Economia 26 Febbraio Feb 2015 1214 26 febbraio 2015

Tsipras presenta il conto ai greci

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Alexis Tsipras A Berlino la maggioranza di governo s’interroga se i tedeschi permetteranno l’autorizzazione di un terzo pacchetto di aiuti, che stando alle prime stime della Cancelleria sarà superiore ai venti miliardi e dovrà scattare a luglio. Ad Atene sono ancora meno ottimisti e iniziano a leggere nella lista inviata alla Troijka dal ministro delle finanza greco Yanis Varoufakis i prodotti di una stangata che non sarà pagata soltanto la lotta all’evasione, quella al contrabbando e con una patrimoniale verso la categoria più intoccabile dai tempi dell’antica Ellade: gli armatori.

LO SPETTRO DELLA STANGATA FISCALE
La Grecia paga di tasse il 10 per cento in meno della media europea. Sul versante fiscale Tsipras ha promesso in campagna elettorale di congelare la nuova tassa sulla casa e di alleggerire le trattenute sugli stipendi. Nelle ultime ore ha poi annunciato bonus per il pagamento
Il debito pubblico greco scenderà sotto i 130 punti nel 2030
delle tariffe e dell’acquisto di beni di prima necessità. Ma questo avveniva prima dell’accordo di lunedì 23 febbraio all’Eurogruppo. Varoufakis ha parlato di «riformare i regimi Iva. Saranno compiuti ingenti sforzi per migliorare il gettito Iva e la lotta all'evasione, con un uso diffuso delle nuove tecnologie elettroniche. Quanti ai regimi Iva, saranno limitate le deroghe e eliminati sconti non giustificati». E ancora: «Modificare la tassazione sugli investimenti collettivi e sulle rendite. Ampliare la definizione di frode e di evasione fiscale. Applicare e migliorare la normativa in materia di trasferimenti di denaro e la relativa tassazione. Creare una banca dati fiscale da mettere al servizio dell’autorità, per verificare la veridicità delle dichiarazioni dei redditi».
Di primo acchito sembra chiaro che il neogoverno vuole ridurre i privilegi garantiti all’industria dei noli. Ma siccome parliamo di un Paese che ha visto crollare il gettito nel mese precedente alle elezioni di un miliardo e manca di un’anagrafe tributaria, è più facile immaginare dei prelievi una tantum, che colpiscano i ricchi quanto i poveri».

Yanis Varoufakis IL RIGORE NELLA CORREZIONE DEI CONTI

Alla fine delle trattative con la Ue la Grecia potrebbe ritrovarsi con 7 miliardi in più, ma anche con la possibilità di poter ridurre l’avanzo primario dal 3 per cento concordato in passato con la Troijka all’1,5 per cento. In soldoni sono 2,8 miliardi in cassa per quello che Tsipras chiama “piano umanitario” per un popolo alla fame. Ma Atene ha comunque un debito pubblico che non scenderà sotto il 130 prima del 2030. In quest’ottica prende un diverso accento, nel pacchetto Varoufakis, la locuzione: «Adottare modifiche alla legge di bilancio e le misure per rendere più efficiente la gestione delle finanze pubbliche. L’attuazione delle previsioni di bilancio sarà migliorata con sistemi di controllo e di attribuzione di responsabilità. Saranno modernizzate le procedure di pagamento da parte della Pa». In sostanza è facile leggere la necessità di fare manovre correttive, soprattutto se da qui a tre anni il governo vorrà aumentare il salario minimo e portarlo fino a 745 euro.

Grecia Atene GLI STATALI ANCORA NEL MIRINO

I governi precedenti hanno colpito al cuore il ceto medio legato ellenico, legato e pasciuto nel pubblico impiego, riducendo i salari del 30 per cento, congelando le tredicesime e mettendo in mobilità almeno 30mila travet. Il governo Tsipras sembra essere in linea con questa policy, se Varoufakis ha promesso ai creditori internazionali di voler «adottare una spending review in ogni area di spesa (ad esempio: istruzione, difesa, trasporti, governo locale, prestazioni sociali); di migliorare l’efficienza della macchina amministrativa centrale e delle sedi periferiche, con ricollocazione delle risorse mal distribuite; di identificare misure di risparmio dei costi della spesa di ogni ministero, con la razionalizzazione delle spese diversa da salari e pensioni, che attualmente rappresentano, inspiegabilmente, il 56 per cento della spesa pubblica totale». Infine, di «applicare la nuova legislazione (attualmente in bozza) sui benefit non-salariali del settore pubblico». E pensare che il neopremier aveva promesso nelle scorse settimane  di rimettere al loro posto 15mila dipendenti pubblici.

Le proteste dei lavoratori in Grecia IN PENSIONE PIU’ TARDI

Tra gli annunci una volta arrivato al governo, il leader di Syriza aveva inserito nella lista delle promesse anche quella di «non toccare più il capitolo pensionistico». Invece nella lista ai partner si legge che «la Grecia si impegna a continuare la riforma del sistema pensionistico. Rivedere la normativa per ridurre il fenomeno dei baby-pensionati, soprattutto nel settore bancario e nel settore pubblico. Rafforzare e migliorare la gestione dei fondi pensioni, per ottenere risparmi. Stabilire una corrispondenza più stretta tra contributi versati e importo dell’assegno pensionistico, rafforzare gli incentivi per far emergere il lavoro nero, disegnare forme di assistenza mirata per dipendenti tra 50 e 65 anni». Troppo per un Paese abituato a lasciare il lavoro a 45 anni.
STRETTA ANCHE PER LA SANITA’
Qualche mese fa fece scalpore uno studio dell’Oxfam di Oxford, secondo il quale in Grecia la mortalità infantile era cresciuta del 43 per cento. I numeri poi si dimostrarono irrealistico, fatto sta che la sanità greca è allo stremo. Il governo spende in questa direzione soltanto il 5,9 per cento del Pil, contro l’’8.2 tedesco. La disponibilità dei posti letti è di 4,8 ogni 1.000 abitanti. Varoufakis promette di «controllare la spesa sanitaria e migliorare l’offerta e la qualità dei servizi medici. Il questo ambito, il governo intende presentare proposte concrete in collaborazione con le istituzioni europee e internazionali, tra cui l’Ocse». Ma per farlo dovrà comunque fare dei tagli, visto che la qualità dell’offerta ospedaliera - in un Paese con una densità di popolazione tanto frammentata - paga sia la dispersione del personale e un numero spropositato di impiegati sia, soprattutto, i costi della pletorica macchina burocratica.

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