Economia 24 Febbraio Feb 2015 0943 24 febbraio 2015

Stop al segreto bancario, 5 cose da sapere

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Pier Carlo Padoan e il consigliere federale Widmer Schulumps Dopo circa 40 anni cambiano i rapporti fiscali tra Italia e Svizzera. L'accordo siglato da Pier Carlo Padoan ed Eveline Widmer-Schlumpf modifica la convenzione del 1976 e avvia lo scambio di informazioni tra i due Paesi. Ecco i punti principali del nuovo protocollo d'intesa. ADDIO AL SEGRETO BANCARIO. Lo scambio di informazioni a fini fiscali è per ora solo su richiesta. Ma di fatto si pone comunque fine al segreto bancario. La Svizzera esce dalla black list per entrare nella white list. I contribuenti italiani possono sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, come prevede la legge sulla voluntary disclosure, e usufruendo di un regime sanzionatorio più conveniente. La firma del protocollo consente infatti immediatamente alle nostre autorità di individuare potenziali evasori italiani che detengono patrimoni in territorio svizzero. Uno stimolo alla regolarizzazione. ATTESA PER OK PARLAMENTO MA DATI DA OGGI. Il Protocollo deve essere ratificato dai rispettivi parlamenti, ma una volta ottenuto il via libera, le autorità fiscali italiane possono richiedere alla Svizzera informazioni, ivi comprese «richieste di gruppo», anche su elementi riconducibili al periodo di tempo decorrente dalla data della firma, quindi da oggi. SCAMBIO INFORMAZIONI AUTOMATICO SOLO NEL 2018. Il primo scambio automatico di informazioni è previsto entro settembre 2018 con riferimento all'anno 2017. Se infatti l'Italia è pronta ad adottare il nuovo standard Ocse a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016, la Svizzera è decisa a farlo a partire dal 2018, con riferimento all'annualità 2017. AGGIUSTAMENTO GRADUALE PER I FRONTALIERI. La questione fa parte di una road map politica in cui viene prevista la reciprocità: anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi nell'accordo. I lavoratori oltre confine saranno assoggettati a imposizione sia nello Stato in cui esercitano l'attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonta al massimo al 70%. Il Paese di residenza dei lavoratori applica l'imposta sul reddito tenendo conto delle imposte già prelevate nell'altro Stato ed eliminando l'eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimane inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, viene portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non è prevista più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati, come accaduto fino a oggi in base all'accordo del 1974. Il ristorno ai Comuni frontalieri italiani è a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse. CAMPIONE D'ITALIA. La road map prevede la negoziazione in tempi più lunghi di un ampio accordo, non solo fiscale, che regolamenti e semplifichi i rapporti tra i due Stati relativamente all'exclave italiana. Dopo quello con Berna, un analogo accordo in materia fiscale è atteso il 26 febbraio anche con il Liechtenstein.

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