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TENSIONE 16 Febbraio Feb 2015 1856 16 febbraio 2015

Grecia, Atene respinge le proposte dell'Eurogruppo

Nulla di fatto nell'incontro di Bruxelles. Ultimatum Ue: «Quattro giorni di tempo».

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Alexis Tsipras.

Nulla di fatto. La Grecia ha respinto le proposte dell'Eurogruppo del 16 febbraio, giudicandole «assurde» e «inacettabili». È questo l'esito dei lavori del 16 febbraio a Bruxelles, contrassegnati da una nuova scarica di tensione tra Atene e l'Ue. L'incontro tra i ministri delle Finanze dell'Eurozona si è così bruscamente interrotto dopo sole poche ore, rimandando a un nuovo appuntamento, con ogni probabilità in agenda il prossimo 20 febbraio.
ULTIMATUM DI DIJSSELBLOEM. Anche perché il presidente Jeroen Dijsselbloem, all'uscita dal vertice, ha lanciato un vero e proprio ultimatum: «Atene ha fino a giovedì per decidere se chiedere l'estensione del programma, in modo da poter avere un Eurogruppo straordinario venerdì che possa valutare la sua richiesta». E «l'estensione è l'unica strada», ha aggiunto Pierre Moscovici. Che ha ribadito: «Dobbiamo essere logici, non ideologici». Se Atene non dovesse chiedere l'estensione, non potrebbe contare nemmeno sul Fondo monetario internazionale, che senza programma - e quindi controllo - europeo, chiuderebbe i cordoni della borsa.
NO ALL'ESTENSIONE DEL PROGRAMMA. La bozza di accordo illustrata dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem in apertura della riunione era di una pagina. Tre le indicazioni. La prima riguardava l’estensione del programma attuale. «Le autorità greche hanno indicato di avere l’intenzione di concludere con successo il programma tenendo conto dei nuovi piani del governo», era scritto nella dichiarazione proposta al ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Una frase non diversa da quella elaborata nella precedente riunione dei ministri, che era stata approvata da Varoufakis e che Tsipras però aveva respinto.
SCONTRO SULLA FLESSIBILITÀ. Altro elemento che ha scatenato l’opposizione ellenica è il riferimento all’uso migliore della flessibilità esistente «nell’attuale programma». Varoufakis si è chiuso a difesa della linea che il programma attuale non costituisce una base di partenza per il negoziato.
CONTROLLO DELLE POLITICHE ECONOMICHE. Terzo punto sul quale sono emersi dei problemi è quello relativo al controllo delle politiche economiche. Sebbene nel testo non si parli di Troika, ormai sparita dal vocabolario, viene indicato che «le autorità greche danno il loro fermo impegno ad astenersi da azioni unilaterali e lavoreranno in stretto accordo con i partner europei e internazionali, specialmente nei settori della politica fiscale, delle privatizzazioni, delle riforme del mercato del lavoro, del settore finanziario e delle pensioni».

VAROUFAKIS: «NOI ELETTI PER CAMBIARE». «Siamo stati eletti per cambiare questo programma, non per portarlo a termine», ha dichiarato in serata Varoufakis, «ma non ho dubbi che arriveremo a un accordo nei prossimi due giorni, non vogliamo arrivare a un punto morto». E ancora: «Il problema dell'Ue è che ora c'è un governo che mette in discussione un programma fatto dall'Europa e la nostra difficoltà è convincere l'Europa a sostituire un programma che non ha funzionato». Il ministro greco ha pure accusato Moscovici di aver cambiato le carte in tavola, dato che al mattino sarebbe stata trovata un'intesa di massima sul documento successivamente modificato da Bruxelles.
LE SPERANZE NEL COLLOQUIO CON MOSCOVICI. I tentativi di avvicinare le parti, prima dell'inizio ufficiale della riunione, sono stati parecchi. Varoufakis ha incontrato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, e poi Dijsselbloem, Moscovici, e anche Draghi. Ma una volta iniziata la riunione, il presidente dell'Eurogruppo ha capito subito che la distanza era ancora troppo profonda per tentare una maratona che portasse ad un accordo.
Varoufakis ha raccontato che solo l'incontro con Moscovici lo aveva fatto ben sperare. Il commissario gli aveva sottoposto una bozza di comunicato che conteneva tutti gli elementi giusti: un piano 'intermedio' invece di un'estensione, il controllo della Commissione invece della ex Troika. A quelle condizioni, ha spiegato il ministro al termine dell'Eurogruppo, sarebbe stato pronto a firmare subito. Ma una volta nella sala, con tutti gli altri 18 partner, Dijsselbloem gli propone una bozza differente, «che ci portava indietro a mercoledì scorso».
PROTESTA DEI MINISTRI. I greci l'hanno respinta al mittente, alcuni ministri si sono espressi in modo duro contro di loro: «C'era disappunto tra i ministri», ha spiegato Dijsselbloem che mette fine alla riunione prima che l'atmosfera diventi rovente. «Sta ora ai greci chiedere un'estensione del programma, e allora si potrà decidere un nuovo incontro», ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Ma il nuovo appuntamento deve essere massimo venerdì, perché altrimenti non ci sarebbero i tempi tecnici per far approvare un'estensione a quei Paesi che devono sottoporla ai loro Parlamenti come Germania e Finlandia. Varoufakis, convinto che il problema dell'Europa sia «un governo che mette in discussione» un programma fatto da lei, è ottimista su un accordo «nei prossimi due giorni, perché non vogliamo arrivare ad un punto morto».
E anche il ministro dell'economia italiano Pier Carlo Padoan è convinto che non ci sia un rischio 'Grexit'.

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