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INTERVISTA 10 Febbraio Feb 2015 1223 10 febbraio 2015

Swissleaks, Angelo Mincuzzi: altri 3 mila italiani coinvolti

Gli evasori smascherati finora? «Solo pesci piccoli». Mincuzzi a Lettera43 rivela: «Presto ci saranno altri scandali». Ma avverte: «L'insabbiamento è già iniziato».

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Ci sono voluti tre anni di trattative tra Italia e Svizzera per arrivare a un'intesa fiscale che facilitasse la regolarizzazione dei capitali ancora nascosti nei forzieri delle banche elvetiche. Ma è bastato molto meno a infliggere un potenziale colpo di grazia al sistema bancario svizzero e rimettere tutto in discussione.
Ora infatti lo scandalo Swissleaks rischia di compromettere la firma dell'accordo tra i ministri delle Finanze dei due Paesi, attesa per metà febbraio, prima della scadenza per la voluntary disclosure, la nuova legge sul rimpatrio dei capitali prevista il 2 marzo.
300 MILA PRESUNTI EVASORI. Tutto è cominciato da lui, Hervé Falciani, classe 1972, ingegnere informatico al servizio del colosso bancario Hsbc.
Nel suo computer, sequestrato dalla magistratura francese nel gennaio 2009, furono trovati file, numeri di conto e nominativi di 300 mila presunti evasori che avevano collocato i loro soldi nei forzieri della filiale svizzera di Hsbc.
Le autorità elvetiche lo accusano di aver sottratto dati confidenziali con l’intenzione di rivenderli a banche concorrenti. Falciani si difende e afferma che la sua intenzione è sempre stata quella di scardinare un sistema malato.
«PRESTO NUOVI SCANDALI». Nell'attesa che in Svizzera inizi il processo a suo carico, l'ingegnere informatico ha raccontato la sua verità in un libro (La cassaforte degli evasori pp 224, euro 13,90, in prima edizione mondiale per Chiarelettere il 18 febbraio, ndr), scritto a quattro mani con il giornalista del Sole 24ore Angelo Mincuzzi: «Il caso della Hsbc Private Bank di Ginevra ha fatto tremare tutto il mondo bancario svizzero», dice Mincuzzi a Lettera43.it. Ma non finisce qui: «Abbiamo le prove di nuovi scandali. Altre banche saranno coinvolte», ha sottolineato Falciani durante un'intervista rilasciata proprio a Mincuzzi il 9 febbraio dopo i primi nomi comparsi sulla stampa internazionale.
Gli italiani coinvolti sono 7 mila, per il momento. Perché, rivela il giornalista, c'è «un'altra lista che è stata consegnata ai magistrati di Torino l’anno scorso». Al suo interno altri 3 mila presunti evasori di casa nostra.

Hervé Falciani. Nel riquadro, il libro scritto con Angelo Mincuzzi. © Getty

DOMANDA. Mincuzzi, com’è entrato in contatto con Falciani?
RISPOSTA.
L’ho conosciuto nel 2010 quando le liste dei presunti evasori arrivavano in Italia perché trasmesse alla Guardia di finanza. Andai a Nizza un giorno per cercare di incontrarlo.
D. E cosa successe?
R.
Inizialmente tornai a mani vuote. Poi riuscii a mettermi in contatto con il suo avvocato e due settimane dopo ci fu il primo incontro.
D. Fu in quell'occasione che decideste di raccontare tutto in un libro?
R.
Io glielo proposi e lui accettò. Da lì abbiamo iniziato a vederci di frequente e a registrare le sue memorie che ora sono contenute nel libro. Solo che sono serviti diversi anni.
D. Perché?
R.
Perché dopo i nostri accordi sono successe diverse cose, tra cui l’arrivo in Spagna di Falciani e il suo arresto. Per questo abbiamo iniziato a lavorare al libro solo nell’ultimo anno.
D. Qual è la differenza fra Falciani e le altre “gole profonde” della finanza?
R.
Tutti gli altri sono spariti. Magari hanno trafugato dei dati in cambio di soldi ma poi hanno preferito sparire nel nulla. Lui invece ha deciso di intraprendere una battaglia politica contro l’opacità del sistema finanziario.
D. Insomma, ha voluto che i magistrati si occupassero del caso?
R.
Sì, e per questo ha lottato. Quando ha capito che era difficile far muovere la magistratura in Francia, ha deciso di rivolgersi in Spagna, dove è partita l’inchiesta e dove lui è stato anche arrestato.
D. Perché lo scandalo Swissleaks è così importante?
R.
Perché - lo spiega nel libro lo stesso Falciani - è il più grande atto d'accusa contro i metodi delle banche svizzere, che hanno permesso di riciclare i tesori di politici, sovrani, evasori, mediatori di tangenti, trafficanti di armi e di diamanti di tutto il mondo.
D. Cosa cambia ora rispetto al passato e rispetto agli scandali che poi hanno portato alla “mediazione” italiana dello scudo fiscale?
R.
Le migliaia di informazioni finite nelle mani del Fisco e della giustizia sono il colpo definitivo al segreto bancario svizzero.
D. In che senso?
R.
Nel senso che finora non era mai successo che l’intero archivio di una banca fosse copiato e rivelato potenzialmente a tutti.
D. Veniamo al metodo: come venivano portati i soldi in Svizzera?
R.
Più che il metodo o il deposito - i soldi arrivavano sempre in contanti - il problema era nascondere le tracce degli investimenti.
D. In che maniera?
R.
Attraverso le polizze vita, le società scudo nei paradisi fiscali o i trust. A volte anche con la tecnica dei conti “nostro/vostro”, che contribuivano a far perdere le tracce di molta liquidità.
D. Operazioni al confine fra legalità e illegalità…
R.
In realtà in molti casi si trattava di strumenti leciti ma utilizzati illecitamente. Come nel caso dei trust: gli specialisti dicono che sono investimenti sicuri per le grandi famiglie, ma spesso i fondi anonimi diventano un valido alleato per la non rintracciabilità dei capitali.
D. In appendice al libro ci sono diversi documenti interni di Hsbc. Di cosa si tratta?
R.
Sono i visiting report, ossia i documenti stilati dai gestori finanziari dei diversi correntisti. Da lì emergono le verità più scottanti.
D. Per esempio?
R.
Si vede come quasi sempre i gestori sapessero che i soldi depositati erano di origine illecita o frutto di evasione fiscale e come aiutassero i clienti a trovare tutti gli strumenti in loro possesso per evadere le tasse.
D. C’è un caso che vale la pena raccontare?
R.
Più che un caso singolo, un anno: il 2005. Di quel periodo ci sono migliaia di visiting report in cui i gestori avvisano i clienti che stava entrando in vigore la “euro-ritenuta“ (direttiva europea sul risparmio, ndr) secondo la quale tutte le banche dovevano operare una ritenuta del 35% sui guadagni finanziari ottenuti dai correntisti.
D. E cosa succedeva?
R.
I gestori suggerivano metodi “alternativi” per evitare che la banca fosse costretta a girare questa percentuale al Fisco italiano, magari proponendo al correntista di aprire una società fittizia a Panama.
D. Sui giornali si parla di circa 7 mila clienti italiani di Hsbc nel mirino. Voi nel libro dite che sarebbero più di 10 mila...
R.
I 7 mila si riferiscono ai nomi che sono arrivati in Italia nel 2010. Ma quelli sono solo i clienti della filiale di Ginevra. Ce ne sono altri di un'altra lista che è stata consegnata ai magistrati di Torino l’anno scorso.
D. I dati dei clienti itliani sono nelle mani della Guardia di finanza da cinque anni…
R.
Sono stati smistati alle procure competenti in base alla residenza dei clienti, ma le indagini si sono infrante contro i condoni fiscali dei governi Berlusconi-Tremonti.
D. E negli altri Paesi?
R.
Negli altri Paesi, molti, non c'è la prescizione e non stati fatti scudi fiscali. La Spagna ha già recuperato tanti soldi e la Francia anche. In Italia invece le indagini sono bloccate e la magistratura ha le mani legate.
D. Perché la lista Falciani è stata sottratta illegalmente e per questo non può valere per la giustizia italiana?
R.
Non è solo questo il problema: se non la si può utilizzare per istruire un processo penale può valere comunque come prova nel momento in cui un illecito viene scoperto. Qui il tema è un altro: le vere pietre tombali delle indagini, come dice anche Falciani, sono stati condoni e prescrizione.
D. Dove si trova oggi Falciani?
R.
In questo momento sta girando per la Francia. Negli ultimi tempi è stato anche a Parigi.
D. Cosa fa per vivere?
R.
Aveva trovato lavoro presso il polo tecnologico di Sophia-Antipolis ma il contratto è scaduto a fine anno, così adesso vive col sussidio di disoccupazione francese.
D. C'è chi dice che sia diventato un collaboratore del governo.
R.
Non c’è nulla di segreto: da un po’ di tempo porta avanti una collaborazione gratuita col ministero delle Finanze. In pratica insegna come usare gli strumenti informatici per riconoscere e rintracciare eventuali frodi.
D. C’è un’altra 'lista Falciani' ancora segreta con i nomi di migliaia di presunti evasori italiani che potrebbe uscire allo scoperto?
R.
La procura di Torino ha fatto richiesta per ottenere tutti i 121 mila nominativi coinvolti ma, a quanto mi risulta, al momento ha ricevuto dalla Spagna solo quelli italiani.
D. E non basta?
R.
I clienti italiani rintracciati sono solo i “pesci piccoli”. Molti, i più grandi evasori, si nascondono sotto prestanome, spesso argentini o brasiliani, o società offshore. Ma per incrociare i dati servono tutti i 121 mila nomi altrimenti è difficile che qualche altro italiano venga a galla.
D. E nel frattempo?
R.
Nel frattempo tutto viene insabbiato e chi può corre ai ripari. Così magari la verità non verrà mai fuori.

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