Disoccupazione 120908120459
FACCIAMOCI SENTIRE 2 Marzo Mar 2015 1212 02 marzo 2015

Problema lavoro, non ci sono soluzioni per tutti

I disoccupati non sono uguali. La politica capisca che servono ricette diversificate.  

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Lavoratori e precari in protesta.

Il tasso di disoccupazione in Italia è intorno al 13% e quello giovanile intorno al 42%.
Si tratta di una situazione assolutamente inaccettabile e che, nel caso specifico dei giovani, sta diventando drammatica anche per i risvolti sociali che prima o poi potrebbe comportare.
Molti ragazzi vedono le proprie capacità frenate dai limiti del sistema Paese e dalle carenze della politica, che sembra incapace di considerare la situazione delle nuove generazioni come priorità del proprio operare.
SFIDUCIA NEL FUTURO. Il perdurare della crisi economica ovviamente non aiuta e i giovani hanno oggi una forte sfiducia nel futuro. La mancanza di un sistema meritocratico acuisce tale sfiducia per cui la convinzione dominante è che nel nostro Paese le opportunità lavorative legate alle proprie capacità professionali siano pochissime e assolutamente interdette a chi manchi di un adeguato sistema relazionale. Certo, ci sono anche alcuni lavori che i giovani non accettano in quanto considerati dequalificanti e scarsamente remunerativi.
Anche sulla base della mia esperienza professionale, ho cercato di approfondire alcuni aspetti di questo problema così importante, senza peraltro avere la presunzione di darvi una risposta di valore scientifico. Una prima contraddizione che deve essere considerata è che in Italia, attraverso la scuola pubblica, è meno difficile di altri Stati (e quindi meno costoso) raggiungere un buon grado di istruzione (diploma o laurea).
LA SCUOLA È BUONA, MA IN TROPPI ABBANDONANO. Purtroppo nel nostro Paese il grado di abbandono degli studi è molto elevato, per cui il risultato è che si affaccia al mondo del lavoro una quantità di persone senza una qualificazione specifica che diventa quindi di difficile collocazione.
Pochissimi parlano una lingua straniera, indispensabile nell’attuale mondo della globalizzazione anche per svolgere lavori considerati più “umili” (magazziniere, cameriere, tassista etc.) o anche, e a maggior ragione, per chi pensasse a esperienze oltre confine.

Servono soluzioni personalizzate per categorie di appartenzenza

Per i giovani risulta sempre più difficile trovare un lavoro.

In un Paese socialmente evoluto è importante che ci sia una buona scuola pubblica ma è poi fondamentale che possa essere utilizzata per avere quelle opportunità che sarebbero negate in sua assenza.
Se da un lato la politica dovrebbe affrontare il problema di come ridurre l’abbandono anticipato del percorso scolastico, non c’è dubbio che dall’altro occorra anche una adeguata assunzione di responsabilità da chi si autolimiti le proprie opportunità con un atteggiamento simile. È giusto battersi per il diritto allo studio, ma poi si deve sentire anche il dovere di studiare impegnandosi nei limiti delle proprie capacità. Chi arriva al diploma o alla laurea non ha certo risolto automaticamente tutti i problemi professionali, ma non c’è dubbio che entri in un’altra arena competitiva dove, pur con tutte le cautele del caso, qualche opportunità in più si possa intravedere.
LA FORMAZIONE VA OLTRE L'UNIVERSITÀ. Qui, a parità di votazione, vince chi apprende prima quei “valori” che non si insegnano all’Università: leadership, capacità di creare consenso attorno alla propria progettualità, umiltà, curiosità motivazione.
È quindi evidente che il mercato del lavoro, con particolare riferimento alle nuove generazioni, vada adeguatamente “segmentato”, non immaginando di trovare una soluzione che possa andar bene per tutti. Si fa un gran parlare dello sviluppo di nuove start up, ma è chiaro che non si può motivare un futuro imprenditore come chi sta cercando una occupazione per soddisfare i bisogni primari della propria vita.
Vanno ricercate delle condizioni di riferimento assolutamente diverse.
TUTTI VOGLIONO ESSERE ZUCKERBERG. Mi permetto di dire che anche chi sogna una start up deve fare attenzione. Con lo sviluppo delle tecnologie informatiche e delle attività via Internet molti pensano a un arricchimento rapido realizzando una nuova “app” che valga milioni di dollari, o immaginando di ripercorrere le fortune di Bill Gates, di Mark Zuckerberg o di Jack Ma fondatore di Alibaba.
Certo è giusto provarci, ma la percentuale di successo di progetti simili è piuttosto limitata.
Solide carriere professionali si raggiungono con impegno, sacrificio e dedizione (anche se si è entrati nel mondo del lavoro attraverso una raccomandazione).
Se da un lato chi ha deciso di limitarsi autonomamente le proprie possibilità interrompendo incautamente il proprio percorso scolastico non può poi dare ad altri la responsabilità di questa sua decisione, altri non possono pensare di ottenere tutto e subito.
OCCORRE RIMBOCCARSI LE MANICHE. La politica deve necessariamente considerare le nuove generazioni come motore di crescita (e di cambiamento), ma offrendo soluzioni personalizzate per categoria di appartenenza.
Un processo di recupero in termini di formazione di chi ha abbondonato anticipatamente la scuola è certamente fondamentale.
Ma non eviteremo la fuga di cervelli con lo stesso criterio. Il nostro (condivisibile o meno che sia) è un modello basato sui consumi e io non ho mai visto un disoccupato avere dei consumi superiori a chi ha una occupazione.
Il lavoro deve essere quindi la priorità numero uno di qualunque coalizione governi il nostro Paese.
Non solo per i consumi che ne derivano, ma anche per il suo valore etico e di rispetto di dignità della persona. Occorre però rimboccarsi le maniche, tutti insieme.
Reclamando i nostri diritti ma compiendo fino in fondo i nostri doveri.

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