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BASSA MAREA 17 Febbraio Feb 2015 1625 17 febbraio 2015

Caro Boeri, sulle pensioni parti col piede sbagliato

Il presidente Inps vuole ridurre le regalie, colpendo in alto. Ma la maggior parte dei privilegiati si nasconde altrove. Non è sparando nel mucchio che si risolve il problema. Direttore generale, Crudo in pole.

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Tito Boeri, presidente dell'Inps.

Il presidente si è insediato, i conti vanno male, la spesa è eccessiva. Aspettiamoci nei prossimi mesi il big bang delle pensioni. Ci sarà? O il governo si sta cacciando con l’Inps in un ginepraio dall’esito indecifrabile?
La scelta del professor Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha un chiaro mandato: ridurre la spesa pensionistica.
Lui, professore alla Bocconi e attivo su vari altri fronti, da tempo indica una strategia. In sintesi, questa dice che occorre ricalcolare le pensioni, tutte, con precisione dove si può o con simulazioni, con il metodo contributivo.
Questo per ridurre in parte i vantaggi assicurati dal metodo retributivo, limitato ai lavoratori con oltre 18 anni di contributi nel 1995, lasciato solo per la parte pregressa a quelli allora con meno di 18 anni, e abolito del tutto per tutti a partire dai versamenti 2012. Ma a volte retributivo e contributivo si equivalgono. Dipende dalla storia lavorativa di ciascuno.
BOERI METTE NEL MIRINO LE PENSIONI D'ORO. Le cifre dicono che per le pensioni italiane qualcosa va fatto. In media quelle pubbliche incidono per il 18% sul bilancio dei Paesi Ocse, in Italia per il 32%, massimo assoluto. L’Istituto, su cui il governo Monti ha fatto convergere (purtroppo per l’Inps) anche i pensionati pubblici dell’ex Inpdap, dove ci sono le distorsioni maggiori ma dove il ricalcolo è difficile, sta a galla grazie a trasferimenti statali nell’ordine ormai dei 100 miliardi o quasi all’anno.
La prima cosa da fare, dice però ora Boeri, è quella di «scovare» le «ingiustizie» passando al setaccio le pensioni d'oro. Poi andiamo a introdurre «un contributo massimo del 20-30% sulla differenza tra quello che alcuni pensionati d'oro ricevono con le pensioni calcolate con il sistema retributivo e misto e quello che avrebbero ricevuto se calcolate soltanto con le norme del metodo contributivo».
Questa operazione consentirebbe di risparmiare «più di 4 miliardi all'anno».
PAROLE POCO TRANQUILLIZZANTI. In attesa di annunci più chiari e organici, queste parole non sono tranquillizzanti. Perché aprono una contraddizione nella strategia Boeri. E la contraddizione sta nel presentare un legame diretto tra pensioni alte e privilegi non più sostenibili. Ciò avviene certamente in molti casi, assai più nel pubblico che nel privato, ma non è detto che avvenga sempre. Se l’obiettivo è quello di limitare le «regalie indebite a spese della collettività», pensioni cioè fuori parametro rispetto ai contributi versati, non solo in alto occorre guardare.
Già, ma come si farà a mettere un prelievo di 150 euro su una pensione da 1.900 netti al mese giustificata però dai contributi solo per 1.400 mensili e non toccare una pensione da 4 mila pienamente in linea con i contributi versati? È questo il ginepraio nel quale si stanno mettendo il governo Renzi e il professor Boeri. Ginepraio legale, con ricorsi a fiumi, e politico.

Le regalie maggiori? Sono sotto i 50 mila euro annui

Pensionati in un ufficio Inps.

Prendiamo un caso, ispirato dalla realtà concreta, di una coppia, marito dirigente privato e moglie impiegata pubblica, o viceversa, dove uno ha sempre guadagnato grossomodo il triplo dell’altro.
Il dipendente privato ha pagato, lui e i suoi datori di lavoro, contributi che da tempo sono al 33% dello stipendio lordo. Il dipendente pubblico ha avuto prelievi, ma non analoghi, e soprattutto lo Stato non ha specificato per lungo tempo la propria quota, maggioritaria, di contributi perché metteva tutto fino a non molti anni fa nel calderone del suo bilancio.
Bene oggi in pensione i due hanno una differenza di reddito diminuita rispetto alla vita lavorativa e l'ex dirigente percepisce una pensione doppia, diciamo 4 mila circa contro 2 mila o poco meno. Chi sta ricevendo di più dalle casse pubbliche? Il pensionato da 2 mila euro, non c’è dubbio.
LA FOLLIA DELLE BABY PENSIONI. Studi credibili hanno dimostrato che il grosso delle “regalie” sta nelle pensioni da stipendi sotto i 50 mila euro annui lordi. Sopra, il divario fra dovuto e percepito cala fino a esaurirsi, dato il tipo di conteggi da tempo effettuato. Questo salvo casi scandalosi, che ci sono eccome, ma forse in numero minore di quanto si pensi.
C’è poi la follia della baby pensioni, oltre 600 mila e più ancora in essere, l’ultima elargita nel 1992 quando questa regalia assurda fu eliminata.
Che fare dunque? Quello che si intravede è già preoccupante. Le baby pensioni non verranno toccate perché sono basse per definizione, ma più alte spesso con 18 anni di contributi rispetto a quelle di chi oggi va via anticipatamente, se può, con 35 anni.
L’accento del dibattito propedeutico alle scelte si allontanerà sempre più dal binomio retributivo-contributivo e si avvicinerà sempre più a quello pensioni basse-pensioni alte. Tutte le pensioni sotto, diciamo, i 1.800-2 mila euro netti non verranno toccate. Certo, si prende a chi ha, non a chi non ha. Ma in questo caso, date le premesse di Boeri, non è solo la cifra mensile a dire chi ha più e chi meno.
SI ANDRÀ A COLPIRE NEL MUCCHIO. Si cercherà di prendere il più possibile colpendo nel mucchio, e alla fine dimenticandosi il contributivo-retributivo. Se così sarà, non era il caso si scomodasse un attivissimo accademico di rango. Bastava un contabile.
Anche perché, data la fibrillazione del dibattito, con quasi tutti i pensionati d’Italia per un motivo o per l’altro sul piede di guerra, sarà il parlamento a voler decidere.
E chi lo vede rinunciare a un’occasione di santa demagogia? Al ruolo di difensore dei piccoli - sistema migliore per proteggere nel plauso maggioritario finale i propri privilegi di Casta - e a qualche voto in più?
Speriamo tanto in una smentita dai fatti.

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