FINANZA 20 Febbraio Feb 2015 0945 20 febbraio 2015

Monte dei Paschi, sprofondo rosso: Stato in soccorso

Monti aiutò la banca senese nel 2012. Erano soldi dei cittadini: 4 miliardi di Imu. Ora il buco è di 5 miliardi: il Tesoro diventa azionista. Salvati gli amici di Pd e Fi.

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Vittorio Grilli e Mario Monti.

«Abbiamo una banca!».
Presto i contribuenti italiani saranno azionisti di Monte dei Paschi con il 10% delle quote, pacchetto di maggioranza: ormai è appurato e ammesso dagli stessi vertici dell'istituto che Mps non sarà in grado di restituire interamente allo Stato il prestito da 3,9 miliardi di euro che il Tesoro fece nel 2012, attraverso l'emissione dei cosiddetti 'Monti bond'.
COME LA SECONDA RATA IMU. Quattrini che il ministro dell'Economia di quei giorni, Vittorio Grilli, reperì attraverso l'Imu: il prestito a Mps equivaleva quasi esattamente all'importo della seconda rata della tassa sulla prima casa, 4 miliardi scuciti dagli italiani e immediatamente girati alla banca amica, che negli anni aveva elargito almeno 700 mila euro a esponenti di Pds, Ds, Pd e tutti i nomi che il partito ha cambiato negli anni.

Aveva un buco da un miliardo e 600 milioni: oggi è di 5 miliardi

Monte dei Paschi di Siena.

Ma se all'epoca l'istituto senese, travolto da operazioni folli e disoneste dalle conseguenti inchieste giudiziarie, aveva un buco di 'appena' un miliardo e 600 milioni, oggi lo 'sprofondo rosso' della banca ha superato i 5 miliardi di euro.
Il tentativo di salvataggio non solo è fallito, ma ha permesso ai nuovi dirigenti di continuare la vecchia fallimentare politica, peggiorando così ulteriormente i conti.
IL TESORO ACCETTA AZIONI. Eppure il governo Renzi corre ancora in aiuto del disastrato istituto: il Monte deve allo Stato oltre 1 miliardo e mezzo di euro, al netto degli interessi sui 'Monti bond' che ogni anno equivalgono a oltre 230 milioni di euro, e il Tesoro accetterà, invece di soldi, azioni della banca.
AUMENTO DI CAPITALE: 3 MILIARDI. In una prima fase, quei titoli di poco valore (la banca affonda ogni giorno di più) equivarranno al 10% di Mps, ma scenderanno al 5% in seguito a un aumento di capitale da 3 miliardi previsto dai vertici senesi.

Monti, Pd e Forza Italia spinsero per il salvataggio degli amici

Giuseppe Mussari.

La prima importante mossa di Mario Monti nel 2012 fu quella di ripristinare l'Ici che Berlusconi aveva abolito: ma per rendere più dolce la pillola, il governo cambiò nome all'imposta, chiamandola Imu.
Prima rata a giugno e saldo a dicembre, sotto Natale, per un totale della seconda rata pari a circa 14 miliardi di euro, 4 dei quali arrivati grazie al salasso sulla prima casa degli italiani.
Quei 4 miliardi vennero subito incamerati da Mps che rischiava il fallimento.
GRILLI PRESSATO DALLA STAMPA. Ma gli amici non si dimenticano mai e Monti, spalleggiato da Partito democratico e Forza Italia (anche i forzisti avevano ricevuto aiuti e aiutini da Siena, pur se inferiori a quelli dei piddini), decise il salvataggio a ogni costo.
Era già evidente che quei soldi sfilati agli italiani sarebbero stati bruciati in fretta, tanto che il ministro Grilli, pressato da opposizioni e giornali, dovette affrettarsi a dichiarare che «non c'è una ipotesi di ingresso del Tesoro» nel pacchetto azionario del Monte.
QUELL'APPELLO DI MUSSARI. In quei giorni il presidente di Mps era Giuseppe Mussari, all'epoca anche numero uno di Abi, l'associazione delle banche italiane, poi indagato come uno dei maggiori responsabili degli strani e devastanti giri di quattrini dell'istituto senese.
E, visto l'enorme regalo che il governo si accingeva a fare a lui e a Mps, nel novembre 2012 Mussari ebbe persino il coraggio di dichiarare ai giornali che «l'agenda Monti è l'agenda del Paese, se non teniamo fede a questi impegni, al rigoroso controllo dei conti pubblici, siamo finiti».

Voragine continua: perdite 2014 peggiorate di 4 miliardi

Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps

Meno di 10 giorni fa, Mps ha presentato i suoi conti al pubblico e alla stampa: 5,3 miliardi di euro di perdite nel bilancio 2014 contro 1,3 miliardi dell'esercizio precedente: ciò dimostra che i 3,9 miliardi di Imu prestati alla banca sono finiti nel tritacarne, in un pozzo senza fondo che più divora denari più ha fame e sete di altri quattrini, pubblici di preferenza.
MANAGEMENT INADEGUATO. Un bollettino di guerra, cifre che in un'azienda normale porterebbero alle dimissioni di massa di tutta la cima del Monte.
Invece, di fronte a conti tanto devastati e davastanti anche per le casse pubbliche, l'amministratore delegato Fabrizio Viola (uomo del dopo-Mussari) ha dichiarato con soddisfazione e orgoglio che «il periodo di incertezza è ormai concluso».

Ma ora Renzi e Padoan devono trovare altri quattrini

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi.

In fondo, pur se in maniera paradossale, Viola ha ragione: l'incertezza è svanita ed è chiaro a tutti che Mps non rimborserà lo Stato né, di conseguenza, i contribuenti.
INVESTITORI SEGRETI. Così, con buona pace dell'allora ministro Grilli, il suo successore Padoan metterà la firma sull'atto che consegnerà al Tesoro azioni di Mps pari al 10% del capitale, che verranno in fretta ridimensionate al 5% in seguito a un aumento i cui sottoscrittori (Tesoro a parte) restano al momento sconosciuti, perché Mps ha deciso di garantire il segreto a questi investitori.
CHI PRENDE LE AZIONI SENESI? Nel frattempo, Renzi e Padoan avranno un altro problema: dove trovare i quattrini (tagli di spesa o aumento di tasse, tertium non datur) per coprire quella manciata di miliardi di tasse sulla prima casa mangiati da Mps e trasformati in azioni senesi che poi, anche volendo, sarà difficile piazzare a qualcuno.
«Abbiamo una banca», diranno in via Nazionale: ma il brindisi non sarà a Roma, bensì nelle solite, vecchie stanze di Siena dove si bruciano 5 miliardi l'anno.

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