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SPRECHI 16 Febbraio Feb 2015 0808 16 febbraio 2015

Sardegna, tutti i guai di Saremar

Bacchettata dall'Ue per aiuti di Stato. E indebitata con la Regione per 11 milioni. La compagnia di navigazione verso la privatizzazione. A rischio 180 dipendenti.

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Saremar è una compagnia di navigazione sarda, nata nel 1987.

Fermi un giro e, questa volta, anche di più. Non c’è nessuno spiraglio per la Saremar, compagnia di navigazione e società in house della Regione Sardegna.
Piegata alle volontà della giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci, era stata utilizzata per la Flotta Sarda a partire dal 2011, un esperimento estivo con l’ente diventato di fatto armatore per contrastare il cosiddetto caro-traghetti delle principali concorrenti tra cui Tirrenia, Moby e Gnv.
Ma andar per mare non è affar semplice, soprattutto quando si parla di conti. Questa volta interamente pubblici. E così, implacabile, è arrivato il verdetto dell’Ue, come spesso accade per la Sardegna: aiuti di Stato per ben due stagioni di seguito, nel 2011 e 2012.
SAREMAR DEVE 10,8 MLN ALLA REGIONE. Nel mirino sono finite le iniezioni di denaro pubblico per il nolo delle navi utilizzate per la spola con il continente. Insomma il creditore della Saremar, partecipata regionale, è proprio la Regione a cui deve restituire 10,8 milioni di euro. Una cifra che supera il 60% dell’ultimo bilancio.
A ciò si aggiungono le bacchettate della Corte dei conti che ha rilevato perdite per 3 milioni di euro e il caso Flotta Sarda è stato addirittura citato nella relazione del procuratore generale nel 2013 come «esempio di fenomeni corruttivi».
Un destino tracciato, quindi, soprattutto con l’arrivo della nuova giunta di centrosinistra guidata da Pigliaru. A inizio anno il verdetto dell’assessore ai Trasporti, Massimo Deiana. Ma soprattutto del tribunale: concordato preventivo.
ALLA COMPAGNIA RESTANO LE TRATTE MINORI. Tramontata quindi l’esperienza al suon di «Turisti e residenti la Sardegna vi ama e vi viene a prendere con le sue navi» - così recitava lo slogan - la Saremar è rimasta titolare di alcune tratte minori.
Quelle che collegano, anche in pieno inverno, meteo permettendo, gli isolani per eccellenza all’Isola madre: ossia gli abitanti di La Maddalena, nel Nord, e quelli l’Isola di San Pietro, a Sud-Ovest. Un servizio di carattere pubblico, basti pensare che è l’unico vettore a viaggiare tra Carloforte e Portovesme: stessa cosa vale per i cinque mesi a cavallo tra novembre e marzo per la rotta Bonifacio – Santa Teresa di Gallura. Fine delle corse, dunque? Non nell’immediato, almeno pare. L’ultima proroga del servizio scadrà a fine anno.
E se sul sito della compagnia si può ancora prenotare un viaggio da e per Bonifacio fino a fine mese, delle altre si sa poco.
LE NAVI FINISCONO SUL MERCATO. Al telefono l’impiegata della biglietteria di Carloforte è pacata: «Non ci hanno comunicato nulla», dice a Lettera43.it, «tutto è regolare». E a domanda risponde: «Per marzo? Sì, si può prenotare. Non ci dovrebbero essere problemi».
Il grosso del traffico e delle entrate si realizza d’estate con l’arrivo di turisti e gitanti. Ma non si aspetterà di certo la bella stagione. Il programma della Regione è chiaro: «In teoria se ci fosse un privato disposto a coprire il buco e a entrare in Saremar non ci sarebbero più difficoltà. Ma è evidente che non lo farà nessuno. Non resta che vendere gli asset positivi di Saremar», spiega l’assessore Deiana. «In altre parole non rimane che mettere le navi sul mercato. Le rotte restano nelle mani della Regione. Faremo un bando aperto ai privati».
Il dado è tratto, non si torna indietro. Il rebus da risolvere c’è: evitare l’interruzione del servizio e salvare, se possibile, pure i posti di lavoro.

No a interventi pubblici: resta la via della privatizzazione

Vincenzo Onorato, patron della Moby.

La strada pubblica è quella che continuano ad auspicare sia i sindacati, sia alcuni politici legati al territorio, durante le prime assemblee nelle piccole isole. Alcune a bordo dei traghetti, come lo storico Sibilla.
Finora c’è stata un’interrogazione di due consiglieri regionali di maggioranza, Pietro Cocco (capogruppo Pd) e Luca Pizzuto (Sel) nonché un’interrogazione al ministro Lupi presentata dal deputato sardo Andrea Vallascas (M5s).
Il timore è che lo “spezzatino” proposto lasci di fatto a terra passeggeri e marittimi (180 sono a rischio). Eppure la Regione ribadisce il suo “no” a un ulteriore intervento pubblico. Con un’ennesima società in house, sul modello utilizzato per i trasporti locali su gomma.
Questa era una delle proposte sul piatto, portate avanti dal segretario della Filt Cigl, Arnaldo Boeddu, riprodurre l’Arst (Azienda regionale sarda trasporti) dei mari. O, meglio, creare una società ad hoc e farla partecipare al bando previsto per la vendita di Saremar. Ma non è più tempo di scatole cinesi.
LA SCIA DI PARTECIPATE LASCIATE PER STRADA. Saremar è nata quasi 30 anni fa, nel 1987, e ha sempre gravitato in ambito pubblico. È la cugina di altre compagnie di navigazione locali, come Carimar, Toremar e Laziomar, tutte ex del gruppo Tirrenia.
Dopo la privatizzazione della compagnia di Stato, conclusa nel 2012, navigano con alterna fortuna. Tra tutti c’è il caso toscano: la Toremar, prima passata alla Regione, è stata acquisita dal patron della Moby, Vincenzo Onorato. Passaggio di recente annullato dal Consiglio di Stato, su ricorso Toscana navigazione srl, esclusa dal bando.
In Sardegna è presto per parlare di pretendenti, eppure le sette navi potrebbero far gola, ancora una volta, all’armatore campano Onorato (patron di Moby e della stessa nuova Tirrenia a cui vanno comunque 70 milioni di euro l’anno). Appena quattro anni fa aveva presentato la sua candidatura, poi rientrata.
LE MANOVRE DI ONORATO, PATRON DELLA MOBY. Sul Tirreno Onorato si muove da tempo, e con agilità. A fine anno è riuscito a strappare l’accordo ai soci di minoranza. In poche parole, con due distinte operazioni e il supporto di Unicredit, punta al controllo totale della ex compagnia di bandiera Tirrenia e della stessa Moby.
Costo previsto: 100 milioni, scadenza a giugno. Anche se è difficile pensare che l’intera cifra sia offerta dal gruppo bancario d’appoggio.
Ad ogni modo, secondo i piani, Onorato (che detiene il 40% delle quote) comprerà tutte le altre: ossia il 35% in mano al Fondo Clessidra e rispettivamente il 15% del Gip di Luigi Negri e il 10 di della Shipping Investment di Francesco Izzo.
PROSEGUE LA COMPRAVENDITA DEI MARI. Una manovra su più piani e a doppio intreccio: il Fondo Clessidra, gestito da Claudio Sposito - ex banchiere di Morgan Stanley – detiene infatti il 32% delle azioni di Moby.
Tra qualche timido malumore della politica isolana va avanti la compravendita dei mari.
La prossima estate, dunque, ci si potrebbe spostare via mare da e per la Sardegna sotto un’unica bandiera. La scorsa estate, infatti, si è consumata la fine ingloriosa dell’alternativa gallurese Go In Sardinia: con centinaia di turisti imbufaliti ostaggio dell’Isola. Biglietti pagati per navi a noleggio dirottate altrove.

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