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PRIVILEGI 25 Febbraio Feb 2015 1340 25 febbraio 2015

La Siae: una storia di clientele, spreco e inefficienza

Dai guai dell'ex presidente Paoli alle accuse al direttore Blandini. Tutte le grane dell'ente per i diritti d'autore. Che ci costa 179 milioni di euro l'anno.

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Gino Paoli ha compiuto 80 anni il 23 settembre 2014.

La presunta evasione fiscale di Gino Paoli non è esattamente un “granello di sabbia” e il cantautore ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della Siae.
L'artista aveva assunto l'incarico il 17 maggio 2013 dichiarando guerra alla pirateria che, aveva detto, «continua a depredare gli autori e gli editori dei contenuti creativi, con gravi conseguenze economiche, sociali, culturali».
Secondo la Finanza però ha nascosto al Fisco italiano 2 milioni di euro.
ACCUSATO PURE BLANDINI. Contemporaneamente sono arrivate anche le accuse, queste però tutte da vagliare, rivolte a Gaetano Blandini, il direttore generale della Siae, da parte di Giuliano Soria, ex patron del Premio Grinzane.
Nel corso del processo d'Appello a suo carico (14 anni in primo grado per uso illecito di soldi pubblici e maltrattamenti) ha dichiarato di aver elargito a Blandini viaggi gratis quando questi era dirigente del ministero dei Beni culturali (Mibact).
Paoli si è subito difeso: «Sono certo dei miei comportamenti, non ho commesso reati».
Blandini inveve ha spiegato di non aver «mai usufruito di alcunché» anche perché «fui io a eliminare definitivamente ogni sostegno al Grinzane».
POLEMICHE SULL'EFFICIENZA. Per queste vicende comunque soffrirà anche la Società italiana degli autori ed editori (Siae) che ormai da anni è al centro di polemiche sulla sua efficienza, sul suo ruolo e sulla sua reale efficacia nella tutela dei diritti degli artisti.
La presidenza di Gino Paoli (nominato dal Consiglio dei ministri su indicazione del Consiglio di sorveglianza della Siae) era stata salutata da alcuni come una ventata d'aria fresca.
PRIVILEGIATI I SOLITI NOTI. L'autore del Cielo in una stanza venne presentato dai vertici dell'ente come «persona al di sopra di ogni discussione, rispettata e stimata da tutti e, aspetto fondamentale, che gode della più completa fiducia degli autori italiani».
In realtà per molti era stata una vittoria dei soliti noti e di un sistema che privilegia gli artisti più ricchi e affermati rispetto agli indipendenti.

Un ente storico diventato il classico carrozzone all'italiana

Gaetano Blandini, direttore generale della Siae.

La Siae fu fondata nel 1882 ed era l'espressione del meglio della cultura italiana di fine '800.
Il primo Consiglio direttivo vedeva assieme Edmondo De Amicis, Francesco De Sanctis, Giosuè Carducci e Giuseppe Verdi.
Fra i suoi fondatori c'erano anche Arrigo e Camillo Boito, Ermanno Loescher, Cesare Lombroso, Edoardo Sonzogno e Giovanni Verga.
È PUBBLICO DAL 1942. Diventò un ente pubblico nel 1942 per poi assumere l'attuale definizione giuridica di «ente pubblico a base associativa».
Si è trasformata col tempo nel classico carrozzone all'italiana.
Prima che Paoli ne assumesse la presidenza soffriva di gigantismo e clientelismi familiari. Così appurava un'inchiesta di Sergio Rizzo sul Corriere della sera del giugno 2012.
TENIAMO FAMIGLIA. «Una grande famiglia», veniva definita: 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato - cioè il 42% - vantavano legami di famiglia o di conoscenza.
Figli, nipoti, mariti e mogli di dipendenti ed ex dipendenti, ma anche congiunti di mandatari, di sindacalisti e perfino di soci, figli e congiunti di compositori e parolieri.
Dei 559 entrati alla Siae per chiamata diretta, 268 risultavano parenti, lo stesso accadeva per 57 dei 128 reclutati tramite il collocamento obbligatorio, per 55 dei 154 che avevano superato le selezioni speciali e 147 dei 416 assunti per concorso.
MINACCE AI DIRIGENTI. Un ufficio di collocamento familiare a cui la nuova gestione aveva tentato se non altro di mettere mano. Ma non senza problemi.
Nel luglio 2014 il direttore Blandini sporgeva denuncia alla polizia per minacce. Episodi che il dirigente collegava ai suoi tentativi di colpire il clientelismo.
«Guidare in tempi difficili un'azienda di 1.300 persone», spiegò nell'occasione, «realizzare efficienze operative e ricondurre i conti in attivo significa anche scardinare inique rendite di posizione consolidate nel tempo, assumendo i provvedimenti conseguenti e generando quindi reazioni incontrollate quanto dissennate».
89,5 MILIONI DI PERSONALE. Il costo del personale è rimasto, come si legge nel bilancio di previsione 2015 a 89,5 milioni di euro: è in flessione rispetto al 2013 di 500 mila euro, ma in aumento rispetto al 2014 di 1,4 milioni.
La Siae oggi ha 10 sedi regionali con funzioni di coordinamento e controllo in ambito regionale, 30 filiali che gestiscono il portafoglio prodotti e servizi della propria circoscrizione e circa 490 circoscrizioni mandatarie con funzioni di sportello e di controllo del territorio.

Lunga storia di perdite, monopolio e favoritismi

Il logo della Siae.

La Siae costa complessivamente, sempre secondo le stime del bilancio di previsione, 179 milioni di euro, in crescita di circa 3 milioni rispetto al 2014.
L'ente comunque per il 2015 stima di incassare 705 milioni di euro di cui 587,5 provenienti dai diritti d'autore, contro entrate di 588 milioni degli anni 2013 e 2014.
PASSIVO DI 22,5 MILIONI. Il margine operativo - inteso come differenza tra il valore e i costi della produzione - si attesterebbe così a un passivo di 22,5 milioni (nell'ultimo bilancio pubblicato quello del 2013 era di 27,3 milioni).
Si stima comunque per il 2015 un avanzo di 7,4 milioni di euro dopo le imposte, sempre però che vengano rispettati gli obiettivi sintetizzati nel bilancio preventivo e definiti «ambiziosi».
L'ente ha però una lunga storia di perdite operative: 21,4 milioni nel 2006, 34,6 nel 2007, 20,1 nel 2008, 20,9 nel 2009, 27,2 nel 2010.
NON C'È CONCORRENZA. Il problema però sta anche nel ruolo dell'organismo e di come funziona.
La Siae opera per la tutela gli interessi di autori ed editori riscuotendo e dividendo i compensi derivanti dalla rappresentazione e dalla riproduzione delle opere d'ingegno.
È in condizione di monopolio poiché, a differenza di altri Paesi, non sono possibili scelte alternative.
Ci si può associare (l'iscrizione rimane volontaria) o affidare all'ente un mandato e l'organizzazione si occupa di tutte le questioni economiche, facilitando un lavoro che per un autore risulta di fatto impossibile.
ISCRIZIONE TRA LE PIÙ CARE. La quota di iscrizione risulta una delle più alte d'Europa: 282 euro per il primo anno e 152 euro per gli anni successivi.
L'unica buona notizia è per gli under 30: dal 2015 possono iscriversi gratuitamente.
Il meccanismo di ripartizione dei diritti d'autore è oggetto di critiche da sempre, poco chiaro e antiquato.
Non prevedere alternative al copyright e impedisce anche la completa libertà dell'autore di disporre gratuitamente della propria opera, tanto da proibire la concessione senza diritti anche alle manifestazioni benefiche.
TUTELATI I BIG, IGNORATI I MINORI. La maggior parte degli iscritti non percepisce inoltre nulla nella redistribuzione dei diritti, gran parte non riesce neppure a compensare la quota di iscrizione.
La voce più rilevante quando si parla di diritti è costituita dalla musica: 429 milioni di ricavi in diritti previsti per il 2015. Ma i criteri di rilevazione, di riscossione e di redistribuzione dei diritti lasciano fuori i circuiti e gli artisti minori, premiando i big.

Quei grotteschi episodi sul copyright

Il sito della Siae.

La Siae trascura la massa degli autori minori, ma raccoglie quote ovunque.
Riscuote il cosiddetto “equo compenso”, un sovrapprezzo sui dispositivi tecnologici poiché atti a riprodurre opere d'ingegno.
Nelle domande più frequenti (Faq) sul sito dell'ente sono elencati tutte le situazioni in cui sono dovuti soldi alla società: non solo eventi di beneficenza, ma anche feste di nozze, party di compleanno, segreterie telefoniche musicali e riproduzioni in sale d'aspetto.
«I compensi dovuti per l'utilizzazione di brani musicali nel corso di feste private (matrimoni, battesimi, compleanni ecc.)», si legge, «sono differenziati a seconda che il trattenimento avvenga con o senza festa da ballo».
SI PAGA PURE PER L'INNO. Questo ha generato anche episodi grotteschi. La Siae ha chiesto i diritti per le partiture dell'inno nazionale: la musica è libera da diritti, ma alcune edizioni delle partiture sono soggette a copyright.
In Val di Fiemme venne chiesta una quota a una festa di ultra novantenni che cantavano in coro canti di montagna.
Alla luce di questi fatti, le vicende fiscali che riguardano l'ormai ex presidente, per quanto private, non mancheranno di suscitare indignazione. Ed è plausibile che “il granello di sabbia” possa trasformarsi in una valanga.

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