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CRIMINALITÀ 24 Febbraio Feb 2015 1000 24 febbraio 2015

Emilia Romagna, rimane il pericolo 'ndrangheta

Il blitz di fine gennaio ha tolto solo la polvere. I trasporti restano il punto debole. L'appello di Franchini, leader di Fita Cna: «Non bisogna abbassare la guardia».

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I trasporti sono un nervo scoperto per le infiltrazioni mafiose.

Flotte nuove. Mezzi di ultima generazione, perfino poco inquinanti. Sedi aziendali eleganti.
Si presentano bene. Danno fiducia. E così si accaparrano contratti, anche perché spesso offrono prezzi stracciati. Che mettono in ginocchio i competitor. Eppure, dietro l'immagine patinata, potrebbero nascondersi i tentacoli di 'ndrangheta e camorra.
PERICOLO INFILTRAZIONI. L'autotrasporto è, insieme con l'edilizia e il facchinaggio, uno dei settori più porosi alle infiltrazioni criminali.
Per questo, come chiede la modenese Cinzia Franchini, segretaria nazionale della Cna-Fita, «non dobbiamo mai abbassare la guardia».
Franchini parla anche della sua Emilia. Terra felice che, il 28 gennaio, è stata travolta dalla maxi operazione Aemilia. Un blitz che non ha fatto altro che portare alla luce quanto già era arci-noto: la Piovra in questo fazzolettone d'Italia, che ha resistito meglio di altri alla crisi, prolifera da decenni.
L'INCHIESTA DI CICONTE DEL 1998. Non a caso Enzo Ciconte, esperto di criminalità organizzata, nel 1998 aveva pubblicato il libro Mafia, camorra e ‘ndrangheta in Emilia-Romagna.
Non solo. Nel 2010, l'allora vice sindaco di Sassuolo in quota Lega Francesco Menani aveva denunciato infiltrazioni mafiose proprio nel settore.
«Ci accorgemmo che alcune aziende praticavano una concorrenza sleale. Con contratti da 65 euro al giorno, mezzo e autista compresi». Prezzi fuori mercato. Eppure, assicura l'ex vice sindaco, «erano tutte società in regola. Sono furbi, è questa la verità. E il blitz Aemilia ha solo tolto la polvere più grossolana».

Franchini: «Io abbandonata dai vertici della Cna»

Cinzia Franchini, presidente della Fita-Cna.

A differenza di altre zone, la mafia in Emilia si insinua in modo silenzioso, senza dare troppo nell'occhio.
Diventa autoctona e germoglia. Come aveva spiegato a Lettera43.it Franco Zavatti, responsabile dell'Osservatorio legalità e sicurezza della Cgil, «la 'ndrangheta ha un interesse relativo nel controllo del territorio».
Alla violenza preferisce il business. «Lavora per il reinvestimento. Il suo obiettivo è entrare nel circuito economico 'pulito'».
Proprio per queste ragioni Franchini aveva invitato a tenere gli occhi aperti.
BOSSOLI E MINACCE. Da tre anni è minacciata. Le sono arrivati bossoli e lettere intimidatorie a casa, ma continua la sua battaglia.
Nonostante a volte si sia «sentita abbandonata» dalla stessa Cna. I cui vertici nazionali, ha detto la presidente Fita in un'intervista alla Gazzetta di Modena, «non hanno mai speso cinque minuti per parlare dei problemi dell'autotrasporto e delle pressioni che subiamo».
Questo è bastato a mandare su tutte le furie l'Associazione che, in una lettera, ha giudicato le sue dichiarazioni «lesive della propria reputazione e storia».
LA SOLIDARIETÀ DELLA FITA. Intanto Franchini ha incassato la solidarietà della Fita, della Cna di Modena. E di alcuni politici, da Nichi Vendola ai parlamentari M5s in commissione Trasporti.
E per ora a dimettersi o fare il cosiddetto passo indietro non ci pensa neppure. «Non cerco certo pubblicità», dice a Lettera43.it. «Ho sempre fatto ciò che ho detto».
La presidente Fita non ha accusato l'associazione di morbidezza nei confronti della criminalità. Anzi. Ma continua a chiedere una maggiore trasparenza.
L'ASSOCIAZIONE: «NOI PRO-LEGALITÀ». Dal canto suo la Cna, ribadendo in una nota «il proprio impegno a favorire l’affermazione della legalità in tutti gli ambiti della vita economica e sociale del Paese», davanti alle dichiarazioni di Franchini, «che accusano la Cna di inerzia nei confronti dell'illegalità e che gettano ombre sull’operato dei suoi gruppi dirigenti, alludendo a un atteggiamento di non ferma opposizione nei confronti della criminalità, ha votato all’unanimità un ordine del giorno per tutelare l’immagine e l'indiscussa e indiscutibile onorabilità della Confederazione».
È improprio dunque parlare di «espulsione». La direzione nazionale ha tuttavia «dato mandato al presidente di tutelare la Confederazione, valutando di assumere i provvedimenti previsti dallo statuto nazionale e dal regolamento per condannare un atteggiamento contrario allo spirito costitutivo».

Pagliani (Fi) torna in Consiglio comunale a Reggio. Spadoni (M5s): «Vergogna»

Maria Edera Spadoni, parlamentare reggiana del M5s.

Le tensioni dunque restano. Così come le ombre sul sistema emiliano. E i dubbi, come dice Menani, che l'operazione Aemilia abbia solo tolto uno strato di polvere.
Lo dimostra il ritorno, lunedì 23 febbraio, nel Consiglio comunale a Reggio Emilia di Giuseppe Pagliani, esponente di Forza Italia arrestato il 28 gennaio con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo 22 giorni di detenzione, per il tribunale del Riesame non sussistevano più le condizioni di custodia cautelare.
GRILLINI ALL'ATTACCO. «Una vergogna», commenta la parlamentare reggiana del M5s Maria Edera Spadoni. «Un indagato come Pagliani, oltretutto con quelle accuse, non dovrebbe mettere nemmeno piede in Comune».
Spadoni da anni, già ai tempi dei meet-up grillini, denuncia il radicarsi della criminalità organizzata nel tessuto reggiano. Per questo servono «controlli più stringenti», negli appalti e nei subappalti.
«FENOMENO SOTTOVALUTATO». Aemilia ha dimostrato «l'esistenza di un intreccio tra settori economici, politica e anche forze dell'ordine».
Una ragnatela che è cresciuta anche a causa «della sottovalutazione del fenomeno da parte delle amministrazioni locali», attacca Spadoni.
«Bisogna fare nomi e cognomi. Mentre troppo spesso si evita di farlo. Anche per la paura di ritorsioni. Ma siamo noi politici che dobbiamo dare l'esempio per primi. A me, per esempio, è stato intimato di non intromettermi. E di badare alle mie faccende in parlamento».

Il nodo dei consorzi e i fondi pubblici: in gioco 200 mila euro l'anno

Il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso con il procuratore capo antimafia, Franco Roberti e il pm Marco Mescolini.

La bonifica dell'Emilia Romagna, dunque, pare ancora lunga.
Il sistema di appalti e subappalti, nell'edilizia, e quello dei consorzi nei trasporti sono i nervi maggiormente scoperti.
Non a caso Franchini ne ha fatto una battaglia. «Prendiamo i fondi pubblici destinati al Trasporto», spiega la presidente Fita.
«Si parla di 200 mila euro l'anno. Ma per essere assegnati occorre raggiungere soglie minime di fatturato che le singole aziende, spesso piccolissime, non riescono a garantire». E così ci si consorzia.
All'interno di questi 'calderoni' può finire di tutto, anche società raggiunte da informative di mafia. Che non sono una condanna, sia chiaro, ma comunque un segnale d'allarme. «È inopportuno che i soldi pubblici finiscano anche a realtà probabilmente colluse con la criminalità organizzata».
LE INTERCETTAZIONI DI COLACINO. Come ha dimostrato l'operazione Aemilia.
«In Regione lavoravano imprese familiari come quelle dei Muto, dei Mendicino e dei Colacino».
E proprio Michele Colacino, finito in carcere, intercettato al telefono si lamentava degli affari. «È arrivata la fine della mia cooperativa», diceva.
A preoccuparlo la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Il prefetto aveva emesso l’interdittiva e Colacino si trovava in difficoltà, soprattutto da quando Reggio (nel cui Consiglio c'è Pagliani) ha smesso di essere autonoma.
Dopo la fusione della vecchia municipalizzata Agac con Iren, le decisioni infatti passano da Torino. «Reggio dipendeva dal Comune di Reggio», sottolineava Colacino al suo interlocutore. «Fino a quando è stato così la mia cooperativa ha sempre pilotato le gare e non ci sono stati mai problemi».
ELIMINARE LA MEDIAZIONE. Altro punto dolente è la percentuale dei fondi pubblici che resta nelle casse del consorzio e che è «a discrezione dello stesso».
Un sistema su cui Franchini da tempo chiede di riflettere.
Per questo la presidente Fita ha proposto, come estrema ratio, di eliminare la mediazione dei consorzi. Meglio che i fondi siano assegnati alle singole imprese. Una idea che non è stata ben digerita da molti.
LE SOCIETÀ-LAVATRICI. Quello dei trasporti, poi, è un settore doppiamente sensibile. «Le aziende che scommettono sul ribasso dei prezzi possono essere un'ottima lavatrice», aggiunge. Non solo. «Sulle quattro ruote si muove di tutto: non solo merci, ma anche armi, droga, rifiuti tossici, amianto».
LA CRISI PEGGIORA LA SITUAZIONE. La crisi, poi, non ha fatto che peggiorare le cose. «Un nostro associato», racconta Franchini, «si trova in difficoltà. Dei tre autocarri che possedeva, è stato costretto a venderne due. Gli si è presentato un tizio che si è offerto di acquistarli. In contanti. Lui ha rifiutato. Ma solo perché è un dirigente. Non era con l'acqua alla gola ed era consapevole dei rischi».
Ma cosa sarebbe successo se fosse stato sul lastrico senza sapere come mantenere la famiglia?
Un rischio che quel fazzolettone benestante che è l'Emilia Romagna non può assolutamente permettersi di correre.

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