Economia 21 Febbraio Feb 2015 1039 21 febbraio 2015

Quote latte, ecco cosa cambia

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Il parallelo con il petrolio viene spontaneo: sovraproduzione superiore alle previsioni, calo della domanda, una categoria litigiosa e divisa, crollo del prezzo. Come il greggio anche il latte - il petrolio dell'alimentazione umana - sta sfiorando una pericola bolla ribassista. Il prezzo di un litro viaggia verso i 30 centesimi di euro, lontano dal break even di 42 centesimi necessario per rendere il prodotto remunerativo. E i risultati già si vedono: lo scorso hanno chiuso il 30 per cento delle stelle, che nell'ultimo decennio sono passate da 8.761 a 6.042.

Commissione Europea COSA SI NASCONDE DIETRO AL CROLLO DEI PREZZI.

Si dice che la crisi internazionale che ha colpito dal 2008 al 2014 le economie mature ed emergenti abbia avuto un impatto molto forte sui prodotti Dop. Che reggono tutte le meccaniche d'investimento, indispensabili per rendere più competitiva la produzione. Al di là degli effetti legati alla domanda interna ed estera, dietro il crollo del prezzo ci sono tutti i limiti strutturali del settore lattiero italiano. Le stalle italiane pagano la parcellizzazione del settore (è ancora forte il modello di azienda familiare) e hanno costi gestione più alti dei loro concorrenti europei. Infatti sono maggiori i costi fissi legati a materie prime, energia, servizi. E se cresce la remunerazione del lavoro, crollano i ritorni dagli investimenti fatti. Per intenderci, rispetto alla Francia l'affitto o l'acquisto di terreni agricoli ammonta al triplo. Costi doppi rispetto all'eurozona per i trasporti di materiali o del prodotto finito. Infine va detto che l'Italia sta scontando in un colpo solo - e per questo gli effetti vengono decuplicati - quanto avvenuto all'estero negli anni scorsi. Se da noi il prezzo è progressivamente cresciuto fino a toccare i picchi del 2013 (53 centesimi), Paesi come la Germania e l'Olanda hanno registrato (rispettivamente con il 12,7 e il 15,6 per cento) maggiori volatilità di prezzo.

Quote latte AD APRILE FINE DELLE QUOTE LATTE Da aprile l'Unione europea manderà in pensione il sistema delle quote latte. E i produttori sembrano non essersi accorti che - almeno fino al primo trimestre dell'anno in corso - Bruxelles continuerà a sanzionare chi supera i tetti prestabiliti. Infatti l'Agea ha calcolato che la produzione di latte in Italia sta crescendo sensibilmente, con i volumi che hanno quasi raggiunto il massimo di undici milioni di tonnellate.

Guardando al trend, gli esperti hanno calcolato una sovrapproduzione di 200mila tonnellate in Italia, cosa che farebbe scattare nuove multe pari a 55milioni di euro. Ma lo stesso starebbe avvenendo anche negli altri Paesi. E anche questo spiega la caduta dei prezzi. Ma è il futuro che fa paura. Il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro, ha spiegato: «L'attuale incremento della produzione di latte a livello europeo (+5 per cento) è destinata a crescere ancora dopo la cessazione del regime delle quote, e questo non potrà che avere gravi ripercussioni sui prezzi della materia prima già pesantemente bassi». Questo perché il pezzo deciso dall'alto e i sostegni al reddito, hanno reso il settore meno concorrenziale rispetto a quello degli emergenti.

Paolo de Castro LA FILIERA LUNGA DANNEGGIA I PRODUTTORI

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Brescia e Lombardia, ne ha fatto una questione di principio ormai. Da tempi non sospetti si scaglia contro la grande distribuzione, che a suo dire, «specula sulle spalle degli allevatori». Accusa che motiva con una constatazione semplice semplice. «I prezzi del latte e dei formaggi sui banchi del supermercato crescono o sono rimasti stabili, mentre rispetto al giugno scorso i nostri allevatori stanno prendendo il 20 per cento in meno. Ma sui banchi del supermercato. Questo è inaccettabile, perché a guadagnarci non sono né gli allevatori né i consumatori». Su questo versante, non aiuta neppure il passaggio di Parmalat in mani francesi. Le associazioni dei produttori hanno denunciato che l'attuale proprietario di Collegno - la Lactalis - fa pesare il suo monopolio de facto, visto che è proprietaria di caseifici. Tanto che nei giorni scorsi Prandini è sbottato contro il governo: «Guardino alla Francia oppure alla Germania. Lì, in casi come questi, si aprono dei tavoli di concertazione dove uniscono grande distribuzione e produttori. E si media. Cosa che non si fa qui». Per concludere: «Se è vero che Lactalis è un colosso difficile da combattere, «si potrebbe però iniziare a sedersi intorno a un tavolo con i primi tre gruppi italiani della grande distribuzione, che sono Coop, Conad ed Esselunga».

Export latte LA VIA DELL'EXPORT

Nel 2013 soltanto le esportazioni di latte in Russia avevano registrato una crescita del 45 per cento. Inutile dire quali ripercussioni sta vivendo il settore dopo che Mosca - in risposta alle sanzioni della comunità internazionale dopo la guerra in Ucraina. Tra il 2013 e il 2014 le vendite nell'ex Unione Sovietica di latte e suoi derivati ha registrato una perdita di 45 miliardi di euro. Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, ha spiegato a Repubblica: «Gli enormi volumi inviati ogni anno a Mosca e nelle grandi città russe sono arrivati sul mercato comunitario e mondiale a prezzi concorrenziali, con un effetto domino micidiale e problemi che, dopo più di sei mesi, non siamo ancora riusciti a risolvere». Eppure soltanto la leva dell'export può salvare il settore. È stato calcolato che ne i prossimi 10 anni le esportazioni di latte dai paesi UE-28 aumenteranno del 225 per cento circa. Qualcosa su questo versante potrebbe avvenire anche nei prossimi mesi, visto il crollo dell'euro e le aperture al mercato alimentare "promesse" dal nuovo patto atlantico tra Usa e Unione europea.

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