Economia 17 Febbraio Feb 2015 0723 17 febbraio 2015

Landini alla carica di Marchionne

  • ...

Maurizio Landini Un sabato nero, il giorno di San Valentino, ha passato Maurizio Landini. Cinque delegati cinque in sciopero al presidio di Pomigliano. Appena diecimila in piazza per la manifestazione a favore dei fratelli di Tsipras”. Nell’arco di poche ore il leader Fiom ha visto evaporare gli sforzi fatti nell’ultimo anno e mezzo, anche piegando Susanna Camusso alla sua linea: ritornare ai tavoli che contano nella prima azienda metalmeccanica del Paese; partecipare se non guidare la costruzione di un soggetto politico alla sinistra del Pd, che passasse proprio per l’implosione del Nazareno. LA SCONFITTA IN PIAZZA Ma proprio come dimostra la convocazione del popolo di sinistra sabato scorso a Roma in appoggio di Tsipras, non ci sono ancora le condizioni per costruire un’alternativa al Partito democratico. Proprio come ha spesso spiegato al leader della Fiom la stessa Camusso. Dopo queste disfatte un altro leader sindacale si sarebbe dimesso, ma non Landini, che rilancia e marca le sue posizioni su Fca, dopo aver plaudito Marchionne all’assunzione di 5mila lavoratori nello stabilimento di Melfi. A margine di un direttivo che si è tenuto nelle scorse ore, Landini ha mostrato la faccia più dura che ha. Soprattutto non si è pianto addosso. «Sapevamo che lo sciopero del sabato di straordinari a Pomigliano avrebbe avuto quell'esito», la prima stoccata a chi lo dà ai margini. «Cambieremo modalità di lotta, le forme le decideremo nei prossimi giorni con i delegati», ha avvertito gli avversari. E c’è da credergli.

Sergio Marchionne RIAPERTO LO SCONTRO CON MARCHIONNE Nelle scorse settimane il segretario della Fiom aveva lanciate timide aperture a Sergio Marchionne, riconoscendogli il lavoro fatto per le assunzioni a Melfi e chiedendogli di riaprire il confronto su nuove basi: non più i tagli ma gli investimenti. Ma dal Lingotto non è arrivata per il momento nessuna risposta. Anche perché un cambio negli equilibri sindacali, metterebbe non poco in imbarazzi le altre sigle meccaniche, che in questi anni hanno sempre tratto con la casa (un tempo) torinese.

Fiat 500 IL NODO DEL SALARIO Da qui, per Maurizio Landini, la necessità di rilanciare. Ed eccolo chiedere «in Fca un tavolo di confronto che non escluda nessuno e che porti il salario dei lavoratori allo stesso livello di quello degli altri metalmeccanici».In queste parole c’è un riferimento all’annosa questione del contratto separato dell’auto che regolamenta i rapporti di lavoro in Fiat, che nell’ultimo aggiornamento non ha ritoccato i minimi, ma dato soltanto un’una tantum. Con il risultato che in termini assoluto il salario base è minore rispetto a quello previsto dall’intesa dei metalmeccanici firmata da tutti i sindacati e Confindustria. Il tema diventa più cogente anche perché la Fiom discute la scelta dell’azienda, che dopo l’aumento delle vendite della Panda, ha preferito far lavorare gli operai anche di sabato, nonostante siano fuori dalla produzione 2mila dipendenti sotto ammortizzatori sociali. «Abbiamo voluto fare», ha detto Landini, «questo atto per porre il problema dell'incongruenza tra il ricorso alla cassa integrazione e la richiesta di straordinari». Concetto, che se passasse, metterebbe in cattiva luce le strategie di FimCisl e Uilm.

Operi a Melfi LA TUTABLU È PACIFISTA Ma Landini non ha sotterrato l’ascia di guerra soltanto con i vertici di Fca. Ieri, ha approfittato della vicenda libica, per aprire un nuovo fronte con l’ex alleato Matteo Renzi. Mentre il governo si discute se fare o meno la guerra allo Stato libico, il leader della Fiom ha rinverdito i toni dei sindacalisti tra le due guerra, è sbraitato: « La discussione su un possibile intervento militare contro l'Isis è una follia. La priorità dei singoli governi è far ripartire gli investimenti per creare occupazione e in questo quadro è necessario invertire la rotta rispetto alla lettera della Bce dell'agosto 2011, che ha indicato la strada delle riforme che stanno per essere attuate». Per poi seppellire il premier con un beffardo: «È stato presidente europeo per sei mesi ma non se n'è accorto nessuno». Altro che velleità militari.

Correlati

Potresti esserti perso