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CONFRONTO 28 Febbraio Feb 2015 0650 28 febbraio 2015

RaiWay-Ei Towers, tutte le differenze con l'Europa

Unico operatore in Italia? Ridurrebbe costi e interferenze di segnale. All'estero c'è monopolio. Però i proprietari di rete non sono editori. Mediaset invece sì.

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Un'antenna di RaiWay.

L'offerta di acquisto di RaiWay da parte della controllata di Mediaset, Ei Towers, ha scatenato una ridda di reazioni.
Molto si è detto sul carattere “politico” dell'iniziativa nata in casa di Silvio Berlusconi, anche se il premier Matteo Renzi ha invitato a considerare la vicenda per quello che secondo lui è, cioè «un'operazione di mercato».
UNA RIVOLUZIONE? Poco invece si è riflettuto sulle ragioni industriali di una eventuale fusione tra i due principali operatori di rete tivù italiani e sulle possibili conseguenze che potrebbe avere per lo sviluppo del sistema televisivo e di telecomunicazioni nel suo complesso.
L'ipotesi che anche in Italia, come già accade nel resto d'Europa, nasca un unico operatore di rete - per la trasmissione dei segnali televisivi, ma non solo - ha raccolto il favore di molti, soprattutto degli addetti ai lavori.
PASSAGGIO INEVITABILE. Perché è considerata come un passaggio utile e necessario, quasi inevitabile, per difendere il futuro di un business che altrimenti rischierebbe di diventare nel giro di poco tempo obsoleto, in virtù della competizione con il digitale e con gli altri big player che si muovono sul mercato europeo.
Di qui gli inviti a non farsi accecare dalle questioni politiche e a benedire l'opa di Ei Towers. In Europa però, dove pure esistono monopolisti nel settore degli operatori di rete, le cose vanno un po' diversamente.

Un operatore unico? Meno costi e addio inutili sovrapposizioni

Il logo di Mediaset.

Il primo effetto positivo di una eventuale fusione sarebbe la razionalizzazione dei costi e delle infrastrutture, considerato che oggi le torri di RaiWay e Ei Towers in molti punti si sovrappongono, quando basta un operatore per trasmettere il segnale di tutti.
NIENTE INTERFERENZE. Le ragioni del sì alla nascita di un campione nazionale le spiega bene il professore Antonio Sassano, tra i massimi esperti italiani di frequenze e reti, in un'intervista a Italia Oggi: «La presenza di più operatori di rete può risolversi in un far west sull’uso delle risorse. Uno accende un impianto per servire una determinata zona e magari in quella adiacente ce n’è un altro che viene disturbato dai nuovi impianti. Quando c’è un unico operatore di rete tutto questo scompare, ovviamente se si comporta in maniera regolare. Il suo compito è trasportare tutti i suoi clienti in maniera efficiente, senza che interferiscano l’uno con l’altro. Inoltre ci sarebbero risparmi grandissimi sulle due reti che si fondono».
L'EUROPA DEI MONOPOLISTI. Di operatori di rete monopolisti, come detto, è piena l'Europa.
In Inghilterra c'è la società privata Arqivia che acquistò le torri della Bbc, l'emittente pubblica, nel 1997.
E oggi trasporta sia i segnali delle emittenti tivù sia quelli degli operatori mobili, avendo unito i servizi per televisioni e telecomunicazioni.
In Francia c'è Tdf, la società che gestisce le torri tivù nel Paese, che è controllata da un gruppo di investitori privati guidati dal fondo Brookfield.
SIA TELEVISIONI SIA TLC. Anche Tdf fornisce servizi sia a emittenti televisive sia a compagnie di telecomunicazione.
In Spagna invece il monopolista è Abertis, una multinazionale che gestisce infrastrutture di trasporto (autostrade, parcheggi, aeroporti) e telecomunicazioni, anch'essa partecipata da diversi investitori privati, con la cassa di risparmio di Barcellona, La Caixa, che detiene la maggioranza relativa delle azioni.

Ma all'estero c'è separazione tra operatori di rete ed emittenti

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

In tutti questi casi però l'operatore di rete non è anche editore, non fornisce contenuti, non opera nel mercato pubblicitario, come invece sarebbe nel caso di Ei Towers, considerato che la controllante Mediaset è attiva in tutti questi settori.
In Europa cioè vige il principio della separazione tra gli operatori di rete - puri - e le emittenti - gli editori - che lavorano sul mercato dei contenuti e della pubblicità.
MEDIASET, CHE ANOMALIA. Nel caso di Mediaset poi questa “concentrazione verticale” - è broadcaster, possiede le reti, le frequenze ed è anche emittente e soggetto attivo nella raccolta pubblicitaria - è ancora più anomala se si considera che il Biscione già vanta una posizione dominante nel mercato pubblicitario: legge Gasparri alla mano, Mediaset arriva a raccogliere circa il 60% (contro il 40% della Rai) degli investimenti pubblicitari dedicati alla tivù.
AGCOM E ANTITRUST, A VOI. Per seguire l'esempio europeo, dunque, e andare verso un operatore unico di rete anche in Italia bisognerebbe separare la proprietà dell'infrastruttura da chi la usa per trasmettere i propri contenuti.
Su questo si devono esprimere Antritrust e Agcom.

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