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FINANZA 26 Febbraio Feb 2015 1419 26 febbraio 2015

Mediobanca, soci italiani verso l'uscita dal patto di sindacato

Indiscrezione sul futuro dell'istituto: l'accordo potrebbe essere sciolto a fine 2015.

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La sede di Mediobanca.

I soci italiani di Mediobanca potrebbero uscire dal patto di sindacato a settembre 2015.
In quel mese, infatti, è destintata ad aprirsi la finestra per le disdette, che potrebbero portare allo scioglimento del patto stesso alla fine del 2015. L'indiscrezione è filtrata da una fonte vicina ai soci dell'istituto, citata dall'agenzia di stampa Ansa.
UNICREDIT SMENTISCE. Per quanto riguarda Unicredit, tuttavia, il portavoce dell'istituto di piazza Gae Aulenti ha smentito la voce: «Non si è mai ipotizzato finora alcuno scioglimento del patto, tantomeno ci sono state discussioni in tal senso», ha dichiarato.
DISDETTA SOTTO IL25%. Attualmente il patto di sindacato di Mediobanca raggruppa azionisti con il 31,4% del capitale: dopo l'ultimo rinnovo avvenuto nel 2014, il patto scade alla fine del 2015 e si rinnoverebbe automaticamente per altri 2 anni, salvo appunto che non vengano comunicate eventuali disdette entro il mese di settembre.
Lo scioglimento automatico è previsto se la quota sindacata scende sotto il 25%: «In che misura può essere utile stare in un sindacato di blocco e non di voto?», ha detto all'Ansa la fonte, coperta dall'anonimato. A fine anno «il patto potrebbe non esserci più».
BOLLORÉ DOVREBBE RESTARE. Tuttavia, non sembra al momento plausibile che la disdetta arrivi dall'azionista francese, Vincent Bolloré, che anzi ha chiesto e ottenuto la possibilità di aumentare la quota sindacata. A lasciare potrebbero quindi essere alcuni soci italiani. Giovedì 26 febbraio in Mediobanca si è tenuta una riunione informale del consiglio di amministrazione, allargata nelle intenzioni anche ad altri stakeholder, per avviare la riflessione sulla riforma dello statuto, in particolare nella parte che riguarda la governance, per adeguarlo anche alle nuove indicazioni di Banca d'Italia.
RIUNIONE INFORMALE DEL CDA. «La riunione è andata bene», ha dichiarato all'Ansa una fonte, «c'è stata una bella discussione con una bella dialettica. Nelle riunioni informali si discute meglio. È stata avviata una riflessione a proposito delle modifiche dello statuto, che tenga conto delle richieste di Bankitalia».
L'obiettivo sarebbe «ridurre a 15 il numero dei consiglieri, con una riduzione anche del numero dei manager». La soluzione prospettata è che i manager nel consiglio di amministrazione scendano dai cinque attuali a tre, e in tal caso si dovrebbe trattare di Alberto Nagel, Renato Pagliaro e Francesco Vinci. Pagliaro inoltre, secondo il nuovo statuto, non dovrebbe più presiedere il comitato esecutivo.

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