Economia 20 Febbraio Feb 2015 1808 20 febbraio 2015

Lavoro, cosa cambia con il Jobs Act

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Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Sul Jobs Act il governo va avanti come un treno. Al punto che Giuliano Poletti è convinto che «già dal primo marzo le aziende potranno assumere con le nuove regole sul contratto a tutele crescenti». Da quella data il sistema della contrattazione italiana potrebbe vivere una profonda rivoluzione, visto che - rispetto a oggi - o si sarà inquadrati come dipendenti oppure si sarà semplicemente autonomi. Facendo saltare quella zona grigia - il mondo della parasubordinazione - che oggi coinvolge quasi seicentomila lavoratori e che in passato è stata regolata prima dal pacchetto Treu (che ha introdotto collaboratori coordinati e continuativi) e poi dalla legge Biagi (con la quale nacquero i collaboratori a coordinati a progetto). Ecco le novità. VERSO IL CONTRATTO UNICO. Nel Paese dove esistono quasi quaranta tipologie di contratto, il governo prova a seguire la strada tratteggiata prima dalla Cgil e poi dal giuslavorista e parlamentare di Scelta Civica Pietro Ichino (non a caso “cresciuto” nella Fiom): quello del contratto unico. In quest’ottica si muove il contratto a tutele crescenti. Che di fatto si pone come obiettivi quelli un tempo seguiti attraverso l’apprendistato e le norme per l’outplacement. Grazie a un cospicuo pacchetto di incentivi per la stabilizzazione si facilita l’inserimento nel mondo del lavoro, mentre l’attivazione dopo tre anni delle piene tutele (per l’appunto le tutele crescenti) garantisce al datore una maggiore libertà di licenziamento. Il quale, nei casi di licenziamento economico illegittimo, “rischia” soltanto di pagargli un risarcimento modulato sull’anzianità aziendale. Durante i 6 mesi di prova il lavoratore può essere licenziato in qualunque momento, senza alcun indennizzo o tutela. IL CONTRATTO A TEMPO IL PIU AMATO DALLE AZIENDE. Già ai tempi della Fornero (che reintrodusse la causale, impose il limite temporale di un anno e lo rese più oneroso) il contratto a tempo determinato era quello più applicato dalle aziende italiane. Che poi hanno plaudito alla riforma (una vera liberalizzazione secondo gli esperti) voluta su questo versante da Giuliano Poletti. L’attuale ministro del Lavoro portò la durata massima a tre anni (sono consentiti fino a cinque rinnovi), eliminò la causale e pose come unico paletto il tetto massimo del 20 per cento rispetto ai contratti complessivi in azienda. Nelle scorse ore l’ex numero uno della Coop ha confermato che non intende cambiare questo tipo di contratti. COSA CAMBIA PER L'APPRENDISTATO. Nonostante l’inserimento è una priorità del contratto a tutele crescenti, resterà in piedi anche l’apprendistato. Su questo versante Poletti sta lavorando a una robusta semplificazione degli adempimenti formativi a carico delle imprese e verso un azzeramento dei costi e delle quote obbligatorie di stabilizzazione per il 1° e il 3° livello (cioè l'apprendistato per il diploma e la qualifica professionale e di alta formazione).

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