Stadio Olympiacos 150226123712
SPORT E CRISI 26 Febbraio Feb 2015 1237 26 febbraio 2015

Grecia, il calcio porta 2 miliardi l'anno alle casse

Il pallone vale l'1% del Pil. Conta 44 mila occupati. Crea gettito per 550 milioni. Tsipras vuole fermare il campionato per violenze? Rischia di affossare Atene.

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Il Karaiskákis, stadio dell'Olympiacos di Atene.

Alla fine è solo un gioco. O forse no.
Lo stop al campionato di calcio in Grecia imposto dal premier Alexis Tsipras è stato accolto come un forte segnale per contrastare la violenza negli stadi, ma rischia di ritorcersi contro un'economia già in profonda crisi.
550 MILIONI DI TASSE. Perché il pallone, si sa, rotolando produce soldi, posti di lavoro, tasse.
Secondo uno studio realizzato dalle società di consulenza aziendale Stochasis e Feir, la Superleague (il massimo campionato greco) genera un impatto diretto di oltre 180 milioni di euro sul Pil.
Ma considerando anche l'indotto il dato sale notevolmente, fino a toccare 2,1 miliardi di euro. Addirittura l'1% dell'intero prodotto interno lordo registrato dal Paese nel 2014.
E dal calcio Atene ottiene, direttamente e indirettamente 550 milioni di euro all'anno, una cifra pari allo 0,6% delle entrate totali registrate dal governo di Atene nel 2014.
IMPATTO PIÙ FORTE CHE IN ITALIA. Per fare un paragone, quando nel 2012 il premier italiano Mario Monti propose lo stop del campionato di serie A per due o tre anni, a seguito dell'esplosione dello scandalo Calcioscommesse, in molti misero in evidenza l'insostenibilità economica dell'idea.
E all'epoca il calcio produceva un impatto di 9 miliardi (lo 0,6% del Pil del tempo) e 1 miliardo di tasse (lo 0,23% del gettito totale).
UNO SU 100 DIPENDE DAL CALCIO. L'industria del pallone dà lavoro a più di 44 mila greci su un totale di 3.438.550 occupati nel Paese.
Significa che in Grecia più di un lavoratore su 100 (1,27, per la precisione) deve il suo stipendio al calcio.
Una sospensione a tempo indeterminato del campionato può avere dunque un impatto devastante sull'economia del Paese e su un Pil che dal 2009 al 2014 ha perso circa 88 miliardi di euro.

Introiti dei club in calo da 216 a 162 milioni per la crisi

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

Se dai diritti tivù arrivano 42 milioni di euro a stagione, il 20% dei ricavi dei club dipende comunque dalla vendita dei biglietti per le partite, con prezzi già ridotti negli ultimi anni (la media è passata dai 12,8 euro nel 2007/08 a 10,1 nel 2012/13) a causa della crisi.
MANNAIA PER LE PICCOLE. Mentre gli introiti dei 52 campionati europei crescevano, quelli della Superleague sono passati dai 216 milioni di euro del 2009/2010 ai 162 milioni del 2013/14 (92 milioni quelli dell'Olympiacos, 70 distribuiti tra tutti gli altri club). Non giocare causerebbe perdite ingenti, anche per i club più ricchi, e ucciderebbe quelli più poveri.
SPESE PER IL PERSONALE ALTE. Nel 2011 stipendi e spese per il personale hanno coperto il 93% delle entrate dei club greci, e se i ricavi dovessero calare improvvisamente a causa della chiusura degli stadi, i primi a farne le spese potrebbero essere proprio i dipendenti.
Immaginare una Grecia con 44 mila disoccupati in più e 2,1 miliardi di euro in meno sul Pil è come condannarla a morte.
Per questo il pallone non può essere bucato. Non è solo una questione di ordine pubblico, ma di sopravvivenza economica e finanziaria di un Paese prossimo al collasso, e già alle prese con un piano di riforme da 7 miliardi e un gigantesco debito di 330 miliardi di euro.

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