Economia 27 Febbraio Feb 2015 1055 27 febbraio 2015

Spread Btp scende a quota 100 punti

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Meno spese per il pagamento degli interessi, in una parola, meno debito. Il calo dello spread delle ultime settimane si traduce in vantaggi concreti per l'Italia e sopratutto per uno dei talloni d'Achille del nostro Paese, proprio quel debito pubblico che ormai da tempo viaggia sui 2 mila miliardi di euro. Per quest'anno il governo ha previsto nella nota di aggiornamento al Def presentata a fine dello scorso settembre un aumento del debito al 133,4% del Pil, contro il 131,6 calcolato per il 2014. In autunno lo spread viaggiava però in media sui 150 punti, con picchi nel mese di ottobre anche di 200 punti base, ed un tasso di rendimento compreso tra il 2,7% e il 2,3%. Oggi la situazione è profondamente cambiata: lo spread ha perso circa 50 punti base e, soprattutto, il tasso di rendimento è crollato ai minimi storici dell'1,3%. BUONE NOTIZIE PER I CONTI PUBBLICI. Ottime notizie per i nostri conti pubblici. La Banca d'Italia stima infatti che una riduzione di 100 punti base della forbice corrisponda mediamente ad un risparmio di circa 0,2 punti percentuali di Pil nel primo anno, di 0,4 nel secondo e di 0,5 nel terzo. In pratica i 50 punti persi dalla presentazione della Nota di aggiornamento al Parlamento corrispondono quest'anno a circa 1,5-2 miliardi di risparmi. Apparentemente una goccia nel mare del nostro debito, ma comunque un tesoretto in più che si somma ai 5 miliardi stimati dal Tesoro come risparmio per il 2014 e ai proventi delle privatizzazioni, come l'ultima de 5,7% Enel, tutti destinati allo stesso fine. Se il confronto viene fatto con il 2011 il vantaggio è quasi clamoroso. Al tempo dell'ultimo governo Berlusconi, prima dell'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi, lo spread ha toccato il massimo assoluto di 575 punti base. RISPARMIATI 15-20 MILIARDI DI INTERESSI. Rispetto ad allora, l'Italia pagherà fra i 15 e i 20 miliardi di euro di interessi in meno. In realtà, la correlazione tra spread e spesa del Tesoro non è così ovvia e immediata. Lo spread è infatti innanzitutto un differenziale, che può scendere sia per un calo dei tassi di interesse praticati sul debito italiano (che è ciò influisce realmente sulle casse dello Stato), sia per un aumento dei rendimenti tedeschi (evento decisamente più raro ma il cui impatto sarebbe nullo per i conti pubblici italiani). Al Tesoro non importa inoltre l'effetto positivo sullo stock di debito esistente (già collocato in asta) ma l'impatto sulle emissioni programmate per il 2015: è su quei titoli che si potrà risparmiare, vendendoli agli investitori ad un prezzo più alto e con un rendimento più basso.

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