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SICUREZZA 27 Febbraio Feb 2015 0610 27 febbraio 2015

Droni, la doppia sfida dell'Italia su acquisti e progetti

Affari con Piaggio per i P1HH. E asse con Francia e Germania sul Male2020. L'aeronautica italiana si mette in proprio in tema di sorveglianza. Usa irritati.

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Un drone modello P1HH.

L'aeronautica italiana è pronta ad acquistare da Piaggio Aerospace tre sistemi P1HH, ovvero sei velivoli senza pilota, comunemente conosciuti come droni, e tre stazioni di controllo remoto a terra.
La notizia è di quelle destinate a non passare innoservate tra gli operatori del settore e nei palazzi di Roma, Washington e Bruxelles: per il significato geopolitico che ha - un rafforzamento della già solida alleanza con gli arabi di Abu Dhabi - e perchè si inserisce nella partita che si sta giocando sul mercato internazionale della Difesa per lo sviluppo degli Uav.
INTESA AL SALONE IDEX. L'accordo è stato chiuso ad Abu Dhabi, durante il salone Idex, una fiera internazionale della Difesa che si svolge ogni anno negli Emirati, tra il generale Pasquale Preziosa, capo di stato maggiore dell'aeronautica, il presidente di Piaggio Aerospace, Alberto Galassi, l'amministratore delegato dell'azienda, Carlo Logli e Homaid al Shemmari, responsabile aerospazio di Mubadala, il fondo di investimenti strategici di Abu Dhabi che nel 2014 ha completato l'acquisizione della maggioranza di Piaggio, arrivando a detenerne il 98,05% del capitale, con il benestare del governo.
Il costo dell'operazione non è ancora noto, trattandosi di un accordo e non già di un contratto chiuso, ma dall'Aeronautica precisano che non comporterà spese aggiuntive rispetto al budget già assegnato per quest'anno.
SORVEGLIANZA E ANTITERRORISMO. «Il sistema P1HH, in quanto derivato da un aeroplano civile certificato - il Piaggio P-180 - consentirà di operare anche su aree densamente popolate e grazie alle capacità Isr (Intelligence, surveillance and reconnaissance) di cui è dotato, di fornire un apporto fondamentale in chiave di sicurezza del Paese», spiegano dall'Air Force.
L'intesa sul P1HH è arrivata pochi giorni dopo la decisione presa dall'amministrazione americana di cambiare radicalmente la propria policy sui droni armati, autorizzandone l'esportazione ai Paesi alleati.
GLI USA VOGLIONO IL PRIMATO. Un cambio di rotta che riguarda da vicino l'Italia, tanto che riportando in esclusiva la notizia, il Washington Post ha fatto esplicito riferimento al nostro Paese.
Fonti vicine al dossier P1HH fanno notare come dietro l'accelerazione Usa nel porre fine all'embargo ci sia anche la volontà degli americani di mantenere il primato nell'industria dei droni ed evitare che i singoli Paesi sviluppino in proprio la capacità di costruirli e di armarli.
Cioè esattamente quello che punta a fare l'Italia. In casa, con gli arabi di Piaggio. E in Europa con i francesi e i tedeschi di Male2020.

L'Italia ha un progetto ambizioso

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni con il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Per Piaggio i capitali di Abu Dhabi sono stati essenziali per proseguire e rilanciare il programma P1HH.
Nel quale però, è bene ricordarlo, partner strategico è Finmeccanica.
Selex infatti sta sviluppando i sistemi di controllo dei velivoli e i software di bordo: l'Italia manterrà dunque il controllo sulle tecnologie e le informazioni sensibili, come deciso dal governo quando, al momento dell'acquisto di Piaggio da parte di Mubadala, ha esercitato il golden power.
IN PRIMO PIANO IN UE. In questo senso, la decisione dell'Aeronautica di acquistare tre sistemi P1HH può essere letta come volontà di contribuire allo sviluppo del programma che darebbe all'Italia uno strumento importante per la propria sicurezza, ma anche una posizione di relativa forza all'interno di un'industria, quella dei droni, considerata strategica e tra le più promettenti per il mercato futuro della Difesa.
Intento, del resto, esplicitato già molti mesi fa anche dallo stesso Preziosa: il drone italiano potrebbe conquistare un ampio spazio nel mercato europeo, disse il generale.
Arrivando persino a sostituire i Predator americani, gli fece eco Gianni Candotti, capo dell’ufficio generale Spazio aereo e meteorologia.
FORMAZIONE DEI PILOTI. I test del P1HH, inoltre, vengono effettuati da mesi nella base di Trapani, di proprietà dell'aeronautica. L'accordo di Abu Dhabi prevedrebbe inoltre, secondo quanto risulta a Lettera43.it, anche l'avvio di un progetto di formazione per i piloti.

L'altra partita si gioca con Francia e Germania

Un prototipo del modello Male2020.

Ma nel frattemppo l'Italia, attraverso Alenia Aermacchi, controllata Finmeccanica, è impegnata anche con Francia e Germania (Airbus e Dassault), nello sviluppo del Male2020, il drone europeo, che dovrebbe essere pronto del 2020.
Altra motivo di apprensione per gli Usa che temono di perdere il primato nell'industria in cui finora sono stati player dominanti.
TENSIONI MORETTI-MUBADALA. E proprio sul doppio ruolo di Finemeccanica pare si sia accesa la discussione tra Mauro Moretti, amministratore delegato del gruppo, e Homaid Al Shemmari, responsabile sicurezza di Mubadala, nel gennaio 2015, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa.
A Moretti che rivendicava la centralità della holding di piazza Monte Grappa nella realizzazione dei droni - «Non può essere, per gli interessi nazionali, che prerogativa di Finmeccanica» - spiegò il manager in audizione alla Camera qualche settimana fa, Al Shemmari avrebbe risposto chiarendo senza troppi giri di parole che Mubadala non è intenzionato a subire ritardi, rallentamenti o biocottaggi sul programma P1HH. Magari per dare precedenza al Male.

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