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ECONOMIA 18 Febbraio Feb 2015 0800 18 febbraio 2015

Cina, le criticità del mega acquedotto di Pechino

È un sistema idrico lungo migliaia di chilometri. Che dovrebbe dare da bere a tutto il Dragone. Come voleva Mao. Ma per gli esperti non risolverà la siccità.

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da Pechino

Un tratto del South north water transfer project.

Quando si tratta di grandi progetti, la Cina non è seconda a nessuno: dal più lungo tunnel sottomarino del mondo a una rete ferroviaria ad alta velocità che dopo soli sei anni dalla sua apertura copre oggi 15 mila chilometri. Insomma, a Pechino piace sempre fare le cose in grande, anche quando si tratta di sistemi idrici.
Il South north water transfer project (Snwtp), infatti, è destinato a battere tutta la concorrenza: si tratta di un sistema di canali, dighe, pompe e acquedotti che connetterà il Fiume Azzurro e i suoi affluenti con il bacino fluviale del Fiume Giallo, trasportando oltre 44 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno per migliaia di chilometri.
OPERA DA 55 MILIARDI. È il più grande sistema di trasferimento idrico nella storia - sia in termini di lunghezza sia di capacità - e dovrebbe provvedere ai bisogni di campi, industrie e città del Dragone.
Il costo? È proporzionato alle dimensioni: 62 miliardi di dollari (quasi 55 miliardi di euro) - oltre 10 volte il Mose di Venezia - sono stati stimati all’inizio dei lavori, ma già nel 2015 il budget ha sfondato gli 81 miliardi, e il tratto più complicato non è ancora stato iniziato.
LAVORI INIZIATI NEL 2002. Il Snwtp è costituito principalmente da tre canali, la cui costruzione è iniziata nel 2002. Il primo è quello orientale - già costruito e funzionante - che trasporta 14 miliardi di metri cubi d’acqua dal Fiume Azzurro a Tianjin, attraverso le provincie di Jiangsu, Anhui, Shandong e Hebei.
La sua lunghezza totale è di 1.156 chilometri, inclusi due tunnel sotterranei che superano il Fiume Giallo a una profondità di 70 metri sotto terra.
PARTI GIÀ COMPLETATE. Il canale centrale - anche questo già entrato in funzione - parte dalla diga di Danjiangkou sul Fiume Han (in futuro potrebbe attingere anche alla nota Diga delle Tre Gole e ad altre infrastrutture sul Fiume Azzurro) e trasporta il suo carico di 12-14 miliardi di metri cubi d’acqua per 1.432 chilometri fino a Pechino.
DUBBI SULLA TERZA SEZIONE. Quella che sta causando problemi ai tecnici è la terza sezione del progetto, la condotta occidentale, che dovrebbe partire dall’Altopiano del Tibet e trascinare ben 20 miliardi di metri cubi d'acqua attraverso una delle aree più montuose e «geologicamente complesse» - così afferma il governo - della Cina.
Al momento il progetto è allo studio, ma non è chiaro quando verrà ultimato (sempre che costruirlo sia possibile, visto che non tutti ne sembrano convinti).

Il Snwtp è la soluzione ai problemi idrici del Dragone

Una diga in Cina.

Il Snwtp è la risposta di Pechino alla cronica siccità delle provincie settentrionali, uno dei principali problemi ambientali della Cina.
Secondo le Nazioni unite, infatti, nella Repubblica Popolare si concentra il 20% della popolazione mondiale, ma solo il 7% dell’acqua dolce del globo: significa, quindi, che ogni cittadino ha a disposizione circa 200 metri cubi d’acqua all’anno, una frazione dei 1.700 che l’Onu considera un livello sicuro.
A peggiorare la situazione è il fatto che il territorio a Sud del Fiume Azzurro contiene circa l’80% delle riserve disponibili, mentre il Nord - ovvero il 63% della superficie del Paese - deve accontentarsi del restante 20%.
PROGETTO IDEATO DA MAO. Il disequilibrio in Cina era stato evidenziato già da Mao Zedong, che lanciò l'idea di collegare l'umido Sud con l'arido Nord fin dal 1952.
«Il meridione ha molta acqua: sarebbe bene se potessimo prenderne un po’ in prestito», disse allora il Grande Timoniere.
SPONSORIZZATO DA XI. Resta ancora da capire se il progetto darà i suoi frutti, e su questo punto c’è poca chiarezza.
Le fonti ufficiali tendono a dipingerlo come una valida soluzione ai problemi di campi e industrie, nonché a quelli di Pechino, dove la quantità d’acqua pro capite era di soli 100 metri cubi prima dell’apertura dei nuovi canali.
Secondo i tecnici, entro il 2050 la nuova rete idrica porterà benefici a 440 milioni di persone, e il presidente Xi Jinping ha recentemente dichiarato che il Snwtp è uno dei «maggiori eventi» per la modernizzazione del Paese.

Il Snwtp si divide in tre parti e serve a trasportare oltre 44 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno per migliaia di chilometri.

Rischio di inquinamento dell'ambiente con sostanze nocive

Il Nord della Cina è arido e ha bisogno delle risorse del Sud del Paese.

Tuttavia, sono sempre di più gli scettici secondo i quali il progetto minaccia di creare seri problemi in termini di biodiversità, clima e inquinamento del Paese.
La diminuzione della portata dei fiumi Azzurro e Han rischia di concentrare le sostanze nocive presenti nelle loro acque con gravi danni per tutti.
CRITICHE DAL GOVERNO. «La Cina sta cercando di sviluppare le province interne e questo crea più inquinamento», ha fatto sapere Guan Dabo, professore di Economia del cambiamento climatico presso la East Anglia University. «Se l’acqua è già inquinata prima di essere trasferita, l’intero progetto soffre».
Critiche sono arrivate perfino da Qiu Baoxing, viceministro per lo Sviluppo urbano-rurale, secondo il quale il progetto presenta difficoltà tecniche e sarebbe più saggio utilizzare al meglio le risorse disponibili invece di costruire impianti costosi e di dubbia utilità.
SOLUZIONE TEMPORANEA. «Nel breve periodo servirà a dare una mano con la mancanza d'acqua», spiega a Lettera43.it Jennifer Turner, direttrice del Forum ambientale sulla Cina presso il Wilson Center di Washington. «Ma nel lungo periodo non sarà una soluzione per soddisfare la sete delle città, dell’industria e del settore carbonifero».
Anche per Guan il Snwtp non metterà la parola fine alla siccità del Nord: «È come se le parti settentrionali della Cina fossero afflitte da una seria infezione e il progetto fosse un’aspirina», ha sostenuto il professore. «Sarà d’aiuto, ma non è una soluzione. Per esempio, secondo le nostre stime, nel 2020 l'iniziativa soddisferà appena il 5% dei bisogni di Pechino».
GESTIRE MEGLIO LE RISORSE. La soluzione sarebbe una più efficiente gestione delle risorse, a cominciare dai settori produttivi: «L’agricoltura e l’industria consumano moltissima acqua, e aumentarne l’efficienza può essere una soluzione alla siccità», ha continuato Guan.
Per il professore, però, il problema è politico: far funzionare in modo efficiente un pozzo non rende come costruire un’autostrada, e a una Cina in pieno rallentamento economico servono crescita e posti di lavoro.
COLPA DELLA RICCHEZZA. D’altra parte, secondo Guan anche le abitudini dei cittadini non sono adeguate alle difficoltà del Paese: «Quando una persona diventa benestante consuma di più e di conseguenza spreca più risorse, perché per produrre beni di consumo occorre acqua». Ecco perché è necessario «incoraggiare il Paese a sprecare meno», ma è anche importante che i «Paesi sviluppati dell’Occidente diano il buon esempio»: «I cinesi imitano lo stile di vita statunitense, ma se nel mondo vivessimo tutti così un Pianeta solo non basterebbe: ne occorrerebbero sette».

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