Economia 10 Marzo Mar 2015 1339 10 marzo 2015

Grecia, braccio di ferro con l'Ue

  • ...

Eurogruppo
Ad Atene sono convinti di stare giocando una partita a scacchi con l’Europa. E useranno ognuno dei 120 giorni in più strappati alla Ue per l’estensione del piano di aiuti della Troijka. A Bruxelles, invece, preferiscono con metafora quella della partita di poker: hanno carte migliori per andare a vedere il bluff greco. Per tutto questo alla fine dell’ultimo eurogruppo il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha fatto sapere: «Abbiamo presentato un primo set di 7 riforme, volutamente incompleto, e altre ne presenteremo. E per gli stessi motivi il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, si è lamentato: «Finora si è perso soltanto tempo, il governo Tsipras ha risposto soltanto a sei delle nostre venti richieste». Già mercoledì 11 marzo le parti si rivedranno a Bruxelles in un nuovo tavolo tecnico. Perché al centro delle trattative non c’è soltanto un problema di affidabilità. Ecco i nodi principali.

Le proteste dei lavoratori in Grecia LA FUGA DI CAPITALI Al prossimo direttivo della Bce si discuterà se e fino a quando l’Eurotower può continuare a finanziare le banche greche con il programma di emergenza Ela. Mario Draghi ha già chiarito che potrà rifinanziare gli istituti ellenici accettando i loro collaterali soltanto se il Paese stringerà un nuovo accordo con la Troijka. A quel punto inizierebbe anche comprare i suoi titoli all’interno del Quantitative easing. Nelle trattative in corso a Bruxelles la fuga di capitali è uno dei nodi principali, visto che tra il dicembre scorso e la fine di febbraio sarebbero stati portati all’estero 25 miliardi di euro. La Ue pretende che il governo di Atene imponga al settore maggiore trasparenza, limiti i prelievi o alzi le imposte sui trasferimenti bancari. Finora Varoufakis avrebbe aperto soltanto alla possibilità di imporre tetti ai bancomat, perché teme che l’Eurogruppo costringa il suo Paese ad ad applicare le stesse restrizioni, che in passato sono state imposte a Cipro, dove è stato introdotto anche il blocco dei conti correnti.

Euro IL CANCRO DELL’EVASIONE Un mese prima del voto i greci hanno smesso di pagare le tasse, tanto che il gettito fiscale ha finito per registrare un buco da un miliardo di euro. Questo è avvenuto anche perché Alexis Tsipras aveva promesso durante la campagna elettorale la cancellazione dell’imposta sulla casa. Nella sua agenda, Varoufakis ha parlato in maniera indistinta di “lotta all’evasione fiscale” e ha scatenato l’ilarità dei colleghi ministri delle finanze reclutando come 007 fiscali studenti, casalinghe e turisti. Dopo l’ultimo Eurogruppo si è detto pronto “a introdurre nel pacchetto di riforme da sottoporre ai suoi creditori ulteriori misure per tagliare l'evasione fiscale”. In quest’ottica vanno ipotizzati strumenti di fiscalità di vantaggio (incentivi per chi chiederà ricevute per l'acquisto di beni e servizi oppure lotterie collegate agli scontrini sul modello portoghese). Per l’Europa questi sono palliativi: infatti chiede l’istituzione di un’anagrafe fiscale e la fine dei privilegi per alcune categorie - gli armatori, per esempio, sono detassati  sugli utili incassati all’estero - che Tsipras non ha la forza di intaccare. Non è da escludere il ricorso a patrimoniali, visto che la pressione media è inferiore al 10 per cento della media europea. Difficile poi che il governo greco strappi la possibilità di rateizzare a tasso zero le tasse e i contributi non pagati.

Proteste in Grecia LAVORARE DI PIÙ E ANDARE IN PENSIONE TARDI Nel dicembre scorso l’ex premier Antonis Samaras aveva concordato con l’Unione europea di equiparare gli stipendi pubblici e portare l’età pensionistica a 62 anni. Tutte misure che Tsipras ha sdegnosamente rigettato una volta arrivato al governo. Eppure Varoufakis, nei primi vertici con i rappresentanti della Ue, si era detto disponibile a inserire dei paletti per evitare i baby pensionamenti, pratica ancora molto in voga ad Atene. Per Bruxelles non basta, visto che, per reggere, il sistema previdenziale ellenico ha bisogno di un aumento della contribuzione media. Allo stesso modo i costi della burocrazia sono ancora insostenibili ad Atene. E per l’Europa ci sono soltanto due strade: riduzione del personale e nuovi interventi per la moderazione salariale.

Alexis Tsipras I CONTI CHE NON TORNANO La Grecia ha un debito pubblico del 175 per cento, che non scenderà al 150 prima del 2020 e al 130 per cento prima del 2030. L’erosione fiscale peggiora anno dopo anno. Per rompere questa spirale la Troijka aveva imposto tra gli obiettivi finanziari quello di portare l’avanzo primario (la differenza tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche) al 4,25 per cento. In questo modo - hanno spiegato i funzionari di Ue-Bce-Fmi - Atene avrebbe in cassa i soldi sufficienti per pagare pensioni e stipendi e limitare al minimo indispensabile il rifinanziamento sui mercati. Tsipras non può permettersi di aumentare le tasse né di fare nuovi tagli alla spesa. E per questo ha chiesto ai debitori di portare il saldo primario al 2 per cento, con la speranza di ritrovarsi in cassa 3 miliardi in più nell’immediato. In un primo tempo la Troijka aveva dato il suo assenso. Che però è sparito quando è stata pubblicata la lettera con i sette impegni di Varoufakis. Il ministro della Finanze ha lanciato al primo punto l’istituzione di un “Consiglio fiscale, e un’autorità di vigilanza indipendente già prevista da una legge del giugno 2014 che deve monitorare la politica fiscale del governo e fornire previsioni economiche e piano di ’spending review”. Mentre al secondo punto s’impegna a scrivere legge di bilancio, “la cui stesura sarà più lineare con introduzione di tetti di spesa e con meccanismi correttivi per i vari comparti della pubblica amministrazione, che potrebbe essere sottoposti a piani pluriennali di riduzione della spesa”. Ma ai propositi non segue l’esplicitazione di un numero o di una grandezza da tagliare.

Porto del Pireo IL BLOCCO ALLE PRIVATIZZAZIONI Dalle privatizzazioni Atene ha promesso di recuperare 11 miliardi di euro entro l’anno prossimo e altri 25 entro il 2020. Anche perché sul piatto sono state messi asset infrastrutturali strategici come il Porto del Pireo, il gate d’accesso dell’Europa verso l’Asia, o le concessioni per i ricchi giacimenti di Gas nell’Egeo. Già durante la campagna elettorale Tsipras non ha mai perso occasione per denunciare sia una certa lentezza nel processo di dimissioni sia “la svendita”, causata sull’onda dell’emergenza. Coerente ai suoi proclami, una volta al governo, ha bloccato le aste avviate dai suoi predecessori. Il premier vuole giocare al rialzo, anche se il primo a rischiare è lui, visto che storici partner come i cinesi non hanno gradito lo stop alla vendita del Pireo, del quale sono già l’azionista forte. Bruxelles non soltanto chiede di riavviare le privatizzazioni, ma pretende dalla Grecia liberalizzazioni sul mercato interno, che avrebbero come primo effetto quello di far saltare le tariffe sociali alle fasce protette della popolazione.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso