Caritas Povertà 150219110329
ALLARME 19 Febbraio Feb 2015 1100 19 febbraio 2015

Caritas, rischio povertà in Italia per una persona su quattro

Pericolo crisi per il 28,4% dei cittadini. Istat: 2,5 milioni di giovani Neet.

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Secondo la Caritas Europa, in Italia c'è il rischio povertà per una persona su quattro.

Allarme povertà in Italia della Caritas Europa.
Secondo il rapporto sull'impatto della crisi, nel nostro Paese una persona su quattro rischia di vivere in povertà o in una situazione di esclusione sociale (28,4%). E lo stesso dato è confermato dall'Istat, secondo cui sono «14,6 milioni gli individui» coinvolti (10 milioni quelli in condizioni di 'povertà relativa').
ROMANIA LA PEGGIORE. Brutte notizie anche per gli altri sette Paesi 'deboli' della Ue (oltre all'Italia ci sono Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro): la media è che il rischio povertà riguarda un cittadino su tre (31% contro il 24,5% nella Unione europea a 28).
Caritas ha quindi evidenziato «un'Europa due velocità», con l'Italia che s'è posizionata su valori intermedi, mentre il dato più elevato si è registrato in Romania (40,4%).
ALLARME POVERTÀ ASSOLUTA. Dal 2012 al 2013 la povertà «assoluta» è diminuita di poco: dal 9,9 al 9,6% della popolazione nell'Ue a 28 Stati.
Tra i Paesi deboli, il fenomeno è , invece, «allarmante» (14,9% nel 2013) con punte massime in Romania (28,5%) e in Grecia (20,3%). In Italia la «deprivazione materiale grave» colpisce il 12,4% della popolazione.
Il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro è aumentato in tutti i sette Paesi europei considerati dal Rapporto di Caritas: erano il 12,3% nel 2012 e sono diventate il 13,5% nel 2013.
AUMENTANO I SENZA LAVORO. Nonostante alcuni segnali di ripresa, «gli effetti della crisi appaiono ancora molto forti e persistenti», tanto che nell'Ue a 28 sono più di 25 milioni i cittadini privi di lavoro (8,4 milioni in più rispetto al dato pre-crisi del 2008).
«Le persone più colpite», ha ricordato la Caritas, «sono quelle con bassi livelli di istruzione e i giovani. Aumenta la disoccupazione di lungo periodo». Secondo l'Istat, infatti, nel nostro Paese lavorano meno di sei persone su 10 in età compresa tra i 20 e i 64 anni (nella graduatoria europea, solamente Grecia, Croazia e Spagna presentano valori inferiori).

Oltre 2 milioni di giovani non studiano e non lavorano

Per l'Italia c'è anche «triste primato» dei Neet, giovani che non studiano e non lavorano: secondo l'Istat sono 2,5 milioni gli Under 29 coinvolti, ovvero il 26% di chi ha tra 15 e 29 anni (sono il triplo della Germania e quasi il doppio della Francia). Peggio va solo alla Grecia (28,9%).
+99% DEGLI AIUTI CARITAS. Inoltre, la crisi economica ha fatto aumentare l'attività di assistenza: «In Italia l'azione Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi e dal 2010 a oggi le iniziative diocesane risultano raddoppiate (+99%)».
Rispetto ai contributi erogati con il «fondo straordinario anticrisi» attivato nel 2013 dalla stessa Caritas, il 39,6% delle risorse sono state utilizzate per integrare il reddito delle famiglie; il 32% è invece impiegato per l'acquisto di beni di prima necessità.
ALTO TASSO DI IMPRENDITORIALITÀ. L'Istat ha poi rilevato come l'Italia abbia il tasso di imprenditorialità più elevato tra i Paesi dell'Ue, con il nostro Paese che addiritttura doppia la media di Bruxelles.
Nella Penisola, infatti, il rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori in azienda sfiora il 30%: i dati risalgono al 2012, ma da sempre, ormai è tradizione, siamo un Paese a imprenditorialità diffusa, che si riflette, per esempio, anche sulle dimensioni medie d'impresa (3,9 addetti), tra le più basse del Vecchio Continente.

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