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SESSISMO 11 Marzo Mar 2015 0900 11 marzo 2015

Guaio Birkenstock: donne discriminate sullo stipendio

L'azienda tedesca Birkenstock nel ciclone. Avrebbe pagato le lavoratrici un euro l'ora in meno degli uomini. Ora rischia la maxi causa. E un danno d'immagine.

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da Berlino

Heidi Klum testimonial di Birkenstock.

Poche marche come Birkenstock hanno caratterizzato in patria e nel mondo l'immaginario del Made in Germany.
I sandali, soprattutto: solidi, salutari, essenziali al punto da diventare con gli anni uno status symbol in grado di riscattare una fama non proprio brillante nel campo della moda.
Oltre 240 anni di onorata carriera nata nel lontano 1774, quando il calzolaio Johann Adam Birkenstock aprì una piccola bottega artigianale nella piccola cittadina di Langen-Bergheim, in Assia.
UNA LINEA CHE HA SBANCATO. Da allora un lungo percorso in salita, di bottega in fabbrica, sino alla fondazione di una moderna industria calzaturiera e al salto avvenuto a cavallo degli Anni 70 con la produzione della linea di sandali che avrebbe sbancato i mercati mondiali.
Ora questa leggenda dell'imprenditoria tedesca rischia di subire un grave contraccolpo d'immagine. Lo Spiegel ha scoperto che per decenni l'azienda, che ora ha la sua sede centrale a Rahms, nella Renania-Palatinato, ha sfavorito nel settore della produzione le lavoratrici donne retribuendole più di un euro l'ora in meno rispetto ai colleghi uomini.
POCO PIÙ DEL SALARIO MINIMO. Nello specifico, a fronte di una retribuzione maschile di 9,86 euro l'ora, quella femminile si fermava a 8,72, appena qualche centesimo in più rispetto alla soglia del salario minimo adottata dall'inizio del gennaio 2015 dal governo tedesco.
Una divaricazione che si è replicata anche in occasione delle tredicesime (che in Germania si chiamano Weihnachtsgeld, soldi di Natale) e delle contribuzioni delle ferie, giacché anche questi pagamenti erano legati al salario a ora.
DAL 2013 VIA AL RIEQUILIBRIO. La procedura scorretta è durata fino a poco tempo fa: solo dall'inizio del 2013 i salari sono stati riequilibrati.
Secondo l'azienda, che ha ammesso la disparità di trattamento, si tratta di un'eredità della precedente gestione, terminata appunto con la ristrutturazione dell'intero gruppo avvenuta a cavallo tra il 2012 e il 2013.
I nuovi manager, ha dichiarato una portavoce della Birkenstock, hanno preso le distanze «con nettezza» dalle pratiche passate.

La giustificazione: gli uomini avevano compiti più pesanti

I sandali Birkenstock, modello che ha sbancato il mercato mondiale.

E tuttavia l'azienda ha provato a giustificare la differenza di salario corrisposta con il fatto che per molti anni le mansioni affidate ai lavoratori differivano secondo il sesso e agli uomini erano affidati compiti più pesanti dal punto di vista fisico.
L'introduzione sempre più massiccia di sistemi di produzione automatizzati ha reso le mansioni di uomini e donne sempre più simili, favorendo l'adeguamento salariale fra i sessi.
OFFERTA UNA TRANSAZIONE. In più, l'azienda ha proposto alle lavoratrici penalizzate per tanti anni una sorta di transazione riparatrice, che è stata accettata dalla metà delle dipendenti.
L'altra metà sta ancora pensando cosa fare e sarebbe tentata di seguire le orme di 100 colleghe che hanno invece preferito la strada del tribunale, intentando causa al datore di lavoro.
Gli incartamenti giacciono sui tavoli dei giudici del lavoro di Coblenza e il gruppo Birkenstock rischia di dover pagare grandi cifre per il risarcimento.
Le probabilità che l'azienda esca sconfitta dalle aule del tribunale del lavoro sono alte.
PRIMA CAUSA VINTA NEL 2013. L'intero versante giudiziario della vicenda è nato dalla causa intentata da una prima lavoratrice, cui i giudici di Coblenza hanno dato ragione nel settembre 2013.
Il tribunale regionale di Mainz (capitale della Renania-Palatinato) ha poi confermato la sentenza di primo grado, innalzando la somma del risarcimento a 6 mila euro.
È probabile che la pubblicità data alla vicenda dai media tedeschi spinga le restanti lavoratrici a intraprendere anch'esse la strada giudiziaria.
SUL SALARIO UGUALE NESSUNA LEGGE. In punta di diritto, non esiste nella legislazione tedesca una pretesa al salario uguale rispetto ad altri colleghi. «Chi non riesce a contrattare con successo uno stipendio in un colloquio di lavoro, ne paga le conseguenze», ha spiegato alla Süddeutsche Zeitung Dietmar Olsen, avvocato del lavoro a Monaco di Baviera.
Se invece un datore di lavoro decide un trattamento salariale diverso nei confronti di uno specifico gruppo di lavoratori a causa di caratteristiche specifiche come il sesso, allora si tratta di discriminazione. E secondo i giudici, questo è esattamente il caso di Birkenstock.

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