Economia 11 Marzo Mar 2015 1141 11 marzo 2015

Fondi pensione, come riscuotere in anticipo

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Ci sono delle eccezioni per riscattare il premio della previdenza integrativa come ad esempio l'acquisto di una casa L'acquisto della casa, la perdita del posto di lavoro o una grave malattia. Ecco tre buone ragioni che consentono ai lavoratori italiani di riscattare prima del previsto i soldi versati nei fondi della previdenza integrativa (o complementare), cioè gli strumenti finanziari che hanno il compito di costruire una pensione di scorta per milioni di nostri connazionali. Di solito, chi sottoscrive questi prodotti deve attuare un piano di risparmio e di investimento di lunga durata, che si conclude nel momento in cui il lavoratore matura il diritto ad andare in pensione e converte il capitale maturato in una rendita vitalizia, integrativa dei sempre più magri assegni dell'Inps. Prima di mettersi a riposo, il sottoscrittore dei fondi pensionistici non può quasi mai ritirare le somme versate, che   dunque restano intoccabili e blindate per moltissimi anni. In alcuni casi, cioè quando ricorrono   ragioni straordinarie, i lavoratori hanno tuttavia la possibilità di farsi liquidare (del tutto o in parte)   il tesoretto accantonato con la previdenza complementare. Ecco, di seguito, una panoramica su   come funzionano questi riscatti anticipati e sulle regole da seguire per poterli attuare.

Chi rimane senza lavoro può riscattare il 50% del capitale dopo 12 medi dalla data del licenziamento. CHI RESTA DISOCCUPATO. Chi ha la sfortuna di perdere il posto di lavoro, per qualsiasi ragione, può riscattare il 50% del capitale maturato dopo 12 mesi dalla data licenziamento oppure anche immediatamente, se l'azienda ha avviato delle procedure per mettere in mobilità i propri dipendenti in esubero. Il restante 50% dei soldi accumulati nei fondi pensione (più i rendimenti) può essere invece incassato dal lavoratore non appena il periodo di disoccupazione si protrae per più di 4 anni. IN CASO DI MALATTIA. Ha invece diritto a riscattare il 100% del capitale, in qualunque momento, chi è colpito da un infortunio o da una malattia che provoca una invalidità permanente superiore al 66%. Se il sottoscrittore del fondo non resta invalido ma deve comunque affrontare delle spese sanitarie per patologie gravi, può farsi liquidare in qualsiasi momento fino al 75% della somma maturata nei fondi pensione.

Chi si ammala può richiedere il 100% del capitale senza aspettare. UN GRUZZOLETTO PER CHI COMPRA CASA. La stessa possibilità di riscattare il 75% del capitale è prevista per chi deve affrontare delle spese per l'acquisto o la ristrutturazione della casa di residenza (per sé o per i propri figli), seppur a una condizione: in questo caso, il piano di risparmio nella previdenza integrativa deve aver superato la durata di 8 anni. Infine, sempre dopo 8 anni di versamenti, il lavoratore può farsi rimborsare fino al 30% del capitale maturato anche per qualsiasi motivo, cioè senza dover presentare alcuna giustificazione di spesa. I soldi accumulati nei fondi pensione possono dunque servire, almeno in teoria, anche per comprare un bene di consumo come l'automobile. TASSE PIU' ALTE. Chi fosse intenzionato a farsi liquidare in anticipo il gruzzoletto messo da parte con la previdenza complementare deve però avere ben presenti tutti gli svantaggi che questa scelta comporta. In caso di riscatto anticipato, infatti, sul capitale accumulato ci sarà una tassazione più alta di quella che grava invece sulle rendite che maturano quando il lavoratore porta a termine il proprio piano di risparmio fino alla vecchiaia. Mentre sulle pensioni integrative il prelievo fiscale è compreso tra il 9 e il 15%, a seconda della durata dei versamenti, i soldi riscattati in anticipo sono tassati con un'aliquota di ben il 23%. PENSIONI PIU' MAGRE. Chi si fa liquidare prima del previsto i soldi versati nella previdenza complementare deve inoltre aspettarsi una pensione integrativa più bassa quando si metterà a riposo. Il taglio alla rendita dipende da diversi fattori come il futuro rendimento del fondo, gli anni di carriera che il lavoratore ha ancora di fronte a sé e l'ammontare della somma riscattata. Ecco un esempio concreto che rende l'idea di cosa può accadere. Si prenda il caso di un lavoratore che andrà in pensione tra 30 anni e ritira oggi una somma di 10mila euro, anziché di tenerla in un fondo che rende in media il 3% all'anno. A fine carriera, lo stesso lavoratore avrà una pensione integrativa più bassa di oltre 100 euro al mese rispetto a un suo collega che invece ha tenuto i soldi investiti nel fondo previdenziale.

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