Economia 11 Febbraio Feb 2015 0855 11 febbraio 2015

Popolari, torna il dividendo per Bpm

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Banca Popolare di Vicenza Nel giorno in cui il 'decreto Popolari' approda ufficialmente in Parlamento, due delle principali banche cooperative presentano i conti alla comunità finanziaria mostrando risultati che confermano un ritorno alla crescita. Balza agli occhi il risultato della Bpm che, dopo aver lasciato gli azionisti per tre anni a bocca asciutta tra lotte interne e 'caos' nella governance, ha deliberato di pagare un dividendo. SVALUTAZIONI PER LA PO DI VICENZA. Aria diversa in Veneto: la popolare di Vicenza ha scelto di fare forti svalutazioni su attivi e crediti, con il risultato di chiudere il 2014 con una perdita di 497 milioni. La parola sulle popolari era alla Camera dei deputati dove, come previsto, sono state bocciate le quattro pregiudiziali di costituzionalità (136 a favore, 272 contrari e due astenuti) presentate dalle opposizioni al decreto Renzi-Padoan che porterà alla trasformazione in Spa dei dieci gruppi più grandi. In audizione è atteso il presidente della Consob Giuseppe Vegas, con il mercato che attende chiarimenti sul 'faro' acceso dall'Autorità anche sugli acquisti in Borsa prima dell'ufficializzazione della riforma. La riforma, ha detto intanto il relatore del decreto alla Camera, Marco Causi (Pd), "è importante e attesa, è offensiva e non difensiva e consentirà di rafforzare il sistema". Causi ha quindi spiegato di aver chiesto al governo di valutare la possibilità di inserire "dei limiti all'esercizio di voto", così come già esistono "al 3 o al 5%" in altre banche con l'obiettivo di "mantenere la caratteristica 'public', cioè la proprietà diffusa" di questi istituti. I CONTI DELLA POPOLARE DI MILANO. La parola è passata a Milano con la Bipiemme che ha presentato i conti. L'amministratore delegato, Giuseppe Castagna, parlando della riforma ha detto di aspettare l'esito della discussione parlamentare in aprile e poi giocherà le proprie carte nell'eventuale risiko, dal quale potranno nascere "importanti sinergie".  Intanto, l'istituto ha chiuso il 2014 con un utile netto di 232,3 milioni (contro 29,6 milioni del 2013) tornando a distribuire un dividendo di 0,022 euro per azioni. Il balzo del risultato ha beneficiato soprattutto dalla plusvalenza di 104,5 milioni registrata nel secondo trimestre per la vendita di una parte della quota detenuta nella società di gestione del risparmio, Anima Holding. Da segnalare che nell'ultimo trimestre la Banca d'Italia ha disposto l'integrale rimozione degli add-ons (requisiti prudenziali aggiuntivi, ndr). Mentre da Modena la Bper ha annuncia un utile netto di 29,8 milioni contro i 16,1 dell'anno precedente e il lancio del nuovo piano industriale con un obiettivo di Rote (Return on tangible equity, indicatore che misura la redditività operativa) al 9% nel 2017, a Vicenza le forti rettifiche sui crediti e sugli attivi hanno fatto chiudere il 2014 con la perdita monstre di quasi mezzo miliardo. "Il mutato quadro regolamentare, unito alla valutazione degli esiti dell'Asset Quality Review" della Bce "hanno determinato la scelta di adottare un approccio prudenziale nella politica degli accantonamenti e della valutazione degli attivi", spiega la società.

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