Economia 13 Febbraio Feb 2015 1220 13 febbraio 2015

Il dollaro fa soffrire le imprese Usa

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Dollari Il rafforzamento del dollaro nei confronti delle principali valute, l’euro in testa, sta avendo un effetto inaspettato, e non necessariamente positivo, sul sistema finanziario americano. In particolare, da un lato ha penalizzato le trimestrali, dall’altro ha portato alla luce quella che secondo i banchieri è una falla della proposta della Federal Reserve di aumentare le riserve di capitale dei maggiori istituti americani. Il punto è che con la nuova regolamentazione suggerita dalla Fed il rialzo del biglietto verde costringerebbe le banche americane a detenere riserve di capitale maggiori rispetto alle rivali straniere, comprese quelle europee. Questo perché con il dollaro più forte cambia il modo in cui la Fed calcola alcune sovrattasse imposte alle otto banche americane più importanti da un punto di vista sistemico. Naturalmente, tutto questo piace assai poco ai nomi forti di Wall Street, tanto più che lo scenario cambia poco in questi giorni, con il biglietto verde in modesto calo dopo alcuni dati macroeconomici americani deludenti: l’euro, in rialzo dello 0,6% nell’ultima settimana, è comunque scambiato a meno di 1,14 dollari, vicino ai minimi in undici anni. LA FEDERAL RESERVE VUOLE PIÙ GARANZIE DALLE BANCHE A conti fatti non stupisce che la Banca centrale americana, memore del disastro del 2008, quando la crisi finanziaria ha portato il sistema bancario a un passo dal collasso, voglia più garanzie e chieda alle banche di avere una maggiore quantità di cuscinetti contro potenziali perdite. Ma è anche comprensibile che gli istituti finanziari si sentano penalizzate dal dollaro forte, soprattutto se il biglietto verde resterà ai livelli attuali ancora a lungo, come prevedono gli analisti. Il tasso di cambio alto nei confronti delle principali valute straniere mette in posizione svantaggiosa gli asset e le attività denominati in dollari. Per discutere della questione i rappresentanti delle maggiori banche americane, tra cui Citigroup, Goldman Sachs, Bank of America e Morgan Stanley, hanno incontrato privatamente funzionari della Fed per esporre le proprie preoccupazioni, che dovrebbero confluire in una lettera ufficiale in arrivo questo mese. PER LE BANCHE FED PIÙ RIGIDA DELLE CONTROPARTI EUROPEE Secondo le banche la volatilità della valuta porta alla luce problemi fondamentali della proposta della Fed, sostenendo in particolare che le misure richieste sugli standard patrimoniali sono molto più rigide di quelle introdotte in Europa. “È curioso che la Fed, che sta proponendo nuove sovrattasse per le banche americane, non tenga conto di una chiara falla della metodologia, che crea forti svantaggi in caso di rafforzamento del dollaro”, ha detto John Gerspach, direttore finanziario di Citigroup durante l’ultima conference call con gli analisti. La risposta della Fed non si è fatta attendere. Daniel Tarullo, membro del Board della Banca centrale, ha difeso la misura, spiegando che “porterà sostanziali benefici economici, riducendo il rischio di fallimenti che potrebbero destabilizzare il sistema”. IMPATTO A DUE FACCE SULL’ECONOMIA Il potenziale impatto sulle banche americane è solo l’ultimo esempio di come il rafforzamento del dollaro incida sull’economia nel suo complesso. Il quadro che va delineandosi ha due facce. Se da un lato le aziende, soprattutto quelle con attività all’estero, possono essere penalizzate dal momento che le vendite fuori dagli Stati Uniti risentono del cambio sfavorevole, dall’altro potrà incidere in modo positivo sull’economia, rendendo gli Stati Uniti più attraenti anche per gli investitori stranieri. È di questa idea il segretario al Tesoro Jacob Lew, che vede nel rafforzamento del biglietto verde un’opportunità di crescita, ma avverte che “l’economia americana si sta ulteriormente rafforzando, ma non può essere l'unico propulsore della crescita globale”. NON VALE SOLO PER LE BANCHE In generale la Corporate America va verso la stagione delle trimestrali più debole in quattro anni, proprio a causa di un dollaro più forte che ha ridotto il valore di una serie di prodotti - dal dentifricio ai computer - venduti al di fuori del mercato interno. Procter & Gamble, il colosso mondiale dei beni di consumo, ha parlato di “svalutazioni senza precedenti” di “quasi tutte le monete mondiali nei confronti del dollaro”, cosa che ha inciso in negativo su conti e fatturato. Lo stesso vale per la catena di gioiellerie Tiffany, il colosso delle bibite PepsiCo e il nome più forte dei prodotti per la cura del corpo Johnson & Johnson, solo per fare degli esempi. Le società non finanziarie parte dell’indice S&P 500, il riferimento di Wall Street, dovranno fare i conti con i secondi peggiori utili trimestrali dal 2009. Anche Apple, che pure ha messo a segno conti record e si attesta sui massimi storici per capitalizzazione e valore del titolo, ha dovuto alzare i prezzi di iPad e iPhone in Giappone per fare fronte alla debolezza dello yen. Gli analisti si aspettano almeno altre tre trimestri caratterizzati da yen ed euro deboli.

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