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STATO & CHIESA 8 Marzo Mar 2015 0800 08 marzo 2015

Fisco, Matteo Renzi: «Subito l'accordo con lo Ior»

Prosegue la trattativa per il nuovo concordato. Il premier: «Negoziato storico. Gli sto mettendo fretta». Il Vaticano: «359 conti sospetti. A fine 2013 il saldo complessivo era 183 milioni di euro».

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Il Torrione Niccolò V, sede della banca vaticana.

Italia e Vaticano proseguono nella trattativa per il nuovo concordato fiscale.
Il negoziato sembra agli sgoccioli.
«Gli sto mettendo fretta», ha detto sabato 7 marzo il presidente del Consiglio ai collaboratori, parlando del negoziato.
«Questa degli accordi con Svizzera, Monaco e Lichtenstein è una cosa enorme, attesa da decenni. Chiuderla adesso è fantastico, se ci metto anche il Vaticano c'è doppia soddisfazione».
In attesa dei passi ufficiali, qualche spunto si delinea, specie nei rapporti bancari tra i due Paesi.
VATICANO NELLA LISTA GRIGIA. Come spiegato l'8 marzo da la Repubblica, significa che presto lo Ior potrebbe tornare ad avere rapporti di controparte effettivi con gli istituti italiani, togliendo il Vaticano dalla lista grigia stilata dalla Banca d'Italia.
Tuttavia, la prossima redenzione non dovrebbe valere per i clienti privilegiati che per anni hanno varcato il torrione Niccolò V in cerca di privilegi fiscali e di segretezza assoluta.

La banca vaticana ha 6 miliardi di attivi

Città del Vaticano: la Basilica di San Pietro.

Un portavoce dello Ior ha chiarito che le prossime intese «non riguarderanno i clienti privati italiani, ma soltanto la Chiesa in senso generale e il Vaticano».
Specie le congregazioni religiose, titolari di circa metà dei 6 miliardi di attivi della banca e che hanno il problema di evitare la doppia imposizione tra le sedi decentrate e quelle a Roma.
Chi invece ha usato lo Ior come un centro off shore dovrà sanare le posizioni in altro modo, insomma.
359 CONTI SOSPETTI. Secondo il bilancio 2013 della banca vaticana restavano «359 rapporti che non rispondono ai criteri stabiliti nel luglio 2013, per un saldo complessivo di 183 milioni di euro a fine 2013, segnalati come rapporti in eventuale chiusura e sottoposti a relativa procedura».
Una procedura che collega queste posizioni alla vigilanza interna (Aif), che potrà chiudere i conti solo dopo avere verificato che non siano frutto di attività illecite. A un anno di distanza quei conti sarebbero «molti di meno».
DEFLUSSI PER 44 MLN. Sempre dal bilancio, altri 396 clienti, con deflussi per 44 milioni, erano stati trasferiti «con bonifico a istituzioni finanziarie con sede in giurisdizioni che garantiscono la tracciabilità dei fondi in forza di un quadro normativo equiparabile (per l'88% italiane)».
Quindi banche domestiche, cui quei soldi sarebbero stati versati, mentre 5,7 milioni sono stati trasferiti a titolo di donazione e 1,2 milioni «liquidati in contanti».
9 MILA CONTI CHIUSI. Negli ultimi anni, almeno 9 mila sarebbero i conti chiusi perché riferibili a privati, che solo per privilegi, conoscenze o in cambio di sospette donazioni erano stati autorizzati ad aprire un conto allo Ior.
Almeno 6 mila erano in stato 'dormiente': forse perché riferiti ad attività passate, ma che poi per inerzia o altro non erano stati chiusi.
Secondo il bilancio Ior 2013, i conti effettivi chiusi erano 3 mila, di cui 775 di titolari che non ne avevano più il diritto, dopo le restrizioni poste quell'anno.

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