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TRATTATIVE 11 Febbraio Feb 2015 2155 11 febbraio 2015

Grecia, l'Eurogruppo prende tempo: si cerca un compromesso

Berlino e Atene ancora distanti: il memorandum non si tocca . Appuntamento decisivo il 16 febbraio.

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Il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Ha preso ufficialmente il via il mercoledì 11 febbraio il confronto ufficiale tra Grecia ed Europa, ma l'Eurogruppo ha preso tempo e ha rinviato tutte le aspettative a lunedì 16: la speranza è che dopo il vertice dei capi di Stato e di governo, in programma tra 24 ore, e un week-end di riflessione sulle proposte greche, il nuovo Eurogruppo possa avere le idee più chiare e avvicinarsi a un'intesa. «È stata una discussione fruttuosa. A tratti un pochino troppo franca nei toni, ma sono ottimista. Proseguiamo la conversazione lunedì», ha dichiarato all'uscita dai lavori il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan. Sulla stessa lunghezza d'onda l'omologo greco Yanis Varoufakis, che ha parlato di una riunione «molto costruttiva».
OBIETTIVO COMPROMESSO. «Si lavora a un compromesso», ha spiegato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, ma la strada è stretta, una soluzione sul debito sembra inaccettabile per molti e la Germania ha fissato di nuovo la linea invalicabile: se Atene non termina questo programma, non c'è più nulla.
SCHAEUBLE: «PROGRAMMA VA CONCLUSO». «Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma un programma esiste e o viene portato a compimento o non abbiamo più un programma», ha detto il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble, entrando all'Eurogruppo. Anche il tedesco ha allentato le aspettative: «Non mi aspetto risultati oggi, è l'inizio di un processo, dipende da cosa ci diranno, un programma c'è ed è già stato esteso».
MEMORANDUM PUNTO DI PARTENZA. E il programma attuale, cioè il memorandum con verifiche della Troika sulle misure in cambio di aiuti, è il punto di partenza per tutti i maggiori creditori della Grecia. Cioè Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e governi dell'Eurozona. «Per noi il punto di partenza è il programma che già hanno e ritengo che debbano attenersi a quello mandando avanti le riforme», ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Anche perché dall'anno scorso «sono tornati a crescere e hanno un avanzo, è cruciale che restino su quel cammino», ha aggiunto. Della stessa opinione l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna, tutti Paesi che, come la Grecia, hanno fatto i conti con i piani di aiuti Ue e le richieste della Troika. Completandole con successo. Per questo non vedono alternativa a un negoziato che rispetti i paletti europei.
MOSCOVICI: «SI LAVORA A UN BUON ACCORDO». Per la Grecia si lavora a un «buon accordo», che «tenga conto del risultato elettorale, di cui non si può non tenere conto, ma anche il governo deve riconoscere che esiste un programma», ha detto Moscovici, insistendo sulla linea scelta dai partner della moneta unica. Rinnegare l'attuale programma ed elaborarne un altro presenterebbe anche un'ulteriore difficoltà: quattro Paesi (Germania, Olanda, Finlandia e Slovacchia) dovrebbero chiedere il via libera dei loro parlamenti, che non sarebbe così scontato.
MARGINE DI MANOVRA PER ATENE. L'unico spiraglio per la Grecia, al momento, è quindi abbandonare l'idea di dire addio all'odiato memorandum. Del resto, all'interno di esso c'è un margine di manovra, come ha spiegato il premier olandese Mark Rutte: l'accordo con l'Ue «già prevede un margine di manovra per i greci, che possono decidere quali tagli fare purché l'ammontare richiesto non cambi». Perché qualunque soluzione che preveda una riduzione del debito «è inconcepibile», secondo Rutte.

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