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BASSA MAREA 10 Febbraio Feb 2015 1609 10 febbraio 2015

Tsipras-Varoufakis, troppi errori tattici e bluff

Si puntano la pistola alla tempia. E dicono che pure l'Italia rischia. Ma così falliscono.

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Uno dei fotomontaggi di Varoufakis sui social.

Prima la mano tesa. Poi la faccia feroce.
Ma è comprensibile che quest’ultima dovesse presto venire fuori, per far vedere ai greci, e all’elettorato più nazionalista di sinistra e di destra, che Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra e persino Roma non fanno paura.
Ora vedremo.
Di suo Atene, con il premier Alexis Tsipras e con il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, qualche errore grave lo ha già compiuto.
UNA PISTOLA ALLA TEMPIA. «L’idea di una strategia è per Varoufakis», scrive Anatole Kaletsky in un articolo per l’autorevole Project Syndicate, «di starsene con in mano una pistola puntata alla propria tempia e chiedendo un riscatto per non far scattare il grilletto».
E non è difficile smontare il suo bluff. Può benissimo non esserci riscatto.
Intanto è certo che - se non per puro e disastroso incidente inatteso e non voluto - non ci sarà suicidio.
«IL DISASTRO È COMUNE». Strada facendo Varoufakis - 53 anni, doppia cittadinanza greca e australiana, professore di economia ad Atene, dal 2013 all’Università del Texas - ha commesso anche un errore tattico con il tentativo di dimostrare che il disastro mediterraneo non è solo greco, ma anche italiano.
Alcuni funzionari di Roma, - di una «grande istituzione italiana», ha detto - lo hanno avvicinato per dirgli che «anche l’Italia è a rischio bancarotta».
La conclusione di Varoufakis è che quanto Atene fa per se stessa apre la strada della verità anche a vantaggio di Roma.
DUE DEBITI MOLTO DIVERSI. Ora l’Italia non sembra ancora essersi resa conto bene, come opinione pubblica, della gravità del suo debito pubblico e delle conseguenze che ciò ha e avrà per lungo tempo.
Ma detto questo, un’occhiata ai dati economici e soprattutto al commercio estero dei due Paesi (un dato-chiave quando si parla di indebitamento assieme alla ricchezza delle famiglie) fa vedere la differenza di solvibilità fra Atene e Roma.
L’Italia in un mese medio esporta assai di più di quanto Atene esporta nell’arco di un anno. Il surplus commerciale italiano è stato nel 2014 nettamente superiore ai 100 miliardi di euro.
Il deficit greco del 2013 è stato di quasi 20 miliardi a fronte di esportazioni per 27 miliardi di euro. Ora, nonostante la differenza di dimensioni, di popolazione, e di storia economica, e nonostante cattivi comportamenti amministrativi che a volte ci accomunano, si tratta sempre di due mondi diversi.

Sbagliato dire: «Non vogliamo più la Troika»

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras in parlamento.

Varoufakis è un economista e matematico esperto della teoria dei giochi, ma il suo comportamento è stato così erratico, per ora, da smentire il principio stesso della teoria dei giochi.
La teoria presuppone per prima cosa che tutti i partecipanti alla partita conoscano le regole e abbiano ben chiare le conseguenze di ogni mossa.
NON SI RENDONO CONTO. Varoufakis e Tsipras prima di tutto non hanno dimostrato di rendersi bene conto delle condizioni di partenza.
Queste sono, per Berlino che resta direttamente o indirettamente l’interlocutore principale, l’intangibilità del debito estero di salvataggio, 240 miliardi in totale, contratto con l’Europa e il Fondo monetario internazionale (Fmi) per far fronte a un debito pubblico pari al 180% del Pil e dal 2010-2011 in bancarotta.
Mentre per Atene sono, o dovrebbero essere, la necessità di rivedere in parte le misure di austerità imposte al Paese e che hanno conseguenze a volte terribili e rendono difficile risollevare la testa.
C'È SPAZIO PER MEDIARE. Fatti salvi questi due principi, come noto i principi vanno più “salvati” che rispettati alla lettera, c’è spazio per mediare.
Varoufakis e Tsipras sono partiti da una revisione del debito, linea accettabile non come conditio sine qua non, ma come posizione negoziale: va rivisto.
Inevitabile un primo no della controparte. Poi però Varoufakis ha commesso l’errore, tutto a fini interni, di dire «non vogliamo più la Troika».
BCE COSTRETTA A CHIUDERE. Il no alla Troika ha costretto la Banca centrale europea (Bce), per statuto, ad annunciare la fine il 28 febbraio dei finanziamenti alle banche greche, che possono ricevere fondi data la situazione solo nel quadro di un accordo generale sul debito.
E infine il discorso battagliero con cui Tsipras ha annunciato aumenti salariali e alle pensioni, e in definitiva la fine dell’austerità interna.

Lo scenario? Corsa agli sportelli, banche chiuse, governo ai tecnocrati

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble (a sinistra) e il suo omologo greco Yanis Varoufakis.

Ma con che soldi? Senza fatti nuovi lo scenario probabile è già chiaro.
Emorragia di fondi bancari, corsa agli sportelli, controlli statali sui movimenti valutari, chiusura di banche.
A quel punto o l’intero governo Tsipras passa la mano a dei tecnocrati.
O comunque, cosa più probabile, esce di scena Varoufakis sostituito da qualcuno che riannoderà i fili.
L’alternativa è la disastrosa uscita della Grecia dall’euro, disastrosa per loro, pericolosa per tutti, e un colpo alla credibilità delle sinistre in versione nazionalista. Ci si fermerà probabilmente prima.
QUESTA EUROPA NON VA. Varoufakis ha scritto vari libri e molti articoli, e un libro recentissimo - non ancora uscito, di cui è stato diffuso un capitolo - che narra la visita nel marzo 1964 del ministro delle Finanze di Charles De Gaulle, Valéry Giscard d’Estaing, al collega tedesco Kurt Schmücker (cancelliere era Ludwig Erhard) con una «proposta indecente»: facciamo una moneta franco-tedesca e invitiamo gli altri quattro Paesi del Mec (Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo) a unirsi quando lo riterranno opportuno.
Obiettivo: affrancarsi dallo strapotere del dollaro, da sempre idea gaullista (e francese).
La tesi di Varoufakis è che l’euro è una creazione politica (il che in gran parte è vero) senza basi economiche (il che è vero, ma non fino in fondo) e che questa Europa alla fine non va bene.
È LA TESI DEI SALVINI. È la tesi di tutti gli anti-euro, da noi i Salvini, i Grillo e mezzo Berlusconi.
Ciò che i Varoufakis dimenticano è che l’Europa di Bruxelles è sempre andata avanti così, per scommesse, burocrazia e trattati, e che non ne abbiamo altra.
Bisognerà prima o poi contarsi, su questo progetto. E si sa già da che parte sta Varoufakis. Troppo poco europeo per aderire, troppo impaurito per sganciare la Grecia. E alla fine troppo di ingombro.

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