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EUROPA 5 Marzo Mar 2015 1508 05 marzo 2015

Bce, Mario Draghi: «Acquisti di bond dal 9 marzo»

Il presidente svela il piano della Banca centrale: «Pronti 60 mld al mese per la ripresa». Tassi invariati allo 0,05%.

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Il presidente della Bce Mario Draghi a Cipro, dove giovedì 5 marzo ha annunciato il via al quantitative easing.

L'annuncio tanto atteso dai mercati di tutto il mondo è arrivato: la Banca centrale europea, che ha deciso di lasciare invariati i tassi di rifinanziamento, inizierà a comprare titoli di Stato a partire dal 9 marzo. Il presidente dell'istituto di Francoforte, Mario Draghi, ha precisato che le misure di quantitative easing stanno già producendo risultati favorevoli, con «sviluppi positivi» visibili nella situazione macroeconomica dell'Eurozona.
L'operazione prevede la possibilità di spendere 60 miliardi di euro al mese ed è destinata a proseguire fino a settembre 2016, con possibilità di proroga se necessario, qualora l'inflazione non si avvicinasse a un valore vicino al +2%.
OLTRE MILLE MILIARDI IN TITOLI DI STATO. Attraverso il Public Sector Purchase Programme (Pspp), nome tecnico del piano, la Bce comprerà oltre 1.000 miliardi di euro di titoli (1.140), compresi bond sovrani con rendimento negativo, ma non al di sotto del tasso Bce sui depositi che al momento è pari a -0,20%. Inoltre, se una banca centrale nazionale non è in grado di acquistare abbastanza titoli per soddisfare la propria dotazione, Francoforte permetterà acquisti alternativi. Questi acquisti sostitutivi dovrebbero quindi permettere all'istituto centrale di raggiungere l'obiettivo dei 60 miliardi di acquisti al mese.
LIMITE DEL 33% PER CIASCUN PAESE. Tuttavia la Bce non comprerà più del 25% di ogni emissione, per evitare di avere un ruolo predominante e quindi un diritto di veto nel caso di ristrutturazione di un debito sovrano. Inoltre gli acquisti di titoli dello stesso Paese si fermeranno al 33%, per salvaguardare il funzionamento del mercato e arginare i rischi che la stessa Bce diventi il principale creditore nell'Eurozona. Questa montagna di acquisti non avverrà sul mercato primario, ossia partecipando ad aste di collocamento, ma solo sul mercato secondario, per non violare il divieto di finanziamento monetario. E Francoforte acquisterà solo titoli che hanno una scadenza tra due e 30 anni, con un rating di 'investment grade'. Tagliata fuori quindi la Grecia, fino a quando non verrà ripristinata la deroga sui bond ellenici.
«BCE? BANCA CENTRALE DELLA GRECIA». Ciononostante, la Bce potrebbe essere definita «la banca centrale della Grecia», ha detto Draghi, visto che i prestiti a beneficio di Atene sono raddoppiati a 100 miliardi di euro in un mese e mezzo e hanno raggiunto il 68% del Pil, picco massimo per l'Eurozona. Inoltre, la liquidità d'emergenza alle banche elleniche (ELA) «è stata alzata di 500 milioni», per un totale di 68,8 miliardi. Il presidente Draghi ha quindi ironizzato, precisando che la Bce è pur sempre la banca centrale di tutti e 18 i Paesi dell'euro.
«PER ATENE PRESTITI DIRETTI SE CONCLUDE LE RIFORME». Sempre a proposito del dossier Grecia, Draghi ha comunicato che la Bce è pronta «a ristabilire la deroga (che consente i prestiti diretti alle banche greche, ndr) non appena riterremo che il Paese vada verso una probabile conclusione positiva» del programma di riforme.
«Se c'è una comunicazione che crea volatilità, aumentano gli spread e si dissolve il collaterale», ha voluto però aggiungere Draghi. Un riferimento in cui molti hanno voluto leggere una critica alle recenti uscite di alcuni esponenti del governo ellenico, circa la permanenza del Paese nella zona euro.

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