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INCHIESTA 1 Marzo Mar 2015 2144 01 marzo 2015

L'Italia pagò 2,5 miliardi: «Grave indizio su Standard & Poor's»

Declassamento, nuovi atti a Trani. Intreccio con Morgan Stanley.

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La sede dell'agenzia di rating Standard & Poor's.

C'è un nuovo «forte elemento indiziario» contro Standard & Poor's nel processo per manipolazione del mercato in corso a Trani.
È - secondo la procura - il pagamento di 2,5 miliardi di euro disposto «senza battere ciglio» dal ministero dell'Economia italiano a Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano (da A a BBB+) deciso «illegittimamente e dolosamente» da S&P nel 2011 «al solo fine di danneggiare l'Italia».
Il pagamento era previsto da una clausola del contratto di finanziamento tra il Mef e la banca d'affari americana.
Cosa c'è di strano? Apparentemente nulla, se non un particolare che la Consob ha comunicato alla procura di Trani: Morgan Stanley è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor's.
«ACCUSE INFONDATE». Per la società di rating, però, «queste recenti accuse, come quelle precedenti fatte dal pubblico ministero, sono senza fondamento, e ci aspettiamo che vengano respinte dalla corte».
I nuovi particolari emergono dalle indagini integrative svolte dal pm Michele Ruggiero dopo la conclusione dell'inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di S&P e di cinque tra manager e analisti dell'agenzia internazionale di rating: l'ex presidente mondiale Deven Sharma, il responsabile per l'Europa Yann Le Pallec, e i tre analisti senior del debito sovrano che firmarono i report sull'Italia, Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer.
PROCESSO IL 5 MARZO. Gli atti sono stati depositati al tribunale dinanzi al quale il 5 marzo riprende con le eccezioni preliminari il processo a S&P al quale hanno chiesto di costituirsi parte civile le associazioni dei consumatori e partecipano come persone offese Bankitalia e Consob. Assente invece il Mef.
La tesi degli inquirenti tranesi che trapela dai nuovi atti è che, di fatto, qualcuno con il downgrade del debito italiano abbia guadagnato 2,5 miliardi di euro.
L'ITALIA «NON BATTÉ CIGLIO». Di fatto - è il ragionamento - appena venne declassata l'Italia nel settembre 2011, Morgan Stanley stracciò dal contratto e chiese al Mef la liquidazione dell'attivo in suo favore per circa 3 miliardi di euro, ottenendone 500 mila in meno.
Il Mef, pur sapendo che c'era un procedimento penale in corso a Trani che dubitava della legittimità della condotta delle agenzie di rating, pagò «senza battere ciglio».
Per il pm Ruggiero, il fatto che S&P sia legata a livello azionario a Morgan Stanley, che la banca ci abbia guadagnato 2,5 miliardi e che il Mef, pur potendo tergiversare nel pagamento non lo abbia fatto, sono elementi che rafforzano la tesi del «dolo puro manipolativo» contestato alla società di rating. Agli atti - a quanto si è appreso - c'è anche un particolare: quando il Mef liquidò nel 2011 i 2,5 miliardi a Morgan Stanley, ai vertici della banca Usa c'era Domenico Siniscalco, prima ex direttore generale del Tesoro e poi ministro dell'Economia italiano.

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