Economia 9 Marzo Mar 2015 1309 09 marzo 2015

Usa, la ripresa spaventa i paesi emergenti

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Janet Yellen La ripresa economica americana decolla. E si avvicina un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve. Mentre la Banca centrale europea ha iniziato il piano di acquisto titoli, la banca centrale americana si incammina sulla strada opposta valutando, alla luce del deciso miglioramento del mercato del lavoro, la prima stretta dal 2008. Una decisione, i cui tempi sono da determinare e sulla quale si potrebbero avere indicazioni dalla prossima riunione del 17-18 marzo, che rischia di innescare sui mercati finanziari, soprattutto quelli emergenti, volatilità. Così come era accaduto quando la Fed annunciò la fine del piano di acquisto di asset, il rischio è quello di una fuga degli investitori dai paesi emergenti. A RISCHIO FUGA I PAESI EMERGENTI. I primi effetti sono già visibili. L'aumento oltre le attese degli e il calo del tasso di disoccupazione al 5,5%, ai minimi dal 2008, ha causato un'ondata di vendite sulle valute dei paesi emergenti, molte delle quali hanno aggiornato i loro minimi storici nei confronti del dollaro. La lira turca e il peso messicano, due delle valute più scambiate fra gli emergenti, hanno perso l'1% nei confronti del dollaro con il boom degli occupati americani. Il real brasiliano è crollato del 2% ai minimi da 10 anni e mezzo. Il rand sud africano è sceso dell'1,9% ed è vicino ai minimi dal 2001. La rupia indonesiana è scambiata ai livelli più bassi dal 1998 e il peso colombiano è ai minimi da sei anni. «La preoccupazione è come i mercati reagiranno nella seconda metà del 2015 se la Fed alzerà i tassi e numerose altre banche centrali amplieranno il gap, allentando ulteriormente nella prima parte dell'anno» la loro politica monetaria, affermano alcuni analisti, sottolineando che il rischio è quello di un ripetersi di quanto accaduto nel 2013 e nel 2014, quando la Fed ha annunciato e poi messo in atto la fine del piano di acquisti di asset. «I rischi che ci siano shock in altre banche centrali sono considerevoli» mettono in evidenza gli analisti, precisando che i mercati emergenti sono alle prese anche con una crescita globale più debole e il crollo dei prezzi del petrolio, che sta causando difficoltà a Brasile, Russia e Nigeria. Di fronte a questa situazione diverse banche centrali delle economie emergenti hanno ridotto i tassi di interesse, alimentando la fuga degli investitori che, di fronte a ritorni più bassi, preferiscono ridurre i rischi e investire in asset a reddito fisso.

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