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TRATTATIVA 25 Febbraio Feb 2015 1042 25 febbraio 2015

Google, pace fatta col fisco? L'azienda smentisce

Mountain View nega l'accordo sul pagamento di 320 milioni di euro di tasse in Italia.

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La sede di Google a Mountain View.

Pace fatta tra Google e il fisco italiano? Non proprio. Il 24 febbraio è emersa la notizia secondo cui il gigante di Mountain View avrebbe trovato un accordo con la procura di Milano e con la guardia di finanza per pagare 320 milioni di euro, su 800 di imponibile, maturati in cinque anni.
Ma un portavoce di Google ha frenato: «La notizia non è vera, non c'è l'accordo di cui si è scritto. Continuiamo a cooperare con le autorità fiscali».
LA PROCURA FRENA. Anche il procuratore della Repubblica di Milano, Bruti Liberati, ha detto che «allo stato delle attività di controllo non sono state perfezionate intese con la società». Sono in corso indagini fiscali nei confronti del gruppo, all'esito delle quali «saranno tratte le valutazioni conclusive».
LE TASSE ALL'ESTERO. Tra le aziende che operano su internet è una prassi abbastanza consolidata quella di pagare le tasse in Paesi diversi da quelli in cui si opera, dove la pressione fiscale è molto più leggera.
Nel 2013, ad esempio, l'azienda californiana ha pagato in Italia solo 1,8 milioni di tasse. E per arrivare ai 320 attuali è stata fondamentale la pignoleria del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Milano.
DALL'IRLANDA ALLE BERMUDA. Indagando sulla pubblicità, le Fiamme Gialle hanno fatto emergere che il servizio veniva ideato e svolto in Italia, ma fatture e pagamenti venivano inviati alla Google irlandese, che poi le girava alla divisione olandese sotto forma di royalites o licenze. Poi i soldi tornavano in un'altra società irlandese, che però era sotto il controllo di due società con fisco da pagare alle Bermuda.
Riconoscendo a Google la deducibilità di alcuni costi, la Finanza ha contestato però il meccanismo. Così si sarebbe arrivati a calcolare un imponibile di 160 milioni di euro l'anno dal 2008 al 2013, e al pagamento del 40% della cifra complessiva. Quei 320 milioni che comprendono Irap, Ires, sanzioni e interessi.

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