Economia 23 Febbraio Feb 2015 1704 23 febbraio 2015

Intesa SP, stima 2015: prestiti per 37 mld

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Carlo Messina Intesa-Sanpaolo prevede di erogare prestiti per 36/37 miliardi a medio lungo termine a servizio dell'economia del Paese. E' quanto afferma il consigliere delegato Carlo Messina parlando di distretti industriali italiani. «Saranno tutti investimenti impiegati nella crescita». Di questi c'è un potenziale di "8/10 miliardi" derivanti dal Tltro della Bce. Quanto alla prossima asta, «non abbiamo ancora stabilito se chiederemo fondi, se lo faremo saranno compresi tra 4 e 10 miliardi». NEL 2014 EROGATI 27 MILIARDI DI PRESTITI. Secondo Messina «il 2015 sarà un anno decisivo e noi vogliamo investire risorse rilevanti nella crescita». Il manager ha indicato poi come «noi abbiamo sempre continuato ad erogare, abbiamo erogato nel 2014 ben 27 miliardi, una somma superiore al totale dei nostri competitor italiani». «Siamo la banca con il maggiore potenziale di erogazione rispetto ai nostri rivali grazie ad un Common equity al 13%». «Il nostro titolo ha guadagnato in Borsa l'80%, abbiamo una capitalizzazione di 49 miliardi, superiore di 10/15 miliardi rispetto ai nostri competitor internazionali». Quanto al Tltro «abbiamo già preso 12,5 miliardi e li abbiamo erogati, nel 2015 abbiamo intenzione di prenderne altri 8-10». NESSUNA ACQUISIZIONE IN VISTA. Intesa Sanpaolo non è interessata a crescere per linee esterne se non nella divisione Private banking e Asset management se questo avviene «acquistando marchi internazionali in paesi a tripla A», ha detto Messina che indica come «se fosse necessario fare aggregazioni con altri soggetti potremmo lavorare sulla quotazione delle nostre attività di Private banking e Asset management anche se in questo momento non abbiamo ancora deciso se e come lo faremo». «Private banking e Asset management», spiega Messina «sono per noi una priorità strategica per crescere». Una crescita che «avverrà per linea interna con l'apertura di nuove filiali a partire da Londra». Quanto invece alla crescita «per linee esterne», secondo Messina, «è evidente che abbiamo bisogno di un marchio internazionale, essendo evidente che Coutts non è in vendita, siamo aperti a valutare di crescere dove troviamo marchi internazionali in paesi a tripla A». IPOTESI DI QUOTAZIONE DELLA PRIVATE BANKING. Quanto invece alla possibile quotazione delle attività di Private banking e Asset management, secondo Messina «è evidente che se fai un'aggregazione con un soggetto che ha un valore rilevante, è meglio usare la stessa carta per avere lo stesso tipo di multiplo rispetto all'obiettivo». In questo caso, a suo avviso, «l'aggregazione crea molto più valore», il manager precisa che «tutto chiaramente dipenderà dalla concreta possibilità di avere dei target, che in questo momento non abbiamo a livello operativo». Infine «la quotazione, anche se operativamente legata ad una crescita per linee esterne, ha un motivo laterale, quello di poter garantire che i promotori e i private bankers siano azionisti di questa entità perché normalmente nei modelli di successo di questo business i dipendenti sono anche azionisti delle società». RIENTRANO LE PRODUZIONI. Intesa Sanpaolo vede rosa per le oltre 12.000 imprese dei 144 distretti italiani, il cui fatturato crescerà di oltre il 3% nel corso del 2015 e del 2016, recuperando pienamente i livelli del 2008 con 3 anni di anticipo rispetto all'intero sistema manifatturiero italiano. E' quanto emerge dal settimo Rapporto Annuale redatto dalla Direzione Studi e Ricerche della Banca, che ha registrato anche un ritorno di fiamma degli investitori esteri, proprio sui distretti, ed un parallelo rientro di alcune produzione precedentemente delocalizzate. «Nel biennio 2015-16 - spiega il responsabile della divisione Gregorio De Felice - si dovrebbe assistere a un'accelerazione del ritmo di crescita delle imprese distrettuali, diffusa a tutte le principali filiere produttive. In termini mediani - precisa - l'aumento previsto del fatturato è del 3,1% nel 2015 e del 3,2% nel 2016, recuperando a fine 2015 quasi interamente i livelli di fatturato del 2008, chiudendo definitivamente il gap accumulato nel quadriennio 2008-12. Per l'intero manifatturiero italiano - aggiunge l'economista - bisognerà attendere almeno fino al 2018 per vedere un pieno recupero». Secondo De Felice «emergono inoltre evidenze della presenza di processi di re-shoring, ovvero di rientro nei territori distrettuali di produzioni precedentemente trasferite all'estero». Infine gli investitori esteri: «Alcune operazioni realizzate negli ultimi anni», ha detto De Felice, «mettono in luce importanti novità e un interesse crescente dei capitali stranieri per le imprese italiane, che potrebbe rafforzarle soprattutto sul piano commerciale».

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