Economia 2 Marzo Mar 2015 0916 02 marzo 2015

Tfr in busta paga, come fare per averlo

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Fra pochi giorni, milioni di lavoratori italiani potranno avere un aumento di stipendio di diverse decine o addirittura qualche centinaia di euro al mese. E' quello che si ottiene dirottando sulla busta paga il Tfr (trattamento di fine rapporto) cioè la quota di salario che oggi viene accantonata per la liquidazione o per costruirsi una pensione integrativa in vista delle terza età. Dal prossimo 1° marzo, secondo le disposizioni varate dal governo Renzi con l'ultima Legge di Stabilità, i dipendenti delle aziende private potranno infatti scegliere se conservare il Tfr così com'è o se farselo pagare subito ogni mese, assieme alla retribuzione. Cosa conviene fare? Ecco, di seguito una guida per orientarsi.

Le aziende sotto i 50 dipendenti possono chiedere un prestito alla banca per pagare il Tfr in anticipo. COME CHIEDERE I SOLDI. La possibilità di farsi versare il Tfr nella busta paga è riservata ai lavoratori dipendenti delle imprese private che hanno alle spalle più di 6 mesi di servizio. La richiesta deve essere presentata all'azienda, che inizierà a pagare i soldi dovuti dal mese successivo al ricevimento della domanda. Se si tratta di una società con meno di 50 dipendenti, però, i   tempi di attesa potrebbero dilatarsi leggermente. Le piccole aziende, infatti, possono chiedere un finanziamento alle banche per sostituire i flussi di liquidità persi con il pagamento del Tfr sulle retribuzioni. Fino a che i prestiti bancari non verranno concessi, le imprese con meno di 50 addetti potranno dunque rifiutare, almeno in teoria, il pagamento delle somme dovute al dipendente.

I lavoratori che scelgono di avere il Tfr anticipato in busta paga sono vincolati per tre anni. UNA SCELTA IRREVERSIBILE PER 3 ANNI. Va innanzitutto ricordato che la scelta di avere il Tfr sulla busta paga è irreversibile per circa 3 anni. Chi chiede oggi (o nei prossimi mesi) di farsi pagare le quote della liquidazione, non potrà più tornare sui propri passi sino al 20 giugno del 2018. Non va inoltre dimenticato che i lavoratori, dopo aver presentato la domanda, riceveranno sullo stipendio soltanto le quote del Tfr maturando, cioè quello calcolato sulle retribuzioni future. La   liquidazione già accantonata negli anni scorsi o destinata ai fondi della previdenza integrativa non verrà invece toccata e continuerà a rivalutarsi ogni anno, secondo le regole attualmente in vigore.

Sul fronte delle tasse ci possono essere degli aumenti come nel caso dell'irpef. STIPENDI PIU'ALTI, MA CON PIU' TASSE. Chi sceglie di farsi pagare subito il Tfr beneficerà indubbiamente di un aumento di stipendio. Non manca però l'altra faccia della medaglia perché  gli incrementi delle retribuzioni saranno soggetti all’irpef, cioè alla tassazione ordinaria e non avranno invece un trattamento speciale come la liquidazione o le pensioni integrative. Quest’ultime subiscono infatti un prelievo molto basso, compreso tra il 9 e il 15%, mentre la liquidazione è   soggetta a una tassazione separata, pari all’aliquota media dell’irpef pagata dal lavoratore negli ultimi 5 anni. Chi si farà dare il Tfr sulla busta paga, invece, verserà al fisco molto di più rispetto a chi lo conserva nelle forme tradizionali. Non va dimenticato, infatti, che l'ipef un’imposta progressiva, le cui aliquote crescono all’aumentare del reddito, con un sistema che funziona per scaglioni. Sui primi 15mila euro guadagnati, il contribuente paga un’imposta del 23% che sale al 27% per la parte di reddito compresa tra 15mila e 28mila euro. Se la retribuzione supera i 28 mila euro, invece, l’aliquota Irpef applicata su ogni euro in più guadagnato cresce fino al 38% e così via fino a raggiungere il 43% sopra i 75mila euro annui di reddito.

Le domande per avere il Tfr in busta paga possono essere inoltrate dal 1 marzo 2015 UN ESEMPIO CONCRETO. Per capire meglio come le tasse rosicchieranno gli aumenti di stipendio generati dal Tfr, si può prendere in esame il caso concreto di un dipendente che guadagna 35mila euro lordi all’anno (circa 1.900 euro netti mensili) e che ogni 12 mesi matura 2.400 euro lordi per il trattamento di fine rapporto. Se il lavoratore sceglierà di farsi liquidare questa somma sulla busta paga, il suo aumento di stipendio sarà soggetto a un’aliquota marginale dell’irpef di ben il 38% e scenderà, al netto delle tasse, ad appena 1.500 euro all’anno, corrispondenti a un incremento di salario attorno a 120 euro al mese. Se invece lo stesso dipendente conserverà il Tfr nelle forme tradizionali, subirà una tassazione separata di appena il 25% e verserà al fisco 300 euro in meno all'anno, accantonando per la liquidazione circa 1.800 euro netti ogni 12mesi.

Con il Tfr anticipato l'assegno della pensione sarà più magro LIQUIDAZIONI E PENSIONI PIU' MAGRE. Come se non bastasse, c'è un altro aspetto da prendere in considerazione che dovrebbe spingere molti lavoratori a non farsi pagare il Tfr sullo stipendio, a meno che non si tratti di una scelta davvero necessaria per far quadrare il proprio bilancio familiare. Se il trattamento di fine rapporto viene dirottato sullo stipendio, infatti, a fine   carriera il lavoratore si troverà inevitabilmente con una liquidazione o una pensione integrativa più   basse del previsto. Di quanto? Tutto dipende dall'ammontare del reddito e dall'entità dei versamenti   destinati alla buonuscita. Nel caso esaminato in precedenza, cioè quello di un lavoratore che ha   un salario netto di 1.900 euro al mese, farsi dare il Tfr sulla busta paga per tre anni significa   rinunciare più o meno a 6mila euro di liquidazione e a oltre 40-50 euro netti mensili della futura   pensione integrativa (nell'ipotesi che il fondo previdenziale scelto renda in media più del 3% ogni   12 mesi ). Se oggi aumenta lo stipendio, dunque, in vecchiaia i nodi arriveranno al pettine.

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