Economia 2 Marzo Mar 2015 1833 02 marzo 2015

Telecom, tutti i dossier di Patuano

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Marco Patuano La necessità di dotare il Paese di una capillare rete a fibra ottica. La partita sulle torri di trasmissioni. I nuovi scenari legati alle nozze tra brodcaster e carrier. Il futuro dei Berlusconi e quello degli intrecci industriali tra Italia e Francia. In mezzo a tutti questi dossier c’è Telecom, tornata a essere appetibile nelle ultime settimane, dopo che l’uscita di Telefonica l’aveva fatta di fatto resa una compagnia Tlc regionale e marginale negli equilibri del settore. Ecco tutti i dossier (con relativi scenari) sul tavolo dell’amministratore delegato, Marco Patuano. LO SWITCH OFF DEL DOPPINO L’ottava di Borsa si è aperta con Telecom saldamente in rialzo, visto che gli analisti non credono al piano del governo sulla banda larga circolato nei giorni scorsi. Le ipotesi di una “rottamazione” del doppino in rame dal 2020 per avere una rete in fibra nel 2030 comporterebbero una svalutazione maxi per l’ex monopolista. Che in bilancio ha valutato l’asset 15 miliardi di euro, dei quali 11 per gli avviamenti. Secondo Ipbci un piano simile «potrebbe comportare la progressiva svalutazione del goodwill relativo alla rete, con impatto negativo di circa 1,1 miliardi nei prossimi cinque anni». Qualcosa in più si saprà al Consiglio di amministrazione del 3 marzo.

Giuseppe Recchi Il sottosegretario allo Sviluppo, Antonello Giacomelli, ha smentito ipotesi draconiane. La piattaforma del governo dovrebbe prevedere soltanto il raggiungimento degli obiettivi europei (trasmissione a 30 Mbps per tutti e a 100 Mbps al 50 per cento della popolazione entro il 2020), i range da raggiungere negli investimenti da parte dei singoli operatori, un equilibrio tra i costi finali per i servizi erogati in fibra o con il doppino. Soprattutto sono state congelate la dotazione del Fondo dei fondi e i decreti attuativi per sul credito d’imposta Ires e Irap al 50 per cento per gli investimenti infrastrutturali. E tanto basta per capire che il governo speri ancora in un accordo tra la Telecom, le altre aziende e un forte player pubblico di controllo (la Cassa depositi e prestiti?) per creare un soggetto unico della rete. In quest’ottica il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ha lanciato nuovi segnali di fumo verso Palazzo Chigi: «Sulla Banda ultra larga i nostri obiettivi sono allineati con quelli del governo».

Stephane Richard UN BUON AFFARE INVESTIRE A MILANO Stephane Richard, ceo dell’ex monopolista francese della telefonia, Oracle, ha parlato di abboccamenti – ha usato la locuzione “scambi di punti di vista” – con il gruppo italiano. Da Milano il presidente Recchi ha smentito: «Non c'è nessuno scambio di vedute tra Telecom e Orange, non ci sono state mai riflessioni interne su Orange né mai è stato incontrato il suo management ». Vera o falsa che sia l’ipotesi, il mercato crede a un’operazione simile, che però avrebbe non pochi problemi di antitrust. «Le parole di Richard», hanno scritto gli analisti di Ipbci, «potrebbero riaccendere l'appeal speculativo di Telecom Italia, che presenta una capitalizzazione di mercato nettamente inferiore (circa 45 per cento) e un indebitamento leggermente più elevato (in valore assoluto) rispetto all'ex monopolista francese». Sicuramente questo scenario non dispiace a Vivendi, che dopo l’operazione in Brasile con Telefonica su Gvt, detiene direttamente il 5,7 per cento di Telecom e l'8,3 per cento dei diritti di voto. Il presidente del consiglio di gestione del gruppo, Arnaud de Puyfontaine, ha infatti dichiarato: « Per noi le quote nelle Tlc sono opportunistiche, ma vediamo la relazione con gli operatori di Tlc come una relazione su cui vogliamo costruire, perché in termini di distribuzione sono i partner giusti. Vogliamo se possibile aumentare il valore delle nostre partecipazioni». Come dire che i partner telefonici nell’ex monopolista italiana sono bene accetti.

Rai Way IL GIOCO DELLE TORRI Mediaset, a tutti i costi, vuole legare il futuro della sua EiTower a Rai-Way. E seppure il governo brandisce la minaccia della golden share (per mantenere il 51 per cento del capitale delle torri Rai) il Biscione si accontenterebbe anche di una quota di minoranza. Perché il business del futuro, con i ritardi nella rete, è controllare la trasmissione dei contenuti, che con i nuovi ripetitori a 700 mhz possono servire sia il sistema televisivo satellitare sia le frequenze per i telefonini. Dopo aver girato ai privati (e a prezzi convenienti) la rete autostradale e quella telefonica, il governo da anni studia una concentrazione delle infrastrutture fisiche delle telecomunicazioni. In quest’ottica Telecom potrebbe approfittarne e risolvere i problemi del governo, che non vuole le nozze tra viale Mazzini e Cologno Monzese. Attraverso Inwit controlla 11mila torri che sono di gran lunga le strutture posizionate meglio sul territorio italiano. Risultato? Un grande polo delle torri che controlli gli asset oggi in RaiWay, Ei Towers e Inwit, senza che ci sia un soggetto predominante. Anche se al momento Giuseppe Recchi dice che «il dossier non è sul tavolo».

Piersilvio Berlusconi LE NOZZE CON IL BISCIONE Tarek Ben Ammar, amico personale di Silvio Berlusconi (come di Rupert Murdoch) e ambasciatore in Mediobanca di Vincent Bolloré, entrerà nel consiglio di Sorveglianza di Vivendi dal prossimo 17 aprile. Questo vuole dire che il Biscione avrà un suo “cavallo di Troia” in seno al primo azionista privato di Telecom. Le ultime mosse del Cavaliere e dei suoi eredi (la vendita di una quota di Premium a Telefonica, l’offerta di Mondadori per Rcs Libri, l’Opas a RaiWay, la ricerca di un partner per il Milan) conferma le ipotesi che vogliono per i Berlusconi un futuro come quello degli Agnelli: da imprenditori a azionisti di un gigante industriale. Anche perché con lo sbarco di Netflix la tv in chiaro è destinata a un veloce pensionamento. In quest’ottica l’ex presidente del Consiglio si lancia alla conquista di Rai-Way per conquistare i ripetitori del segnale e sedersi al tavolo con i francesi di Vivendi per un matrimonio naturale tra il principale produttore di contenuti editoriali italiani (Mediaset) e il principale gestore delle rete sul quale far viaggiare gli stessi contenuti (Telecom). Unico ostacolo il fatto che Telecom abbia una capitalizzazione almeno quattro volte più grande di Mediaset. E se invece fosse l’ex monopolista telefonico a entrare nell’azionariato del Biscione?

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