobanca, che era azionista della controllante della banca e advisor finanziario dell'operazione. Una svista che può capitare, ma la stessa situazione si ripete sempre sul Sole 24Ore  il 13 giugno 2013, in occasione dell'aumento di capitale di Rcs dove tra gli attori principali dell'operazione è presente Banca Imi, anche in questo caso con il duplice ruolo di joint global coordinator e, attraverso la controllante Banca Intesa, azionista del gruppo editoriale oggetto dell'operazione finanziaria. Non è potrebbe anche questo essere configurato come un palese conflitto di interessi?  Evidentemente, parafrasando  Orwell,  “ tutti i conflitti di interesse sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”..

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