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EUROZONA 23 Febbraio Feb 2015 1045 23 febbraio 2015

Grecia, piano di riforme da 7 miliardi

Incassi da fisco e lotta al contrabbando. Patrimoniale per i ricchi. Ma una parte di Syriza insorge. E le misure slittano al 24 febbraio.

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Il premier greco, Alexis Tsipras.

È quasi giunta a desinazione la lettera invita da Atene a Bruxelles per illustrare ai partner europei il piano di riforme che dovrebbe confermare l’intesa raggiunta all'Eurogruppo ed estendere il programma di aiuti. Ma la lista di misure del governo è slittata al 24 febbraio.
CONSEGNATA UNA BOZZA. Fonti di governo avevano già confermato come nella serata del 22 una bozza di tre pagine - con i capitoli d’intervento, ma senza numeri (la stampa tedesca parla di 7,3 miliardi di entrate) - fosse giunta alle «istituzioni». Ora, Commissione, Bce e Fondo monetario - che non vengono più chiamati «Troika» - potranno dare un primo parere informale.
PATRIMONIALE DA 2,5 MLD. Secondo le prime indiscrezioni, il governo greco intende ricavare dal contrasto al contrabbando della benzina 1,5 miliardi di euro, dal contrasto al contrabbando delle sigarette 800 milioni; 2,5 miliardi dovrebbero poi arrivare con una patrimoniale per i greci più ricchi e altri 2,5 da introiti fiscali arretrati. Nell’elenco sono previste anche la riforma della legge sul lavoro, una disposizione sui 'non performing loans', i crediti deteriorati e la rateizzazione delle tasse arretrate. Non sono previsti ulteriori tagli alle pensioni, mentre verrà gradualmente aumentato il salario minimo fino al 2016.
BERLINO: «LISTA SIA PLAUSIBILE». Da Berlino, in attesa che l'elenco veda la luce, il portavoce di Wolfgang Schaeuble è tornato ad insistere: «La lista di Atene deve essere coerente e plausibile».
E, come monito a chi pensasse che con l'accordo di venerdì 20 febbraio il più fosse stato fatto, ha sottolineato che «approvare un nuovo programma di aiuti non sarebbe cosa da poco».
GLEZOS: «UN ACCORDO VERGOGNOSO». Tsipras, tuttavia, è chiamato a fare i conti anche con i mugugni di una fetta del proprio partito. Manolis Glezos, il primo partigiano greco e un'icona (oltre che membro del comitato centrale) di Syriza è entrato a gamba tesa: «L'accordo all'Eurogruppo è una vergogna» - ha scritto il 91enne politico ellenico - «avevamo fatto delle promesse e non le abbiamo mantenute. Chiedo scusa al popolo greco. Dobbiamo reagire subito e, tra la libertà e l'oppressione, io scelgo la libertà».
MOSCOVICI: «CI ASPETTIAMO UN PIANO AMBIZIOSO». Da parte sua, il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici, ha spiegato che la Commissione europea si aspetta dalla Grecia un piano di riforme «ambizioso», ma «finanziariamente realistico». Intervenendo su France 2, Moscovici ha ribadito che «non si tratta di imporre l'austerità ad Atene», che bisogna «aiutare il popolo greco, ma nel contempo con realismo». Il piano «deve tener conto che il debito deve essere rimborsato»: l'uscita della Grecia dall'euro, in ogni caso, non è in discussione, perché «non c'è piano B, c'è solo un piano: la Grecia dentro la zona euro».
Intanto Jean Claude Juncker, in una intervista al settimanale economico tedesco Wirtschaftswoche ha avvertito il governo Tsipras che è meglio accantonare la proposta di aumento del salario minimo a 751 euro al mese: se lo facesse, «in Europa ci sarebbero sei Paesi con un salario minimo inferiore» tra cui Spagna e Slovacchia.

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