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SWISSLEAKS 16 Febbraio Feb 2015 0610 16 febbraio 2015

Hsbc, i legami con le banche vicine ad al Qaeda

Fino al 2012 l'istituto ha fatto affari con Al Rajhi, Islami e Social Islami Bank. Sospettate di finanziare il terrorismo. I manager sapevano. Ma non fecero nulla.

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La Hsbc ha sede a Londra ed è il primo istituto di credito europeo per capitalizzazione con 157,2 miliardi di euro.

Prima che le fughe di notizie di Hervé Falciani portassero la Hsbc all'attenzione della stampa internazionale e delle autorità fiscali di mezzo mondo, il colosso bancario era già stato oggetto, nel 2012, di una lunga indagine negli Stati Uniti, costata alla multinazionale una multa da quasi 2 miliardi di dollari.
Il Senato americano scoprì che la Hsbc aveva permesso attraverso le sue filiali il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga, aveva reso possibili transazioni con Paesi sottoposti a embargo come l'Iran e, soprattutto, che tre istituti di credito suoi clienti avevano legami con il terrorismo islamico, in particolare con Al Qaeda: la Al Rajhi Bank, una delle principali banche dell'Arabia Saudita, la Islami Bank e la Social Islami Bank, entrambe con sede in Bangladesh.
IL RAPPORTO USA: «C'ERANO ELEMENTI SOSPETTI». Le conclusioni dell'indagine sono scritte nelle oltre 300 pagine del rapporto che porta la firma di Carl Levin, presidente della commissione di inchiesta, di Tom Coburn, rappresentante della minoranza, e di altri 24 commissari.
«Le banche raramente hanno legami espliciti con i finanziatori del terrorismo, ma nel caso delle tre oggetto di questa indagine», annotavano i commissari, «una molteplicità di elementi avrebbe dovuto sollevare più di un interrogativo» nei manager della Hsbc. Che invece, pur sollecitati da diversi funzionari e dalle autorità americane, continuarono a mandare avanti le relazioni di affari con i sauditi e le banche del Bangladesh almeno fino al 2012.

I manager della Hsbc sapevano

La Al Rajhi Bank è una delle principali banche dell'Arabia Saudita, sospettata di avere avuto legami con al Qaeda.

«Nel caso della Al Rajhi», si legge nel rapporto, gli elementi di collegamento con il terrorismo islamico erano diversi. Innanzitutto il fatto che uno dei funzionari chiave della banca fosse un «finanziatore di Al Qaeda».
In secondo luogo, l'esistenza di ben due rapporti, di cui uno della Cia, che provavano come le attività la Al Rajhi, comprese quelle no profit, fossero servite come canale per finanziare l'estremismo.
Per quanto riguardava l'Islamic Bank, spiegava il rapporto, gli elementi di criticità erano legati al fatto che la banca era di fatto una sorta di “filiale” della Al Rajhi ed aveva fornito conti correnti a organizzazioni terroristiche.
Tra i proprietari della Social Islami Bank comparivano invece due organizzazioni inserite nella black list del terrorismo internazionale dagli Stati Uniti, ma «le quote di questi azionisti non sono mai state vendute come promesso».
L'ISTITUTO HA CAMBIATO POLICY SOLO NEL 2012. «In ognuno di questi casi», si legge ancora nel rapporto, «i responsabili della Hsbc e della Hbus (filiale americana, ndr) erano al corrente delle informazioni, ma hanno continuato a mantenere aperti i conti e le relazioni finanziarie con questi istituti».
Arrivando anche a sostituire i funzionari che sollevavano dubbi o che avevano espressamente manifestato la volontà di chiudere i conti sospetti.
A parziale discolpa della Hsbc, la commissione sottolineava però come la decisione presa in una filiale della banca potesse non essere vincolante per le altre sedi sparse in tutto il mondo.
Nel caso della Al Rajhi Bank, per esempio, nonostante la Hbus avesse chiuso i rapporti con l'istituto saudita, le filiali mediorientali della multinazionale avevano continuato invece a farci affari. «Solo nel maggio del 2012», conclude il report, «la Hsbc ha cambiato la sua policy, stabilendo che la decisione di chiudere i rapporti con un cliente avrebbe da quel momento riguardato tutte le filiali del gruppo».

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