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ECONOMIA 6 Marzo Mar 2015 1922 06 marzo 2015

Italia, crescita ancora debole: troppo ottimismo

Spread sotto quota 90. L'export sale. Petrolio in calo a 45 dollari. Ma ricchezza media è ferma. Migliora solo la fiducia dei consumatori. Il tesoretto ci sarà?

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Piazza Affari.

Una volta imperavano i gufi. Adesso invece vanno di moda gli ottimisti.
Guidati da Matteo Renzi che parla di un «tesoretto», facendosi forte della differenza tra la crescita prevista dal governo e quelle di altri istituti di ricerca e organismo.
Eccolo spiegare a l’Espresso: «Per il 2015 l'Ue ci assegna un +0,6, Banca d'Italia più uno, Confindustria lancia cifre molto più positive. Noi abbiamo previsto un più 0,5: tutto quello che viene in aggiunta è un tesoretto che utilizzeremo».
UN ANDAMENTO LENTO. Soltanto per la cronaca, mentre andava in stampa quest’intervista, l’Istat finiva per smentire il premier, registrando che a fine 2014 il Pil italiano perdeva mezzo punto percentuale a livello annuo.
Zero differenza rispetto al trimestre precedente. A riprova quindi che l’economia italiana, da un lato, deve smaltire un’eredità di debolezza lunga almeno cinque anni (circa cinque punti di Pil), dall’altro un andamento da encefalogramma piatto.
ARRIVA IL QE DELLA BCE. In queste condizioni è difficile ripartire, anche se il contesto esterno è tutt’altro che sfavorevole.
Il Quantitative easing che inizia il 9 marzo (con la Banca centrale europea pronta a finanziare Bankitalia per acquistare circa 130 miliardi tra titoli di Stato e bond privati) ha già avuto i primi effetti.
RISPARMIO DI 5 MILIARDI. Per esempio la parità tra euro e dollaro che accelera le esportazioni dal Vecchio Continente verso l’America e gli emergenti, il crollo degli spread del debito sovrano dei Paesi più deboli verso la Germania e che potrebbe garantire all’Italia nel 2015 un altro risparmio di quasi 5 miliardi di euro.
Il crollo del prezzo petrolio, calato fino a 45 dollari a gennaio 2015, vale quanto uno sconto fiscale.

A tirare la ripresa sono le esportazioni

Il rapporto sui consumi 2014 di Prometeia ha evidenziato come la crisi abbia aumentato il divario tra Nord e Sud.

Come hanno chiarito tutti gli organismi e gli istituti di ricerca (nazionali e internazionali), a tirare la ripresa sono al momento le esportazioni.
Che pesano per un terzo del Pil e riguardano soltanto un quarto delle imprese. Senza contare che - come ha chiarito l’istituto di ricerca Cer - il peso delle vendite all’estero (+2% tra il 2013 e il 2014) viene “gonfiato” dal crollo delle importazioni (-5%).
DOMANDA INTERNA GIÙ Queste coordinate sono necessarie per capire che si ritornerà a una crescita sostanziosa se aumenterà il perimetro delle aziende esportatrici e se, nel contempo, l'Italia saprà modificare la domanda interna, che dall’inizio della crisi è calata di quasi cinque punti, segnando il picco con l’ultimo governo Berlusconi e quello Monti, che via via hanno aumentato le tasse sui consumi e introdotto varie patrimoniali per sistemare i conti pubblici.
PER ORA CRESCE LA FIDUCIA. In quest’ottica va anche riletto anche l’ultimo rapporto realizzato da Coop e Conad, con i due colossi della grande distribuzione che hanno tratto dalle nuove tendenze di consumo dati che dimostrerebbero l’approssimarsi della ripresa.
In estrema sintesi, gli italiani tornano a prenotare le vacanze in albergo, nei supermercati aumenta la vendita dei dolciumi per la prima colazione, si fa più spesso il pieno di benzina.
OTTIMISMO A 110,9 PUNTI. Ma è difficile vedere dietro questi indicatori un aumento della ricchezza media, quanto una conferma della fiducia dei consumatori, legata ai messaggi concilianti che arrivano dal governo o delle autorità europee o alla stabilità politica e alle prime riforme portate a compimento come il Jobs Act.
Non a caso l'indice che misura l'ottimismo è salito a febbraio a quota 110,9 punti contro i 104,4 di gennaio.

Mutui e immatricolazioni, piccoli segnali di svolta

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

Senza contare che spesso gli indicatori vengono letti al netto del pregresso.
È vero che l’erogazione dei mutui, come ha segnalato l’Associazione bancaria italiana (Abi), è cresciuta nel 2014 del 33,5%, ma è anche vero che quest’attività è praticamente crollata dal 2010 in poi.
AUTO INVECCHIATE. Stesso discorso va fatto per le immatricolazioni.
A gennaio il mercato italiano è cresciuto quasi dell’11%. Eppure era fermo da almeno un quadriennio. Secondo gli esperti del settore l’inversione di marcia si è ottenuta più per il progressivo invecchiamento del parco auto circolante (4 milioni di veicoli sono euro 0) che per i nuovi modelli Fiat, ancora oggi il marchio con il maggiore appeal nel nostro Paese.
C’è un forte iato tra mercato interno e domanda estera. La richiesta di pallets dall’estero ha visto un’impennata a fine anno (+7,9%).
MADE IN ITALY IN CRESCITA. La meccanica strumentale, fiore all’occhiello del Made in Italy agli occhi degli stranieri, potrebbe vedere il suo giro d’affari crescere anche di un punto.
Intanto, sul fronte interno l'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate registra un aumento congiunturale del 5,5% nel quarto trimestre 204 nelle compravendite immobiliari, con i prezzi però che sono calati - secondo gli agenti della Fiap - di quasi l’11% in tutto il 2014.
Pier Carlo Padoan, in tempi non sospetti, ha posto l’accento sulla necessità di riattivare la domanda interna.
E ha spiegato che anche i benefici del Quantitative easing potrebbero essere congelati da quello che chiama un «problema di trasmissione».
SE LE BANCHE NON FANNO PRESTITI. Le banche italiane continuano a ridurre impieghi alle famiglie e alle imprese, perché si dicono appesantite dall’acquisto di titoli di Stato (indispensabili per sostenere il debito sovrano) e dall’eccessivo valore delle sofferenze (oltre 180 miliardi di euro).
C’è il rischio, quindi, che - dopo aver piazzato alla Bce i loro Btp tenuti in pancia - finiscano per usare i soldi di Draghi per ripianare i debiti.
Anche per questo il ministro del Tesoro sta lavorando su ipotesi di bad bank. In caso contrario le banche non riprenderanno a erogare prestiti all’economia reale, le aziende non assumeranno, gli italiani continueranno a lesinare sulle vacanze e sui biscotti per la colazione, e Renzi si troverà con un Paese con una crescita sterile e senza il tesoretto già sbandierato ai quattro venti.

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