Economia 17 Febbraio Feb 2015 1853 17 febbraio 2015

Popolari, ok di Bankitalia alla riforma

  • ...

Banca d'Italia La Banca d'Italia invita il Parlamento a procedere con la riforma delle banche popolari, per le quali, ha detto il direttore generale Salvatore Rossi, «la forma societaria cooperativa è un handicap che va rimosso al più presto». Il decreto legge del governo, in corso di conversione alla Camera, obbliga le 10 popolari con attivi superiori a 8 miliardi a trasformarsi entro 18 mesi in società per azioni, eliminando il principio 'una testa un voto'. OBIETTIVO: FACILITARE GLI AUMENTI DI CAPITALE. Il primo e principale effetto positivo che Bankitalia si aspetta dal provvedimento è rendere più facile procedere con gli aumenti di capitale dal momento che «fattori quali il voto capitario e i limiti al possesso azionario e alla rappresentanza in assemblea sono assai poco attraenti per investitori istituzionali». Inoltre, con la nuova cornice normativa europea, «le esigenze di capitale, se non soddisfatte in tempi brevi, possono arrivare a far scattare i presupposti per la 'risoluzione' della banca». La conseguenza è che «azionisti e altri creditori diversi dai depositanti verrebbero chiamati a partecipare alle perdite (bail-in), senza di che non sarebbe consentito nemmeno il sostegno dello Stato", ha detto Rossi in un'audizione alla Camera. BANKITALIA CONTESTA LA POSIZIONE DELLE BANCHE POPOLARI. Bankitalia contesta le obiezioni mosse dalle banche popolari al decreto, la principale delle quali è che la riforma rischia di cancellare posti di lavoro incentivando le aggregazioni.  Rossi ha osservato come «la prima e più seria minaccia ai livelli occupazionali» derivi dalla mancanza di azioni per aumentare la produttività e contenere i costi di gestione delle banche. Bankitalia pone condizioni anche alle proposte avanzate dalle popolari per attenuare l'effetto della riforma: i limiti al possesso azionario, i limiti al diritto di voto e le maggiorazioni del diritto di voto per chi si ritrova a essere socio da tempo al momento dell'attuazione della riforma.  "Limiti al possesso azionario, finora una delle principali debolezze della governance delle popolari, appaiono sostanzialmente contrari alle finalità della riforma", ha detto Rossi.  Le altre due proposte "possono essere considerate non stravolgenti rispetto allo spirito della riforma se fissate in misura tale da non compromettere la contendibilità delle aziende".  In ogni caso, ha precisato Rossi, "misure di questo tipo dovrebbero comunque essere derogabili di fronte alla necessità di un tempestivo ricorso al mercato dei capitali ed essere volte solo a facilitare la transizione fra i due regimi: compiuta questa, andrebbe ripristinata la piena proporzionalità tra proprietà e controllo, uno dei principali vantaggi della società per azioni".

Articoli Correlati

Potresti esserti perso