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EUROPA 8 Marzo Mar 2015 1253 08 marzo 2015

Ue: Francia e Germania ritrovano l'armonia

Gli accordi di Minsk. L'intesa sulla Grecia. Le concessioni a Parigi sul bilancio, avallate da Berlino. Rinasce l'asse franco-tedesco: Merkel esce dall'isolamento.

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Matteo Renzi aveva persino incentrato l’agenda del suo semestre di presidenza europea sull’isolamento della Germania.
Proposito poi rientrato quando Angela Merkel ha avallato la nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc.
Gli Stati Uniti guidavano il fronte nel G20 che chiedeva alla Germania di superare il dogma del 3% e di non imporre agli alleati il più rigido rigore sui conti pubblici.
Mario Draghi voleva che Berlino riflazionasse la sua economia, Jean-Claude Juncker che aumentasse gli investimenti europei.
PARIGI E BERLINO DI NUOVO IN SINTONIA. Contemporaneamente la Francia scivolava nella stagnazione economica e politica. Vedeva il “suo” commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, commissariato su input della stessa Merkel con i falchi Jyrki Katainen e Valdis Dombrovskis. E rispondeva picche alla richiesta tedesca di creare, dopo quella monetaria, anche l’unione politica.
Poi – all’improvviso – Parigi e Berlino hanno ritrovato l’armonia di un tempo. E nell’arco di due settimane hanno fatto scoppiare la pace tra Russia e Ucraina, tenuto la Grecia in Europa (spingendo il nuovo governo Tsipras a prendere nuovi impegni su riforme e tagli), rimodulato i livelli di austerità nel Vecchio Continente. Al riguardo Stefan Seidendorf, vicedirettore dell’Istituto franco-tedesco di Ludwigsburg, ha spiegato a Bloomberg: «Le politiche della Merkel e di Hollande non sono guidate dall’istinto, ma piuttosto dettate dalla loro visione pragmatica del mondo».
L'ASSE DIPLOMATICO DI MINSK. Il 12 febbraio scorso a Minsk i leader di Germania e Francia hanno tenuto allo stesso tavolo per 15 ore il presidente della Russia, Vladimir Putin, e quello ucraino, Petro Porošenko.
In molte occasioni l’ex capo del Kgb ha minacciato di alzarsi, forte di una cinquantina di carri armati e altri mezzi bellici prossimi ad attraversare il confine con l'Ucraina.
Poi Merkel e François Hollande hanno fatto intendere alle parti che la crisi avrebbe avuto come un unico effetto quello di scatenare un intervento militare americano e nuove sanzioni da parte europee. Così è stato più facile comunicare un cessate il fuoco – che ancora regge – e che secondo Mosca e Kiev «apre una via concreta verso la pace nel Donbass».
L'ACCORDO SULLA QUESTIONE GRECA. Lo scorso 20 febbraio l’Eurogruppo ha esteso per altri quattro mesi il programma di aiuti alla Grecia, che sarebbe scaduto il 28 febbraio. L’intesa– venuta al ministro delle Finanze francesi, Michel Sapin, e poi rilanciata al tavolo europeo dal commissario all’Economia, il transalpino, Pierre Moscovici – prevede che entro 120 giorni Atene presenti un nuovo piano di riforme agli alleati, dando il tempo ai mercati e agli ateniesi di metabolizzare la cosa.
Emblematico poi che prima della firma dell’intesa Hollande e Merkel si fossero visti a Parigi. Entrambi hanno scandito: «Tenteremo tutte le strade per tenere la Grecia nell’Eurozona». Quindi hanno chiesto più coraggio a Tsipras.

Il D-Day della nuova Europa

Vladimir Putin, Angela Merkel, Francois Hollande e Petro Poroshenko a Minsk.

Ma il D-Day della nuova Europa lo si è avuto il 25 febbraio.
In mattinata la Commissione europea ha annunciato che la Francia, già in extradeficit, avrà altri due anni per raggiungere il pareggio di bilancio.
A dare il via libera a questa concessione è stata la Germania, che soltanto un mese prima aveva chiesto ai transalpini di riformare le pensioni.
Intanto all’Eliseo si stava tenendo un vertice bilaterale italo-francese. Renzi è stato accolto con tutti gli onori, con Hollande pronto a promettere di lanciare con lui un piano per una nuova governance europea.
MOGHERINI MESSA ALL'ANGOLO. Peccato che sempre nelle stesse ore e nella capitale francese si stava tenendo un vertice tra i ministri degli Esteri di Francia (Laurent Fabius), Germania (Frank-Walter Steinmeier), Russia (Sergri Lavrov) e Ucraina (Pavlo Klimkin) per discutere della crisi tra Mosca e Kiev. Presenti tutti, tranne quella che in teoria dovrebbe essere la titolare del dossier: l’italiana Federica Mogherini, ministro degli Esteri europei tenuta a debita distanza dalle trattative.
Franziska Augstein, una delle principali analiste politiche tedesche, ha scritto sul Guardian: «Per l'Unione europea le ultime mosse di Merkel e Hollande potrebbero essere decisive: se davvero il cessate il fuoco in Ucraina si mostrerà duraturo e se porterà alla pace, allora l'Ue avrà dimostrato di poter fare una cosa complessa come la politica estera. E Henry Kissinger non avrà più bisogno di chiedere il numero di telefono dell'Europa...».
QUINDICI ANNI A BRACCETTO. Negli ultimi 15 anni la Francia e la Germania hanno derogato dai loro obblighi di nazioni guida della Ue verso gli altri partner. Hanno ridotto le importazioni dai vicini e hanno lesinato ogni centesimo sugli investimenti comunitari o sui piani industriali congiunti. La crisi del settore aerospaziale parla da sola.
Non hanno perso occasione di smentire le decisioni della Commissione o di sminuirne il peso. Hanno utilizzato a loro uso e consumo il rispetto dei parametri del Trattato di Maastrict: nel 2005 l’asse Chirac-Schröder ha ottenuto con la complicità dell’Italia un congelamento del rispetto del 3%, che ha messo le basi alla crisi del debito sovrano europeo; dal 2010 in poi Merkel ha brandito la centralità del rigore per salvaguardare i benefici portati alla Germania dalla stabilità finanziaria.
«MERKEL HA IMPARATO LA LEZIONE». Secondo il politologo Seidendorf la cancelliera ha cambiato registro dopo aver assistito alla sconfitta di Nicolas Sarkozy da un osservatorio privilegiato (infatti l’aveva appoggiato in nome di un “Merkozy” più di facciata che reale).
«Ha imparato la lezione dopo la pessima performance tivù con Sarkozy durante l'ultima campagna presidenziale», ha aggiunto Seidendorf, «Anche per questo oggi i leader tedesco e francese hanno superato le questioni sulle quali divergono e hanno imparato a rispettare le loro diverse posizioni».

Francia-Germania, un matrimonio di convenienza

François Hollande e Angela Merkel, leader di Francia e Germania.

Ma forse le origini di quel D-Day affondano le radici nei fatti dello scorso 7 gennaio, quando un gruppo di islamisti ha assaltato in nome di Allah e di al Qaeda la sede del giornale satirico Charlie Hebdo e ucciso 12 persone, ferendone altre 11.
La cancelliera deve avere visto nella violenza dei terroristi la materializzazione del “tramonto dell’Occidente”, ipotizzato dal tedesco Oswald Spengler un secolo fa.
E il tema è molto sentito in Germania, visto che lì ci sono oltre 3 milioni di turchi, abbastanza in fermento da quando Berlino si è messa di traverso sull’ingresso di Ankara nella Ue.
Ma dietro questo ritrovato spirito europeo e la difesa di libertà s’intravede anche un matrimonio di convenienza.
EURO-DOLLARO DI NUOVO IN PARITÀ. Allontanare le armi della Nato dalla Russia aiuta il principale fornitore energetico della Germania e un ottimo acquirente di armamenti dai francesi. La crisi greca è stato lo spunto con il quale il G20 ha fatto pressioni sull’Europa per isolare Berlino e la sua ossessione contabile.
Con il ritorno della parità tra dollaro ed euro Stati Uniti e Cina vogliono che i Paesi del Vecchio Continente siano abbastanza ricchi da poter continuare a comprare beni da loro. E questo può avvenire soltanto attraverso due strade: o allentando i parametri di bilancio o aprendo il ricco mercato tedesco interno alle aziende dei partner vicini, riducendo l’altissimo squilibrio tra esportazioni e importazioni. Circostanze che Berlino non si può permettere.
L'ISOLAMENTO DELLA CANCELLIERA. Sempre negli ultimi mesi la cancelliera si è trovata isolata quando ha provato a boicottare a Bruxelles il piano d’investimenti di Juncker e a Francoforte il quantitative easing di Draghi. Di conseguenza riportare la Francia nel proprio alveo permette alla Merkel di frenare i tentativi della Ue di aumentare gli investimenti tedeschi verso progetti comunitari oppure costringe la Bce a incentrare gli acquisti di titoli di Stato sui Paesi più solidi. Come la Germania, per l’appunto.
Lo scorso 25 febbraio la Ue ha diffuso le sue ultime considerazioni sui conti degli Stati membri. Agli atti due sonore bocciature: alla Francia per non aver effettuato quelle riforme promesse da almeno un decennio, alla Germania, che supera di gran lunga il parametro che sanziona l’eccesso di esportazioni (oltre il 6% sul Pil) rispetto alle importazioni.
PAREGGIO DI BILANCIO, PARIGI OTTIENE TEMPO. I due Paesi saranno «tenuti sotto osservazione», ma non saranno soggetti a nessuna procedura d’infrazione, con Parigi che ha persino ottenuto due anni in più per raggiungere il pareggio di bilancio.
Emblematico il commento della Merkel. La cancelliera prima ha replicato gelidamente alle autorità di Bruxelles: «Abbiamo aumentato gli investimenti». Quindi, a domanda sulle mancanze transalpine, ha risposto con un serafico: «Non è compito mio fare richieste, perché la Francia ha già il suo programma di riforme».
Migliore manifesto per la rinascita del motore franco-tedesco non ci poteva essere.

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