Economia 3 Marzo Mar 2015 1154 03 marzo 2015

Pensione anticipata, i requisiti per ottenerla

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Nel rapporto 2013 Tutti a riposo, uomini e donne, dopo aver compiuto 66 anni e 3 mesi. E' l'età che nel 2015 consente agli italiani l'accesso alla pensione, secondo quanto previsto dalla tabella di marcia della legge Fornero, la contestatissima riforma previdenziale approvata nel dicembre 2011 dal governo Monti, con cui è stata innalzata di colpo la soglia minima per ritirarsi dal lavoro. Per molti nostri connazionali la data del pensionamento è diventata ormai quasi miraggio, anche se il neo presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha recentemente detto: «In pensione prima, ma con meno soldi». Tuttavia non va dimenticato che alcune categorie di lavoratori possono ancora mettersi a riposo prima dei 65 anni o addirittura con meno di 60 anni di età. Per riuscirci, bisogna però possedere alcuni requisiti abbastanza   stringenti, che circoscrivono in maniera considerevole la cerchia dei potenziali beneficiari di questo trattamento di favore. Ecco, di seguito, una panoramica su chi può può andare in pensione prima del previsto, con qualche consiglio utile per accorciare la carriera lavorativa.

Con Opzione donna a riposo a 57 anni FAVORITE LE DONNE. Innanzitutto, per chi non lo sapesse ancora, va ricordato che in Italia esistono due diverse categorie di pensioni pubbliche. Ci sono quelle anticipate, che permettono ai lavoratori di mettersi a riposo dopo aver accumulato un certo numero di anni di contributi, indipendentemente dall'età, e ci sono poi le pensioni di vecchiaia, che maturano invece non appena il lavoratore raggiunge una determinata soglia anagrafica, a prescindere dalla lunghezza della carriera (purché siano stati versati comunque più di 20 anni di contribuzione). Tralasciando per un attimo le pensioni anticipate, di cui si parlerà nei paragrafi successivi, vediamo adesso a che età si può avere gli assegni di vecchiaia. Per i lavoratori uomini di tutti i settori e per le impiegate pubbliche, la soglia anagrafica di accesso alla pensione di vecchiaia è fissata a 66 anni e tre mesi. Le donne dipendenti del settore privato, invece, beneficiano per adesso di un trattamento di favore, perché possono mettersi a riposo con 63 anni e 9 mesi di età. Le lavoratrici autonome, invece, devono attendere un anno in più, cioè il raggiungimento di 64 anni e 9 mesi all'anagrafe. Si tratta di un finestra di uscita che tuttavia è destinata a scomparire. Dal primo gennaio del 2018, infatti, anche le lavoratrici dipendenti e le libere professioniste vedranno la propria età pensionabile allinearsi a quella degli uomini e delle impiegate pubbliche, cioè salire a 66 anni e tre mesi.

Dal 2018 le donne saranno equiparate agli uomini e potranno ritirarsi a 66 anni e tre mesi. A RIPOSO A 57 ANNI. Fino a quest'anno, tutte le donne (comprese le impiegate pubbliche) hanno avuto però un'altra possibilità di congedarsi dal lavoro molto prima dei loro colleghi maschi, addirittura con 57 anni di età (58 per le libere professioniste) e 35 anni di contributi alle spalle (seppur con un assegno più basso del previsto). Merito di una legge approvata dal governo Berlusconi nel 2004, seppur come norma transitoria destinata a restare in vigore fino al 31 dicembre del 2015. Anche la Riforma Fornero del 2011 non ha eliminato questa possibilità di accedere al pensionamento anticipato che gli addetti ai lavori chiamano Opzione Donna, essendo riservata soltanto alle lavoratrici del gentil sesso. Nei mesi scorsi, però, si è aperta una lunga controversia dopo la pubblicazione di una circolare dell'Inps, che interpretava le norme del 2004 in senso restrittivo. Nello specifico, l'istituto nazionale della previdenza sosteneva che la possibilità di avvalersi dell'Opzione Donna sarebbe scaduta il 30 novembre del 2014 e non alla fine di quest'anno, come sembrava inizialmente. Dopo le proteste di alcuni parlamentari e di diversi comitati, l'Inps ha chiesto un parere sul da farsi al ministero del Lavoro che, per adesso, non ha ancora dato una risposta (la scadenza dell'interrogazione era fissata nel febbraio scorso). L'Opzione Donna resta dunque in stand-by ma c'è chi scommette su un suo prolungamento fino alla fine dell'anno.

Tfr ASSEGNI TAGLIATI. Mentre molte lavoratrici sperano ancora di potersi mettere a riposo a 57 anni, va ricordato però un particolare importante. Chi sceglierà di accedere al pensionamento con   l'Opzione Donna riceverà dall'Inps un assegno calcolato interamente con il metodo contributivo, cioè in base ai contributi versati e non con il più vantaggioso sistema retributivo, ovvero in base alla media degli ultimi stipendi. Il che comporta dei tagli consistenti alla pensione, variabili a seconda percorso di carriera. In linea di massima, la rendita pensionistica ottenuta da chi sceglie l'Opzione Donna può essere inferiore anche del 30-40% rispetto alla alla la pensione calcolata con il sistema   retributivo. Dunque, chi oggi ha un reddito di 1.500 euro netti al mese rischia di ritrovarsi con un assegno Inps attorno a 900-1.000 euro. Il taglio è consistente ma, almeno, si ottiene la pensione prima e si evita così di restare in attività per molti anni ancora.

I fondi pensione L'ASSEGNO ANTICIPATO. La possibilità di mettersi a riposo prima dei 60 o dei 65 anni esiste anche per quei lavoratori che hanno iniziato la carriera precocemente e maturano nel 2015 il diritto alle pensioni anticipate. Si tratta, come già ricordato, di un altra categoria di rendite erogate dall'Inps e istituite dalla Riforma Fornero, in sostituzione dei vecchi trattamenti di   anzianità. La pensione anticipata si ottiene indipendentemente dall'età, dopo aver accumulato un tot di contributi: 42 anni e mezzo per gli uomini e 41 anni e mezzo per le donne. Dunque, chi ha cominciato la carriera a 19 anni, può mettersi a riposo a 60-61 anni e mezzo. Fino all'anno scorso, erano previste delle penalizzazioni per chi, pur avendo accumulato la contribuzione sufficiente per avere il pensionamento anticipato, si ritirava dal lavoro prima dei 62 anni. Un emendamento all'ultima Legge di Stabilità, però, ha cancellato questi tagli fino al 2017, consentendo a molti nostri connazionali con una lunga carriera alle spalle di avere la pensione piena, senza decurtazioni. Infine, non va dimenticato che gli assegni anticipati si possono ottenere anche al compimento dei 63 anni, con soli 20 anni di carriera. Per beneficiare di questa finestra di uscita dal lavoro, però, occorre che la pensione maturata sia pari ad almeno 2,8 volte il trattamento minimo, cioè superiore a 1.400 euro lordi, corrispondenti a circa 1.120 euro netti mensili.

E' possibile riscattare gli anni della laurea, ma è molto costoso IL RISCATTO DELLA LAUREA. Rovistando tra le maglie della Legge Fornero, insomma, chi non si rassegna a restare in attività sino a 66 anni ha qualche chance di trovare una soluzione per mettersi a riposo. Inoltre, chi ha molti anni di carriera alle spalle può tentare di raggiungere la soglia per la pensione anticipata, cioè i 41 o 42 anni e mezzo di contribuzione, con il riscatto della laurea. Si tratta, per chi non lo sapesse, di una procedura con cui il lavoratore riesce a far conteggiare nella sua anzianità di carriera anche il tempo trascorso all'università, per raggiungere il tanto ambito titolo di dottore o di dottoressa. Per ottenere questo beneficio, però, bisogna pagare un prezzo molto alto. Per riscattare la laurea, infatti, occorre sborsare di tasca propria almeno 3 o 5 annualità di contributi aggiuntivi, corrispondenti alla durata complessiva degli studi, escludendo gli anni fuori corso. L'ammontare dei versamenti dovuti viene determinato sulla base di calcoli complicati e dipende dalla retribuzione dichiarata negli ultimi 12 mesi dal futuro pensionato. Secondo alcune simulazioni presenti nel sito web dell'Inps, per esempio, un lavoratore con un reddito di 52mila euro lordi annui che vuole far conteggiare 4 anni di università deve sborsare quasi 60mila euro, deducibili dalle   tasse. Un po' più fortunato è un giovane neoassunto di 27 anni che guadagna circa 22mila euro ogni 12 mesi, il quale si trova a pagare una somma di 28mila euro. Il riscatto degli studi universitari è   dunque molto costoso, soprattutto se avviene in una fase avanzata della carriera quando i redditi   dichiarati sono alti. Meglio dunque pensarci bene, prima di compiere un passo così impegnativo.

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